Raffaella Chiaranti (foto ©M.G.)

di Daniele Bovi

Prosegue con Raffaella Chiaranti, candidata di Liberi e uguali al Senato nel collegio di Terni, la serie di interviste in vista del voto di domenica.

Quali sono i temi principali sui quali si concentrerà nel corso della campagna elettorale?

«Per me i temi principali sono legati al lavoro, in una regione in cui la perdita di occupazione è stata uno dei fattori principali di incapacità della classe dirigente di porsi l’obiettivo dello sviluppo e della crescita. Il lavoro rappresenta un diritto universale, fondamentale per l’emancipazione delle persone, per la loro autonomia. È sotto gli occhi di tutti che in questi anni le politiche pubbliche non sono state capaci di intervenire in maniera adeguata né di attivare efficacemente le “risorse” che provengono dal protagonismo sociale, anzi il sistema di relazioni lo ha, nei fatti, disconosciuto. Le disuguaglianze sono fortemente aumentate. Colpa della crisi ma anche delle “ricette” usate per contrastarla, millantando che la riduzione dei diritti sociali avrebbe rilanciato l’economia. La rete di protezione sociale lascia meno sole le persone, contrasta l’illegalità (basta vedere quello che accade con gli appalti al massimo ribasso e con l’ aumento delle infiltrazioni della criminalità organizzata anche nella nostra regione testimoniati dal processo Quarto Passo) e rende anche le imprese più dequalificate e meno competitive. Tanti giovani hanno lasciato il nostro territorio per cercare risposte altrove, tante donne ancora non vengono aiutate a trovare una collocazione nel mercato del lavoro e/o a far convivere questo con il carico familiare».

Quali sono i più importanti problemi del territorio a cui intende dar voce?

«Nel nostro territorio abbiamo assistito a un vero e proprio declino e ancora non ne siamo fuori, il Pil si è ridotto del 14,5% , gli investimenti sono crollati del 46% e i posti di lavoro persi hanno ancora un forte saldo negativo. Il lavoro è diventato meno “uguale”, più precario, più ricattabile, con un orario più ridotto e meno retribuito. Le conseguenze non sono soltanto economiche ma anche sociali. I temi più importanti sono legati all’idea di sviluppo che dobbiamo ricercare. Le politiche industriali devono tener conto dell’impatto ambientale per riconnettere il sistema tradizionale con quello innovativo legato all’economia circolare, all’innovazione, alla digitalizzazione, e più in generale con la capacità di tornare ad essere un territorio trainante sul versante industriale. Allo stesso tempo non c’è consapevolezza diffusa che il welfare rappresenta un pezzo importante del motore dello sviluppo. Uno stato sociale in grado di rispondere a bisogni mutati in una società mutata è sicuramente una risorsa condizionate in senso positivo della vita delle persone. Il riconoscimento di area di crisi complessa per questa area deve essere un’occasione importante di rilancio. Tuttavia non si può non fare tesoro delle esperienze del passato in termini di strumenti di reindustrializzazione ed è doveroso evitare di ripetere gli stessi errori. Soprattutto non dobbiamo dimenticare che la proposta di uno strumento mirato è dovuto al movimento sindacale ed è stato inizialmente oggetto di tiepida accoglienza dalle istituzioni e dagli altri soggetti sociali. Oggi, nella fase di concretizzazione ha bisogno del contributo di tutte le componenti sociali e di una programmazione regionale che ancora manca. Non possiamo dimenticare che rispetto alle esperienze passate di programmazione negoziata poco o nulla è rimasto di quegli investimenti, segno che non è sufficiente distribuire risorse se non vengono indirizzate all’interno di un progetto integrato di sviluppo. Inoltre, non si può pensare di creare sviluppo non dando risposte serie alle incertezze che ancora colpiscono grandi questioni come la vendita dell’AST, la crisi della ex Novelli, la deindustrializzazione dell’area chimica, il rilancio della ex Antonio Merloni».

Economia, welfare e trasporti sono tre temi strategici per l’Umbria: per ognuno di questi indichi un provvedimento chiave da approvare in parlamento.

«Sull’economia è necessario l’intervento pubblico nell’individuare settori strategici per il nostro paese, le produzioni industriali devono legarsi al tipo di sviluppo che non può ulteriormente scippare il territorio di importanti risorse ambientali, la valorizzazione dei centri urbani, la terra, l’acqua, le nostre bellezze vanno racchiuse dentro un piano strategico di manutenzione straordinario. La presenza di multinazionali nel nostro territorio è significativa ma occorre introdurre dei vincoli che impongano alle imprese di restituire i contributi pubblici ricevuti se delocalizzano. Un disegno di legge su questo era già stato presentato dai deputati, oggi in Liberi e Uguali nel 2014. Sul terreno del welfare deve tornare a essere centrale la salute come diritto indirizzando le politiche socio/sanitarie verso la reale integrazione. Una legge quadro sulla non autosufficienza sarebbe fondamentale così come un maggiore stanziamento delle risorse legate alla presa in carico delle persone. Non solo per sostenere le famiglie ma anche per indirizzare la spesa sanitaria verso l’implementazione dei servizi territoriali come le case della salute, per istituirle in maniera diffusa e farle diventare luogo in cui la sanità del territorio evita l’ospedalizzazione quando non necessaria. Nel sistema dei trasporti è evidente lo scarto fra le grandi vie di comunicazione e la rete dell’AltaVelocità, con le risposte inadeguate realizzate nella nostra regione, e la rete di mobilità ferroviaria,utilizzata prevalentemente da studenti e pendolari, che rendono la loro vita un calvario quotidiano con problemi, come purtroppo verificatisi in più occasioni, anche di sicurezza. E’ necessario implementare la mobilità sostenibile a basso impatto nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita e pianificare le infrastrutture materiali, come le piastre logistiche per ridurre il trasporto merci su gomma».

Se eletto come intenderà gestire il rapporto con il suo collegio?

«Il rapporto con il mio collegio sarà di ascolto. Per troppo tempo la politica è stata vista e vissuta come lontana dai problemi delle persone. Una forza di sinistra, e io sono orgogliosa di farne parte, si occupa degli altri, delle risposte che si aspettano di trovare in chi li rappresenta, non promesse inutili ma impegni certi. E ogni volta che non riusciremo a portare a casa i risultati che ci si aspetta lo dirò con onestà. Mai preoccuparsi della sola sopravvivenza politica, se le persone percepiscono la distanza e non sentono la fiducia come elemento aggregante. Mi impegno a ricostruire modalità partecipative che attivino il protagonismo sociale».

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Twitter @DanieleBovi

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