di Marta Rosati
Stefano Bandecchi incognita onoraria, sgambetto al sindaco Leonardo Latini e Benedetta Salvati inciampa in Forza Italia, mentre il meloniano Orlando Masselli corre verso la fascia tricolore lasciando indietro il confronto con certi ambienti ‘troppo aperti’; quelli in cui se Emanuele Fiorini dice di fare ‘il mammo’ scappano indignati. L’ex vicesindaco Andrea Giuli si racconta in un libro; mentre sport e politica, da Campitello a Piediluco, ‘fanno a pugni’. Pugni che per alcuni restano chiusi, anche se, ai più, il braccio di bomber Zampagna pare ormai teso. E intanto il prof Josè Maria Kenny ‘suda’ nella felpa della Fiom. Più misurata la campagna elettorale del Polo alternativo che sostiene Claudio Fiorelli, anche nei numeri dei sondaggi però; e comunque da Potere al popolo, che esprime l’unica candidata sindaca (Silvia Tobia), il grido è contro tutti, Movimento compreso: «I cinque stelle pensano di rifarsi la verginità con Conte, ma hanno votato di tutto col governo precedente». E con rigore, e non senza pure qualche big, nell’ultima settimana, continuano a lavorare gli Innovatori, che a furia di convincere gli indecisi del fatto che il ‘voto utile’ sono loro, hanno inoltrato la simpatica gif di Paolo Cianfoni che chiede preferenze, pure a qualche altro candidato sindaco. Per sbaglio ovviamente, ma almeno ci scappa la risata. Come può questa campagna elettorale delle amministrative ternane del 2023 non rimanere nella memoria ‘inossidabile’ della città?
Elezioni a Terni 2023 Cinque anni fa, i giornalisti ternani erano sicuri di quello che sarebbe stato il risultato al primo turno, e di fatto pure al ballottaggio; in questa tornata è più complicato fare previsioni. La stampa nel giugno del 2018 sapeva esattamente in quale comitato elettorale si sarebbe festeggiato. La leva antifascista promossa dai grillini di allora, contro l’avanzata leghista, non poteva fare presa dopo decenni di sinistra al potere spazzati via da un’inchiesta giudiziaria dalla quale poi sono usciti tutti assolti. Tuttavia, questo non è bastato a determinare un sussulto di orgoglio nel Pd: il partito di via Mazzini, per la seconda volta consecutiva, ha scelto di non presentare una figura politica (eppure, almeno una spendibile e disponibile c’era. Garantito); il Pd si è affidato a una candidatura civica: autorevole, d’esperienza, ma nulla che sia riuscito a convincere il M5s che fosse davvero quella la strada da percorrere assieme. Le due principali forze del centrosinistra, con altri partiti e gruppi a traino, ciascuno rivendicando proprie legittime posizioni, non sono riuscite ad allearsi; né sull’onda di Elly Shlein, né dietro la pressante spinta del consigliere di Senso civico Alessandro Gentiletti, né sulle macerie di una franata unità del centrodestra ternano.
Fra tradimento e fermento Eh sì perché, tra tutte, la più grande anomalia di questa campagna elettorale forse resta la non ricandidatura del sindaco uscente. A voltargli le spalle prima di tutti, i suoi compagni del Carroccio, spaccato tra correnti dai quali solo pochi tra i fedelissimi di Latini si sono lasciati trascinare. E intanto Melasecche ‘S’offriva’ (cit un leghista ternano). Il consigliere Francesco Pocaforza ha preferito uscire dalla Lega e affiliarsi al carro di Fratelli d’Italia, mentre l’assessore al Welfare Cristiano Ceccotti non intende più avere nulla a che fare coi Salviniani e per il momento prende le distanze dalla politica. Capitolo a parte invece merita Benedetta Salvati: con la ferita Latini ancora sanguinante, nonostante quei punti di sutura tirati a suon di applausi al Met bistrot, è riuscita a rubare persino la scena al ministro Antonio Tajani quando all’hotel Garden di Terni è stato annunciato il suo passaggio a Forza Italia. Troppo tardi per una candidatura in consiglio e forse anche troppo sfacciato per un eventuale assessorato tra le quote rosa, ma tutto sommato tra un anno c’è una sfida più ambiziosa in programma. Chissà. A questo proposito non sfugge un grande impegno in campagna elettorale dell’ex assessora comunale Forzista Sonia Bertocco e pure soventi incursioni a Terni, del sindaco del capoluogo umbro Andrea Romizi. Magari solo casualità, come potrebbe esserlo la presenza del magnifico rettore Maurizio Oliviero alla cena di Fi al Palazzo del Papa. Ad ogni modo, rimanendo ai fatti, nonostante Masselli dica senza se e senza ma che il centrodestra è unito, dentro Fratelli d’Italia c’è chi, nemmeno troppo sottovoce, racconta e si vanta di aver chiuso la porta alla stessa Salvati. Tanto per dirne un’altra, la Lega quella sera al Garden non c’era.
Celebrazioni Non sarebbe stato facile in ogni caso dire ‘Bella ciao!’. Il Comune ha proibito alla banda di suonarla pure nel giorno della Liberazione. Una lista a sostegno di Fiorelli porta quel nome, non sarebbe stato rispettoso della par condicio. Eppure il 25 aprile è di tutti (almeno fino a piazza della Repubblica), al pari dell’inno di Mameli; ‘Fratelli d’Italia’ è un canto ammesso. All’Anpi, che oggi fa appello al voto, il trattamento non è piaciuto. Ma alla fine chi ha intonato ripetutamente ‘Bella ciao’ non è mancato; tra questi, un gruppetto di ‘ostinatamente antifascisti’. Questo lo slogan della Fiom Cgil, della quale Kenny ha indossato in questi giorni pure la felpa suscitando qua e là qualche irritazione. Forse gli è capitato un po’ quello che è successo alla Schlein a Castellammare: un operaio le ha infilato la giacca blu esclamando «Sarò il tuo armocromista!».
Felpe pesanti Abiti che non faranno il monaco, ma se sono casacche ahi quanto pesano. Non solo sono stati in 32 a cambiarne almeno una in consiglio comunale nel corso dell’ultima legislatura, ma quelle dei candidati sindaco, che hanno provato a indossare certi ambienti sportivi, si sono rivelate veri e propri boomerang. Dopo il polverone sollevatosi a Campitello per la volata tirata a Bandecchi, dal consiglio del Circolo Canottieri Piediluco, dopo l’ospitata dell’assessora Elena Proietti, la segretaria Silvia Caldarone ha tenuto a sottolineare che «chi ha inteso partecipare lo ha fatto a titolo personale e verificherà nei giorni prossimi le azioni da compiere nei confronti di chi ‘nascondendosi’ dietro l’associazione ha scelto di aderire a una chiara iniziativa di propaganda elettorale».
‘Fascista!’ E lo sport è solo uno dei tanti mondi ai quali parla la politica e se ai confronti tra aspiranti sindaco, promossi da Casa delle donne e Esedomani c’è chi ha scelto di non partecipare, Silvia Tobia di Potere al Popolo è a quello del Rotary club che non ha voluto prendere parte. E non sono mancati siparietti. Intanto Kenny, rivolgendosi al patron della Ternana ha detto: «Oggi compio 70 anni e sei l’unico che non mi ha fatto gli auguri». Poi i due hanno fatto insieme scudo contro Masselli che se ne è uscito con: «Mi sembra assurdo che parlino di sudditanza a Perugia un candidato livornese e uno sudamericano». A quelle parole, mentre il prof universitario urlava ‘Vergogna!’, dal pubblico si è alzato un ‘Fascista di m…’ e poi, ‘Signori’, come dice sempre lui, Bandecchi si è scoperto europeista a poche ore dal matrimonio con Italexit: «Siamo tutti i cittadini europei. Kenny, non mi sta simpatico ma vive da quarant’anni qua, e ha tutto il diritto di essere ternano».
Onorificenze Lo dice uno che oggi è avversario politico di tutti quelli che hanno votato a favore della sua cittadinanza onoraria a Terni. Indimenticabile. Lo stesso che nel corso di questa campagna elettorale, nell’ordine ha detto: «Se resto fuori dal ballottaggio, al secondo turno sostengo la sinistra»; «Sono quello più di destra»; «Tra cinque anni sarò al posto di Giorgia Meloni»; «Detto tra noi spero di non essere eletto che ho cose più importanti e remunerative da fare». La vera incognita di questa tornata senza dubbio è Stefano Bandecchi, da molti amato, da molti odiato, con interessi trasversali e un’indagine in corso: «Tranquilli – ha detto nel corso del suo primo comizio in piazza -, se vado in galera sei mesi poi torno». Note di colore a parte, a guardare i sondaggi, la spinta del M5s al ballottaggio, contro il centrodestra, è destinata a fare gola: potrebbe essere decisiva per il trionfo di una coalizione sull’altra. Nel centrodestra intanto, nel dubbio di un brindisi da vittoria, c’è chi ha scelto il vino come gadget elettorale: sulla bottiglia un’etichetta con palazzo Spada e il claim. L’autrice, una certa Brunella Parroni, candidata nella lista Masselli sindaco, già consigliera di maggioranza ai tempi di Ciaurro. Allora scelse la birra, a proposito di cose memorabili.
