di Daniele Bovi
La riforma della sanità, il più importante atto di questa legislatura, arriverà il 6 e 7 novembre in Consiglio regionale senza che i numeri disegnino una maggioranza definita. Al termine del summit del centrosinistra è questo lo scenario che si presenta a pochi giorni dal voto. Quella andata in scena lunedì nel tardo pomeriggio è stata una riunione dove la presidente Catiuscia Marini e i partiti che la sostengono si sono guardati in faccia e hanno affrontato una discussione che alcuni definiscono «esplicita» e «a tratti molto dura» al termine della quale ci sono due certezze: la prima riguarda un’approvazione che nessuno mette in discussione. Semmai il dubbio è su quanti «sì» potrà contare la presidente.
Le conclusioni La seconda riguarda il post-voto: finito l’iter in aula e guardate le luci verdi e quelle rosse sullo schermo dell’aula la presidente trarrà le sue conclusioni politiche. Conclusioni basate su un punto fermo: come ha fatto capire la Marini nel corso della riunione di maggioranza, sul voto del 6-7 novembre si pone una vera e propria questione di fiducia. E se alla fine l’Idv e Rifondazione diranno sì perché tutto sommato una crisi di giunta tale da sconquassare la maggioranza è comunque peggio di una riforma che non viene considerata la migliore delle possibili, è anche dentro il Pd che la trama politica va ricucita. Da una parte c’è la presidente e parte del gruppo, dall’altra il trio formato da Eros Brega, Luca Barberini ed Andrea Smacchi: che faranno al momento del voto?
I sì e i no Il no al modello basato su due aziende ospedaliere e due sanitarie è stato ribadito e tutto sta a vedere se verrà esplicitato in aula. Tutt’altro che scontato è poi il sì del Comunista umbro Orfeo Goracci, anch’esso convinto che basti una sola Asl e una sola azienda ospedaliera. In questo scenario che parla di una trama politica sfilacciata Lamberto Bottini, segretario pd, prova a ricucire tra le due anime del partito. Un partito, il Pd, al quale non è andato giù l’emendamento a firma Monni-Lignani Marchesani (Pdl) e avallato dalla giunta con cui si aprono le porte a un revisore dei conti delle aziende «assegnato» alla minoranza. Stando allo schema attuale infatti il collegio è formato da tre membri: uno nominato dalla Regione, uno dal Ministero e uno dalla Conferenza dei sindaci. Con l’emendamento del Pdl, che il centrosinistra considera fortemente indigesto, viene eliminato quello dei sindaci e raddoppiati quelli nominati dalla Regione. Così che alla fine, come consuetudine vuole, uno andrà alla maggioranza e uno all’opposizione.
Ok a 12 articoli Lunedì in Prima commissione è andato avanti il lavoro sul testo con l’approvazione degli articoli dall’8 al 20 e con una ampia discussione intavolata proprio sull’articolo 8, quello che riguarda le aziende ospedaliere. Alla fine passa il numero di due con quattro sì (Pd, Prc e Idv), un no (Barberini, Pd) e due astenuti (Pdl e Udc). All’articolo sono state apportate modifiche in base agli emendamenti approvati dalla Commissione, presentati da Gianfranco Chiacchieroni (Pd, istituzione dei dipartimenti interaziendali) e Oliviero Dottorini (Idv, autonomia tecnico organizzativa alle professioni sanitarie non mediche). L’emendamento Barberini–Smacchi invece, ovvero quello che chiedeva una sola Asl e una sola azienda ospedaliera, è stato bocciato con quattro no (Pd, Prc, Idv), un sì (Barberini) e tre astenuti (Udc e Pdl). Secondo Barberini e Smacchi due aziende ospedaliere rispondono solo «ad esigenze burocratiche e politiche e non a quelle dei cittadini».
Martedì nuova seduta Nel corso del dibattito Goracci ha auspicato il superamento delle delle aziende ospedaliere, mentre l’assessore Tomassoni ha difeso l’apporto delle università, giudicato «fondamentale». Nevi, Pdl, sostiene che la riduzione è positiva ma sottolinea «lo scontro tutto interno alla maggioranza» e si astiene. Il sì è invece arrivato da Stufara che comunque rimane insoddisfatto del «rapporto tra Regione e Università» mentre Renato Locchi, Pd, appoggia il «2+2» ma aspetta «che ci venga illustrata la convenzione tra Regione e Università». «Avremmo dovuto ragionare più di Umbria e meno di Province – ha detto invece l’Udc con Sandra Monacelli -, guardare avanti invece di preoccuparci di salvare rendite di posizione. Avremmo dovuto ipotizzare un sistema con due Aziende in positiva competizione seppure con un’unica regia. Ci sono ancora troppi condizionamenti dai territori per una riforma convincente». Martedì prosegue la discussione in Commissione sul resto dell’articolato.

