La riforma della sanità compie un ulteriore e importante passo in avanti, non senza tensioni. Martedì infatti la Prima commissione ha dato il via libera (cinque voti favorevoli e quattro contrari) a quello che rappresenta l’atto più «pesante» di questa legislatura e che arriverà in aula, per l’ok definitivo e con l’incognita sui confini numerici della maggioranza, il 6 e 7 novembre. Tra un anno invece, secondo l’emendamento Stufara approvato sempre martedì in Commissione, dovrà essere varato il nuovo Piano sanitario regionale, ora scaduto.
Quattro a quattro Decisivo, al termine delle sette ore di Prima commissione, è stato il voto del presidente Oliviero Dottorini (Idv). I sì sono arrivati da Renato Locchi (Pd), Fausto Galanello (Pd), Damiano Stufara (Prc) e Oliviero Dottorini (Idv); astenuti Sandra Monacelli (Udc) e Luca Barberini (Pd), con l’ex Margherita che non avrebbe voluto partecipare al voto e che rende esplicito il suo dissenso rispetto al modello «2+2» (due aziende sanitarie e due ospedaliere) voluto dall’esecutivo. Contrari invece Massimo Monni e Andrea Lignani Marchesani, entrambi Pdl. Pdl che pur rilevando che la riforma rappresenta un passo avanti, solleva dubbi ed evidenzia punti oscuri, come la mancata indicazione delle sedi delle due Asl. Quindi quattro voti a favore e altrettanti tra astenuti e contrari: a norma di regolamento, in caso di pareggio, il voto del presidente di Commissione vale doppio.
Battaglia sugli emendamenti La giornata è stata anche segnata dalla battaglia su alcuni emendamenti. Il primo è quello del duo Lignani-Monni (avallato dalla giunta) con cui si sarebbero potute aprire le porte a un revisore dei conti delle aziende «assegnato» alla minoranza. Stando allo schema attuale infatti il collegio è formato da tre membri: uno nominato dalla Regione, uno dal Ministero e uno dalla Conferenza dei sindaci. Con l’emendamento del Pdl, indigesto al centrosinistra, si sarebbe eliminato quello dei sindaci per raddoppiare quelli nominati dalla Regione. Così che alla fine, come consuetudine vuole, uno sarebbe andato alla maggioranza e uno all’opposizione. L’emendamento però è stato bocciato dal centrosinistra che scardina di fatto l’accordo bipartisan dell’esecutivo. Lignani e Monni, furenti, abbandonano l’aula e ci rientreranno solo per il voto finale. «Quello che è successo oggi in Commissione – commenta il capogruppo pdl Raffaele Nevi – è l’emblema della debolezza e della voracità della maggioranza». Una bocciatura che influirà sul no del partito al testo arrivato in Commissione.
Le modifiche L’altra battaglia è andata in scena sull’emendamento proposto da Buconi (Psi) che puntava alla ridefinizione della distribuzione dei finanziamenti per rendere più equa la ripartizione delle risorse del servizio sanitario regionale in favore della medicina di territorio. Dopo due ore di confronto in maggioranza, la questione è stata rinviata ad un ordine del giorno che verrà presentato in Consiglio. L’assessore alla Sanità Franco Tomassoni ha chiesto che ciò avvenga «senza destabilizzare un sistema che nel 2013 dovrà affrontare un anno molto difficile», mentre Stufara non ha partecipato al voto ritenendo necessario «pur senza aprire un conflitto con l’esecutivo regionale, ottenere risposte in tempi certi per un problema dirompente». Ok anche all’emendamento Monacelli sulla garanzia della presa in carico del paziente e della continuità assistenziale oltre che al divieto, per i lavoratori già in pensione, di far parte dell’organo di indirizzo unico per le aziende ospedaliero-universitarie. A chi è già in pensione poi non potranno essere assegnati incarichi di consulenza, collaborazione o ricerca.
Locchi soddisfatto A margine della seduta il capogruppo pd Renato Locchi esprime «soddisfazione», parla di una riforma che rappresenta «lo sforzo di una regione virtuosa» per mantenere i servizi nonostante i tagli, critica l’opposizione per il voto prima di astensione e poi contrario, ammette che sulla governance potevano esserci «soluzioni diverse» e alla fine serra i ranghi: «All’interno della maggioranza è comunque apparso in maniera netta un orientamento favorevole alle posizioni avanzate dalla giunta: la stessa maggioranza si sente impegnata a sostenerle lealmente in Aula». Quell’Aula dove non è chiaro il confine della maggioranza: con il Prc e l’Idv che voteranno a favore, pur con i distinguo emersi, i dubbi riguardano i tre ex Margherita (Eros Brega, Barberini e Andrea Smacchi) e il Comunista umbro Orfeo Goracci.


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