di Fabio Toni
«Non voglio mandare segnali né tantomeno ingraziarmi i cittadini o chiedere sconti sulla valutazione del nostro operato. È solo un modesto contributo di fronte alla crisi attuale. Ovviamente io metterò tutto il mio impegno, anche senza indennità». Parole del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo che da qui alla fine del mandato (2014) non percepirà alcuna indennità per il ruolo di primo cittadino. Di Girolamo rinuncia a una bella somma, pari a 5.400 euro mensili. Alla comunità, il sindaco «costerà» soltanto 700 euro al mese che finiranno nelle casse del Partito democratico, in base alla delega prevista dallo statuto del Pd e firmata dallo stesso sindaco a inizio mandato.
E scatta il vitalizio «Dinanzi a una situazione eccezionale – afferma Di Girolamo – ho ritenuto di dover assumere una scelta eccezionale. Considero normale che si corrispondano delle indennità per un lavoro impegnativo e svolto a tempo pieno nelle istituzioni democratiche. In una crisi economica e politica di questa portata, però, occorre che ciascuno faccia la propria parte secondo le volontà e le disponibilità personali». Contestualmente alla rinuncia, il sindaco inizierà a percepire il vitalizio da parlamentare legato alle cariche di senatore e deputato, ricoperte in tre diverse legislature tra il 2001 e il 2009. «Mi sono dimesso da senatore appena eletto sindaco – afferma – ora ho maturato la disponibilità del vitalizio parlamentare. Le leggi prevedono sia l’erogazione di quest’ultimo che dell’indennità da sindaco». Di Girolamo ha scelto di rinunciare alla seconda, dando anche una boccata di ossigeno alle asfittiche casse comunali.

