Scout a Perugia

L’Agesci, la principale associazione scout cattolica italiana, ha approvato il primo documento ufficiale in cui stabilisce che orientamento sessuale e identità di genere non possono rappresentare criteri di esclusione nella scelta dei capi scout. La decisione è stata votata dal consiglio generale dell’associazione nelle scorse settimane e segna un passaggio rilevante per una realtà che conta oltre 180 mila aderenti in tutta Italia ed è storicamente legata al mondo cattolico.

Il documento arriva dopo un percorso interno avviato nel 2025 con la creazione di una commissione istruttoria dedicata ai temi legati alle persone Lgbtqia+. Nel testo approvato si afferma che «rispetto e riconoscimento sono direzioni non trattabili» e che è «irrinunciabile» contrastare i pregiudizi derivanti dall’omotransfobia nella formazione dei capi scout.

La decisione ha soprattutto un valore formale e simbolico, ma interviene su una questione che per anni ha creato tensioni dentro l’associazione. Finora Agesci non aveva mai chiarito ufficialmente se persone dichiaratamente omosessuali o trans potessero ricoprire ruoli educativi. Nella pratica molti gruppi locali avevano già capi gay dichiarati, mentre in altri casi si erano registrati episodi di esclusione o pressioni perché lasciassero il ruolo.

L’associazione, anche in passato, aveva riconosciuto l’esistenza di situazioni molto differenti tra i vari territori, parlando da una parte di comunità capaci di valorizzare le differenze e dall’altra di realtà segnate da «giudizi, pregiudizi e logiche di esclusione».

Il tema era emerso pubblicamente già nel 2011 durante un convegno sull’omosessualità organizzato dall’associazione, che suscitò polemiche per alcune posizioni espresse da relatori e psicologi invitati. Successivamente, nel 2014, durante la route nazionale scout, alcuni partecipanti avevano redatto la cosiddetta «Carta del coraggio», chiedendo sia allo Stato il riconoscimento delle unioni civili sia alla Chiesa cattolica una revisione delle proprie posizioni su omosessualità e divorziati.

Negli anni successivi Agesci aveva mantenuto una linea prudente, evitando di aderire ufficialmente al Family Day contro la legge Cirinnà sulle unioni civili e prendendo progressivamente le distanze dalle posizioni più rigide del mondo cattolico conservatore.

Anche in Umbria il movimento scout mantiene una presenza significativa. Secondo i dati associativi più recenti pubblicati da Agesci, nella regione operano circa 3.500 scout distribuiti in numerosi gruppi territoriali tra Perugia, Terni, Foligno, Città di Castello, Spoleto, Assisi, Gubbio, Bastia Umbra e altri centri minori. La presenza è storicamente radicata soprattutto nelle diocesi di Perugia-Città della Pieve, Foligno e Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, con attività che coinvolgono bambini, adolescenti e giovani adulti. Accanto ad Agesci continua inoltre a operare anche il Corpo nazionale giovani esploratori ed esploratrici italiani (Cngei), associazione scout laica presente anche in Umbria con numeri più contenuti.

La scelta approvata da Agesci potrebbe quindi avere riflessi anche sui gruppi umbri, dove l’autonomia locale dei capi e delle comunità parrocchiali ha storicamente prodotto approcci molto diversi sui temi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

La questione resta particolarmente delicata perché il ruolo dei capi scout viene considerato centrale nel percorso educativo di bambini e adolescenti. Proprio per questo il documento approvato dal consiglio generale punta ora a uniformare l’approccio associativo nazionale, almeno sul piano dei principi, indicando il contrasto alle discriminazioni come parte integrante della formazione educativa scout.

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