Uno scenario globale complesso, con un mondo che nel 2036 potrebbe risultare “peggiore” rispetto a oggi. È la previsione che emerge dal sondaggio Global Foresight 2036 condotto dallo Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council, uno dei principali think tank internazionali con sede a Washington. L’indagine ha coinvolto 450 esperti di geopolitica e strategia provenienti da oltre settanta Paesi tra novembre e dicembre dello scorso anno, chiamati a delineare le possibili evoluzioni del prossimo decennio su grandi temi come rapporti tra superpotenze, crisi climatica, stabilità delle democrazie e impatto dell’intelligenza artificiale.

Il quadro che ne esce è prevalentemente pessimista: il 63% degli intervistati ritiene che nel 2036 la situazione globale sarà peggiorata rispetto a quella attuale. Un giudizio che si inserisce in un contesto già segnato da conflitti diffusi, tensioni tra blocchi geopolitici e crisi ambientali considerate strutturali.

Tra gli elementi centrali dell’analisi c’è il rapporto tra Stati Uniti e Cina. Gli esperti prevedono un mondo sempre più bipolare o multipolare, senza un dominio assoluto di una sola potenza. La maggioranza ritiene che Pechino possa superare Washington sul piano economico, mentre gli Stati Uniti manterrebbero la superiorità militare. Il 70% degli intervistati considera plausibile che la Cina tenti un’azione militare su Taiwan entro dieci anni, scenario che viene indicato come uno dei possibili inneschi di una crisi globale più ampia, con circa il 40% degli esperti che arriva a ipotizzare il rischio di un conflitto mondiale.

Per l’Europa, la previsione è quella di un rafforzamento relativo sul piano diplomatico, con una maggiore autonomia strategica indicata dal 57% degli intervistati. Tuttavia, il continente non sarebbe destinato a diventare una superpotenza paragonabile a Stati Uniti o Cina. Una quota più ridotta, pari al 22%, ipotizza addirittura una possibile frammentazione dell’Unione europea.

Sul fronte russo, il sondaggio descrive un possibile indebolimento interno entro il 2036, anche in relazione alla guerra in Ucraina che potrebbe stabilizzarsi in una fase di congelamento. In questo contesto cresce l’attenzione sul rischio nucleare: circa il 60% degli intervistati considera la Russia uno dei possibili punti di origine di un eventuale impiego di armi atomiche, pur restando bassa la percentuale complessiva di chi ritiene probabile un loro utilizzo.

Un altro capitolo riguarda la proliferazione nucleare: l’85% degli esperti prevede la nascita di nuovi Stati dotati di armi atomiche, con ipotesi che includono Paesi come Polonia, Germania, Turchia, Iran, Corea del Sud e Giappone. In parallelo, viene delineata una possibile trasformazione della Nato, indicata come un’alleanza destinata a rimanere in vita ma con un ruolo statunitense meno centrale e una leadership più condivisa tra Paesi europei come Francia, Germania, Regno Unito e Polonia. Nello stesso scenario, si ipotizza un indebolimento delle principali istituzioni multilaterali, dalle Nazioni Unite al Fondo monetario internazionale.

Particolarmente rilevante anche il capitolo sull’intelligenza artificiale. Il 58% degli analisti ritiene possibile che entro il 2036 venga raggiunta l’intelligenza artificiale generale, con capacità simili o superiori a quelle umane. Gli effetti attesi sarebbero in larga parte positivi sul piano dell’efficienza e dell’innovazione, ma con forti interrogativi sugli impatti sociali ed economici.

Sul clima, infine, emerge un paradosso: solo il 17% degli intervistati lo considera oggi una minaccia prioritaria, ma oltre l’80% prevede comunque un aumento medio delle temperature globali di circa 2 gradi rispetto all’era preindustriale entro il 2036, con il 64% che ipotizza anche conflitti legati alla scarsità di risorse idriche.

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