©️Fabrizio Troccoli

«La lotta di Laura Santi dall’Umbria sottolinea l’urgenza di regole almeno regionali, affinché non si lasci così tanto tempo le persone in condizioni insopportabili in attesa di una risposta dallo Stato». Così Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, questa mattina a Perugia, dove è partita la campagna «Liberi tutti» sul suicidio medicalmente assistito. La campagna prevede una raccolta firme per chiedere una legge regionale in materia.

Cappato «Non si può tollerare – ha detto Cappato ai giornalisti – che una persona in condizioni di sofferenza insopportabili, e irreversibili, sia tenuta per mesi o addirittura anni in attesa di una risposta alla richiesta di aiuto a morire senza soffrire. Questo aiuto è già legale in Italia grazie a una sentenza della Corte costituzionale. È un dovere per il sistema sanitario dare risposte in tempi rapidi». 

LAURA SANTI CON CAPPATO: ‘LA MIA VERITA’. VIDEO

FOTOGALLERY: IN TANTI IN PIAZZA CON LAURA SANTI

Laura Santi ha preso la parola in piazza a Perugia e ha detto: «Nella clinica in Svizzera ho il semaforo verde per il suicidio assistito». Lo scorso 13 gennaio aveva una data prenotata. Era il giorno del suo compleanno «e pensavo non ci sarebbe stato regalo più grande di liberarmi da questa quotidianità sempre più spoglia e feroce. Poi è arrivato il sì dalla mia Asl – aggiunge – ed io ho chiesto a Stefano di disdire la Svizzera. Questa libertà non fa morire ma fa vivere». Il racconto di Santi continua sui tempi che poi si sono protratti determinando una nuova prenotazione in Svizzera «perché non sono peggiorata. Non sono la stessa che avete visto a novembre. Volevo andare, ci sono 7,8 o 9 mila euro di morte assistita, io ho le piaghe da decuplico non abbiamo, enormi sofferenze fisiche, non ci sono mezzi e accompagnatori, non ci sono hotel accessibili. Vi rendete conto di che condizioni atroci?» Laura che ha ultimato tutte le procedure ottenendo l’autorizzazione per il suicidio assistito, dopo che la commissione esaminatrice della Asl ha valutato tutte le premesse sanitarie che lo consentono, ma mancava l’ultimo passaggio. Quello sulla procedura per la somministrazione del farmaco. Per questo si deve riunire nuovamente la commissione e indicare la somministrazione. Si è riunita il 15 maggio e Laura è in attesa della risposta. «Me la daranno nelle prossime ore – ha detto -. Chiederò nuovamente a Stefano di disdire la Svizzera. Farlo nel mio letto, significa per me molta più tranquillità, è in grado di capirlo chiunque. Se avessi le condizioni di recarmi in Svizzera significa che non farei il fine vita perché vuol dire che avrei ancora le condizioni di vita per fare una gita. Ci sono malati soli che soffrono come cani nelle loro case e non riescono neppure a parlare. Attivatevi e lavorate per noi». 

SINDACA FERDINANDI IN PIAZZA CON LAURA: VIDEO

Così la sindaca Ferdinandi: avere una legge sul suicidio assistito «non è come certa destra ce la vuole rappresentare il preludio a una società dispotica dove si decide di morire ogni mezzo momento. C’è una legge, una commissione capace di valutare le condizioni di sofferenza, ma lasciatemi dire che oltre all’atrocità incivile di attendere il Parlamento che si pronunci, c’è un sistema di welfare che si sta smantellando. Con Laura – aggiunge Ferdinandi – abbiamo avuto un’interlocuzione costante con Inps sull’home care premium, che stavano togliendo cancellando le condizioni minime di sostegno per chi deve essere accompagnato. Insomma non solo non si decide ma si smantellano servizi che garantiscono la dignità di vivere. Dobbiamo essere – conclude – tutti da esempio come Marco Cappato e farci disobbedienti civili. Mi auguro che la Regione non resti sorda. Vedo molti consiglieri che hanno dato disponibilità a fare gli autenticatori per questa raccolta di firme. Sorella mia non resterai sola, grazie per tutto quello che fai». 

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