Nella giornata di lunedì 27 aprile la seconda commissione ha effettuato un sopralluogo al polo di formazione universitaria e professionale di Pentima, a Terni. Al centro della visita il progetto di riqualificazione delle palazzine ex-Isrim, per il quale sono previsti 17 milioni di euro di investimento grazie al Fondo sviluppo e coesione. I tecnici regionali hanno illustrato ai commissari il piano di recupero dell’area, definita dall’assessore regionale Francesco De Rebotti «un luogo strategico nel contesto regionale», anche in relazione agli investimenti in corso nel settore siderurgico e alle trasformazioni legate alla transizione energetica e digitale.
Presentato come un polo scientifico, tecnologico e formativo integrato in cui sarà possibile avviare formazioni professionali e servizi studenteschi attraverso il recupero e la valorizzazione degli edifici esistenti. Il progetto prevede la riattivazione e rifunzionalizzazione degli spazi per ospitare attività di formazione universitaria avanzata, ricerca sviluppata in collaborazione con le imprese e iniziative legate all’innovazione e alle startup. Una riqualificazione che, secondo dirigente regionale Paolo Gattini, è in grado di trasformare un patrimonio parzialmente degradato in un polo universitario e professionale moderno e attrattivo. Tra gli obiettivi anche la creazione del “Pentima campus”, un marchio territoriale che permetta di identificare il luogo per la sua unicità per l’istruzione, l’innovazione e i servizi, dove il pubblico e il privato possano collaborare per rigenerare il futuro formativo della città.
«Poter contare oggi su un’Università diffusa, con il raggiungimento del quindicesimo compartimento, per noi rappresenta un risultato di grandissima importanza» afferma Marco Mazzoni, in rappresentanza dell’Università di Perugia. Il progetto, finanziato dal Fondo sviluppo e coesione per 17 milioni di euro, prevede un periodo di esecuzione dei lavori di quattro anni, con conclusione delle attività e relativa rendicontazione entro il secondo quadrimestre del 2031. «Quella che si apre – conclude De Rebotti – è una terza scommessa su Terni. La differenza rispetto al passato è che oggi conosciamo cosa non ha funzionato e possiamo costruire un modello più solido».
