La Camera ha approvato il primo passaggio della nuova legge elettorale, un provvedimento destinato a modificare profondamente il meccanismo con cui vengono eletti deputati e senatori. Il testo dovrà ora passare all’esame del Senato, dove potrebbero arrivare modifiche, soprattutto sul tema delle preferenze e della selezione dei candidati.
La riforma punta a superare il sistema misto introdotto dal Rosatellum, che dal 2017 assegna una parte dei seggi attraverso collegi uninominali e una parte con metodo proporzionale. Il nuovo modello approvato alla Camera prevede invece un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per la coalizione più votata.
Se il testo resterà invariato, la coalizione che supera il 42% dei voti otterrà un premio che potrà arrivare fino a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo rispettivamente di 220 deputati e 113 senatori. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore stabilità ai governi, evitando maggioranze troppo fragili.
Per l’Umbria la principale novità riguarda il superamento della logica dei collegi uninominali. Alle elezioni politiche del 2022 la regione era stata chiamata a eleggere i propri rappresentanti anche attraverso sfide dirette nei collegi territoriali, dove il candidato più votato otteneva il seggio.
Con il nuovo sistema, se confermato dal Senato, il peso si sposterebbe maggiormente sul risultato delle liste e delle coalizioni nei collegi plurinominali. La partita politica non sarebbe più quindi concentrata soltanto sulla capacità di un candidato di prevalere in un determinato territorio, ma sulla forza complessiva del partito e sulla posizione dei candidati all’interno delle liste.
Per una regione come l’Umbria, che elegge un numero limitato di parlamentari, questo elemento potrebbe avere un peso particolare: la collocazione dei candidati nelle liste diventerebbe un fattore decisivo per conquistare un seggio.
Resta però da chiarire il quadro definitivo della distribuzione territoriale dei seggi. Solo dopo l’approvazione finale della legge e gli eventuali provvedimenti attuativi sarà possibile capire se e come verranno modificati gli attuali collegi.
Uno dei punti più discussi della riforma riguarda il rapporto tra elettori e candidati. Il testo approvato alla Camera mantiene infatti il sistema delle liste bloccate: chi vota non può esprimere una preferenza per un singolo candidato.
È proprio su questo aspetto che la maggioranza ha mostrato divisioni. Un emendamento che puntava a introdurre tre preferenze è stato bocciato durante l’esame alla Camera, ma il tema potrebbe tornare nel passaggio al Senato.
La questione è rilevante anche per l’Umbria perché, in assenza di preferenze, aumenterebbe il ruolo delle scelte interne ai partiti nella composizione delle liste e nell’individuazione degli eletti. Tradotto i primi in lista hanno maggiori possibilità di essere eletti rispetto a quelli collocati dietro.
Tra le modifiche approvate c’è anche una novità destinata ad avere effetti concreti sulla partecipazione al voto: se resta tutto come è attualmente nel documento approvato, gli elettori fuori sede potranno votare nel comune di domicilio per motivi di studio, lavoro o cura, senza dover necessariamente tornare nel comune di residenza.
La norma riguarda una platea potenziale stimata in circa 5 milioni di persone a livello nazionale. Per usufruire della possibilità sarà necessario iscriversi entro il 31 dicembre in apposite liste.
Una modifica che può avere un interesse particolare per l’Umbria, soprattutto per la presenza di studenti e personale provenienti da altre regioni che durante il periodo elettorale si trovano lontani dal proprio comune di residenza.
La misura punta a ridurre uno degli ostacoli alla partecipazione democratica, soprattutto in tempi, come quelli attuali, in cui l’esercizio del voto non ha l’attrazione di un tempo, particolarmente per elezioni nazionali.
La riforma interviene anche sulla circoscrizione Estero. Le attuali quattro ripartizioni geografiche per Camera e Senato verrebbero ridotte: alla Camera diventerebbero due, una per l’Europa e una per i Paesi extraeuropei, mentre al Senato resterebbe un’unica ripartizione. La modifica è stata contestata dalle opposizioni, che hanno criticato la riduzione degli ambiti territoriali di rappresentanza.
Nel testo approvato alla Camera è presente anche una norma che punta a limitare la frammentazione del sistema politico.
Viene mantenuto il cosiddetto «diritto di ripescaggio» per la prima lista di una coalizione che non raggiunge la soglia di sbarramento del 3%, consentendole di partecipare comunque al riparto proporzionale. Le altre liste sotto soglia, invece, non contribuiranno al calcolo della cifra elettorale nazionale utile per determinare il premio di maggioranza. L’obiettivo è evitare una eccessiva dispersione dei voti, mantenendo però una rappresentanza per le forze minori che riescono a ottenere un consenso significativo all’interno di una coalizione.
Il via libera della Camera non chiude l’iter della riforma. Il passaggio al Senato sarà decisivo per capire se il testo arriverà alla versione definitiva o se verranno introdotte modifiche. Sul provvedimento si è già aperto anche un fronte di contestazione politica e costituzionale, con associazioni e comitati che annunciano iniziative contro alcune parti della legge.


