di Carlo Forciniti
La gioia sfrenata, incontenibile, a Champions League appena vinta. Le lacrime di commozione nel corso della festa ideata dal patron Sirci per celebrare una stagione da consegnare «all’eternita», all’immortalità.
Stella Wassim Ben Tara ha vissuto emozioni contrastanti negli ultimi giorni. Indubbiamente forti. Certamente indelebili. Come indelebile è quanto fatto dall’apposto in maglia bianconera. Tra il classe 1996 che ripartirà dal Giappone e la Sir si chiude un rapporto durato tre stagioni. Terminate con una crescita portentosa. Da stella luminosa. Da uno dei perni di una squadra divenuta macchina da vittorie. E che ha vinto anche grazie al sostanzioso contributo di un giocatore che probabilmente, negli ultimi mesi in maglia Sir, ha toccato l’apice della carriera.
Decisivo Nella serie finale contro la Lube, Ben Tara era stato a tutti gli effetti l’Mvp mascherato della serie. Alla Final Four di Torino, per certi versi è accaduta la stessa cosa. Il premio è andato nuovamente a Massimo Colaci. Ma nella due giorni di Torino lo zampino del numero 10 è stato decisivo per le fortune di Perugia.
In semifinale contro Varsavia, l’ex Stal Nysa ha realizzato 18 punti con il 62% in attacco. In finale, Ben Tara ha superato se stesso mettendone a referto 24 con il 58%, tre muri e tre ace. Consecutivi. All’Inalpi Arena, solo Nimir Abdel-Aziz ha realizzato più punti di Ben Tara (63 a 42, gli stessi di Gomulka), ma rispetto al giocatore di Ankara e a quello di Varsavia, il trentenne originario di Tunisi ha giocato rispettivamente tre e due set in meno.
Reciproca gratitudine Durante i festeggiamenti per la seconda vittoria di fila in Champions League, l’abbraccio tra Ben Tara e il presidente Sirci è stato tra i momenti più “intimi” della festa sul tarafelx dell’Inalpi Arena. Così come il saluto rivolto alla tifoseria. Ora, Ben Tara è pronto ad una nuova avventura consapevole di quanto sia cresciuto durante il triennio trascorso a Pian di Massiano, che gli ha permesso di lasciare un segno indelebile.

Russo Discorso simile a quello di Roberto Russo che archivierà l’esperienza in bianconero dopo sette anni trionfali, ed in cui ha vinto due scudetti, tre Mondiali per club, due coppe Italia, sei Supercoppe e due Champions League. In totale, 15 dei 19 trofei vinti dalla Sir. Al netto di qualche infortunio occorso durante il percorso, il classe 1997 si è rivelato spesso figura centrale – non solo per questioni di ruolo – per le fortune di Perugia. Non ha fatto eccezione nemmeno la finale di Torino, in cui Russo ha saputo prendersi la sua fetta di scena grazie ai 10 punti realizzati. Non male per chi, per deformazione professionale, non è tra le primissime opzioni offensive.
Nuovo ciclo Nella prossima annata, la Sir ripartirà con la stessa ambizione di sempre ma senza due dei perni di questi ultimi anni. Due giocatori che hanno dato tantissimo alla causa. L’ultima conferma nella due giorni dell’Inalpi Arena dove Ben Tara, Russo e la Sir hanno trovato il modo migliore per voltare pagina. Di dirsi addio. Con reciproca soddisfazione.
