Di Girolamo durante il suo intervento

di Fabio Toni

Un convegno per fare il punto a poche ore dagli stati generali delle autonomie locali dove Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni e presidente del Cal, ha incassato le prime vere aperture sull’ipotesi di un’Umbria articolata in due province. L’incontro, organizzato da Comune, Provincia, Camera di commercio e dall’Icsim, ha permesso di sondare diverse opinioni. Alcune già note e ribadite con forza e altre esternate per la prima volta, come nel caso del presidente del consiglio regionale Eros Brega.

Introduzione Con la sua introduzione, il presidente dell’Icsim Franco Giustinelli ha fatto una dettagliata cronistoria del perché si sia arrivati a discutere di riordino delle province e di quanto siano stretti i tempi per assumere decisioni in merito. Dopo di lui, il professor Sergio Sacchi dell’università di Perugia ha disegnato il quadro economico del territorio ternano in relazione a quello regionale, soffermandosi su alcuni dati storici. «Guardando l’evoluzione del Pil – ha affermato – l’istituzione della regione Umbria negli anni ’70, sembra aver fermato l’ascesa di Terni. Il punto è che questa città ha dovuto sopportare anche crisi pesantissime, con la perdita di 8 mila posti di lavoro fra chimica e siderurgia, nell’arco di trent’anni».

Polemica chiusa Da Leopoldo Di Girolamo, nella doppia veste di sindaco e presidente del Cal, arriva la precisazione circa il ‘mancato invito’ dei parlamentari umbri agli stati generali delle autonomie locali: «abbiamo voluto allargare la discussione a tutte le rappresentanze elettive presenti in Umbria, anche per avere un contributo che andasse oltre i 43 membri del Cal a cui compete la responsabilità di decidere su una proposta così importante. Per la natura stessa della giornata, i parlamentari non sono stati coinvolti in prima persona. Questo non vuol dire che il loro contributo non sia decisivo, anzi. Per questo ci vedremo lunedì mattina anche con loro». Sulla questione ha detto la sua anche il senatore Mauro Agostini (Pd): «Con le sue parole il sindaco di Terni ha ristabilito un elemento di verità anche verso chi, pur investito da responsabilità istituzionali, con qualche giornale ha fatto finta di non essere informato».

In gioco il futuro Le ventitre relazioni presentate agli stati generali delle autonomie locali, secondo il sindaco di Terni avrebbero segnato un cambio di ottica. «Ci sono stati accenti diversi – ha aggiunto – legati alle specifiche realtà locali e ai timori che accompagnano ogni cambiamento. In gioco, però, c’è il futuro stesso dell’Umbria, la sua competitività. Non vogliamo salvare ‘poltrone’ destinate comunque a sparire. L’obiettivo, già evidenziato dalle riforme messe in campo dalla giunta Marini, è di consegnare ai cittadini un’Umbria più leggera nel suo apparato pubblico, più dinamica e moderna».

Ai referendari Infine la polemica con i promotori del referendum che chiede ai cittadini ternani di scegliere fra Umbria e Lazio: «Qui non si tratta solo di cancellare la nostra storia. Il Lazio ha i servizi peggiori del paese in fatto di sanità e rifiuti e ha le tassazioni locali più alte a causa del piano di rientro dal debito sanitario. Non mi spiego come si possa condividere un’idea simile che ci vedrebbe semplici ‘accessori’ di Rieti e Viterbo».

Brega – Polli, botta e risposta Eros Brega predica attendismo, «ma solo per capire meglio i contorni della questione». Il presidente del consiglio regionale chiede il coinvolgimento dei 92 comuni umbri, «per fare la scelta migliore». «Personalmente – spiega – non sono preoccupato se in Umbria ci saranno una o due province. L’obiettivo è di trovare quell’assetto istituzionale che renda più semplice la vita di cittadini e imprese. La risposta potrebbe stare nelle due province, come chiesto dal Cal, ma dobbiamo capire se questa proposta va sostenuta ora, comprenderne il valore anche per le comunità locali, oppure se il ragionamento dovrà essere ripreso in seguito». Una replica indiretta arriva da Feliciano Polli, in prima linea nel sostenere l’ipotesi-riequilibrio: «Lunedì a Foligno, il problema è stato compreso nella sua complessità. Su questa questione non c’è spazio per alcun gioco politico. Tutti devono assumersi le proprie responsabilità perché poi è difficile giustificarsi di fronte ai cittadini dicendo ‘non me ne sono accorto, ero impegnato a capire meglio. Va chiaramente detto che Terni, senza provincia, perderebbe tutti gli uffici periferici dello Stato. Lo smantellamento finirebbe per disarticolare il territorio regionale, creando l’anomalia di una provincia il cui territorio coincide con quello della regione».

I senatori Mauro Agostini ha sottolineato l’importanza della ‘correzione’ dei contenuti del decreto: «sono spariti i termini ‘soppressione e accorpamento’, sostituiti da ‘riordino’. Senza questa modifica, avremmo avuto un’annessione incondizionata di Terni a Perugia, cancellando in un istante tutta un’esperienza politica, storica e sociale». Agostini ha poi parlato di un riordino che «azzera le entità provinciali, disegnandone due nuove. Nessuno ha il coltello alla gola – ha aggiunto – e la scommessa sta nel far capire ai territori che serve un nuovo assetto. La proposta va affinata e qualche giorno in più farebbe comodo, per questo chiederemo uno slittamento al governo. Dobbiamo comunque attrezzarci con i tempi previsti attualmente. L’esigenza del riordino è avvertita da tempo e le condizioni che si sono venute a creare devono rappresentare un’occasione per l’intera comunità umbra». Anche la senatrice Ada Spadoni Urbani (Pdl) si dice contraria all’ipotesi che il territorio dell’unica provincia possa coincidere con quello della regione. «Lunedì sono andata agli stati generali del Cal, anche se non invitata, per sentire il polso della situazione. Ho percepito alcune titubanze e una scarsa determinazione nel procedere secondo le tappe prefissate. Per questo la politica regionale dovrà essere molto brava nel far capire ai cittadini che un territorio articolato su due province, conviene in primis a loro. Contestualmente la Regione deve mettere in campo programmi nuovi e credibili su welfare e sviluppo, oltre a un taglio deciso nella spesa pubblica. Altrimenti tutto questo diventa inutile».

Industriali Il presidente regionale di Confindustria, Umbro Bernardini, mira come sempre alla sostanza: «Sono pronto a sostenere la soluzione delle due province, a patto che si accompagni a una riduzione sensibile dei costi della politica, a una vera e rapida semplificazione burocratica e amministrativa e a un restringimento del perimetro di azione della politica. A noi interessa soprattutto questo. Senza, non andiamo da nessuna parte».

Senza referendum «Senza riordino – ha detto il capogruppo Pdl in regione, Raffele Nevi – andremmo verso una ‘balcanizzazione’ dell’Umbria, con il trionfo dei campanilismi e gravi ripercussioni sulla tenuta della regione. Il tempo stringe e non si può confidare sempre nel solito rinvio. Nel percorso ci devono stare tutti i comuni umbri, senza passare per il referendum che allungherebbe i tempi a dismisura. La nostra regione ha tutti i requisiti per mantenere due province, a differenza di altre più piccole. Sarebbe assurdo se dicessimo no».

5 replies on “Terni, i politici fanno blocco: «La Provincia serve a tutti, non a salvare le poltrone»”

  1. speriamo che i nostri politici e amministratori umbri continuino su questa linea di lotta per il mantenimento di due province e che i cittadini, non si facciano prendere in giro dai soliti sciacalli di voti che deviano l’opinione pubblica,e comprendano che mantenere 2 province, significa poter avere maggiori tutele e servizi.
    BUON LAVORO A TUTTI PER OVVIARE AI “DANNI” DEL MINISTRO PATRONI GRIFFI E DEL SUO ART.17…

    1. Vedo che lei non perde occasione per disseminare questa fandonia del mantenere servizi e tutele.
      Le chiami con il loro nome: clientele e poltrone.
      Unica soluzione: salvare gli uffici nel territorio ternano come sedi distaccate della provincia di Perugia, nell’attesa che tutte le Province spariscano e che le competenze ritornino a le Regioni.
      Questo significa eliminare le poltrone e salvare a medio termine i posti di lavoro. Mentre in futuro si potranno ridurre gli amministrativi in surplus, salvando i tecnici e gli operai necessari al governo del territorio.
      Saluti.

  2. ma ci sarebbe una bella soluzione semplice semplice:
    eliminare tutte e due le provincie fare una regione tipola val d’aosta, riaparmiare un bel mucchio di soldi da usare per cose serie tipo creare posti di lavoro veri!!

    ma ovvio questo significherebbe tante poltrone in meno e centinaia di vassalli valvassini e valvassori a spasso che dovranno darsi da fare per vivere come tutti gli altri!
    inaccettabile per un esercito di parassiti che credono che lo stipendia si aun loro diritto solo perchè sono del partito giusto!

    1. Vero, ma il problema è allora a monte e parte dalla Costituzione che le ha previste…ergo, andrebbe cambiata quella, piuttosto che emettere decreti dalla dubbia costituzionalità, almeno per come la vedo io!!

  3. Continuo a non capire quale sono i servizi essenziali che la Provincia eroga che non verranno più dati ai cittadini se l’Ente verrà abolito. Salvaguardiamo i posti di lavoro, anche se molti inutili, e andiamo avanti.

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