di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
La riforma della sanità varata dalla giunta regionale finisce nel mirino del governo. Il consiglio dei ministri di venerdì infatti ha deciso di impugnare di fronte alla Corte costituzionale alcune parti dell’articolato approvato dal Consiglio regionale a novembre. Nessuno dei capitoli più importanti della riforma vengono messi in discussione dall’esecutivo, che si concentra invece su sette punti che riguardano sostanzialmente i criteri di nomina dell’apparato dirigenziale. Criteri che violano alcune leggi e si pongono quindi in contrasto i principi di tutela della salute previsti dall’articolo 117 della Costituzione. Si parte dall’articolo 17, che disciplina la formazione della commissione che nomina i direttori generali delle aziende sanitarie. Commissione costituita «in prevalenza da esperti indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti dalla Regione medesima». Il problema è che tra questi andava indicata la presenza di un membro designato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari.
I rilievi L’articolo 19 poi prevede che in caso di «decadenza, revoca del direttore generale o di vacanza dell’ufficio», ne attribuisce le funzioni al direttore amministrativo o a quello sanitario, oppure nomina un commissario straordinario (come nel caso di Walter Orlandi al vertice dell’azienda ospedaliera di Perugia). Secondo il governo però sono praticabili solo le prime due ipotesi. Insomma, non si possono fare commissari straordinari. Con un altro rilievo il governo dice poi alla Regione che ai direttori delle aziende ospedaliero-universitarie devono essere applicati gli stessi criteri di nomina e di valutazione di tutti gli altri. L’«esenzione» prevista dalla riforma umbra quindi non va bene. In più l’esecutivo sostiene che tre membri per quanto riguarda i collegi sindacali delle aziende sono troppo pochi: in base alle leggi in vigore ce ne vogliono cinque, di cui due designati dalla Regione, uno dal ministero del Tesoro, uno da quello della Sanità e uno dalla Conferenza dei sindaci. La presenza di una figura del Tesoro è sottolineata con particolare importanza «al fine di dare attuazione alle prioritarie esigenze di controllo e di monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica».
Direttori di distretto Nel mirino finisce poi l’incarico di direttore di distretto che non può essere attribuito, secondo il governo, solo al dirigente dell’azienda ma anche ad un «medico convenzionato». Inoltre un dirigente medico ed uno amministrativo per quegli ospedali, non costituiti in aziende, accorpati in un unico presidio sono troppi. Secondo l’esecutivo ne basta uno ma su questo punto rimangono le perplessità della Regione. L’ultimo appunto riguarda la figura del direttore del dipartimento di prevenzione, incarico che può essere attribuito anche «ai direttori di struttura complessa del dipartimento» e non solo tra i dirigenti con cinque anni di anzianità di funzione. Commentando l’impugnazione l’assessore alla Sanità Franco Tomassoni spiega che «l’impianto resta solido» e che «parte delle osservazioni sono accoglibili», anche perché alcune modifiche sono da fare dopo l’approvazione del decreto Balduzzi varato «nello stesso periodo dell’approvazione della legge umbra».
Il totonomi A tenere banco poi dentro le aziende sanitarie locali è il dossier relativo alla nomina dei direttori amministrativi e sanitari. Il totonomi impazza e tra poco meno di due settimane i quattro direttori generali dovrebbero mettere il timbro sulla pratica. Partendo da Terni, il nuovo numero uno Andrea Casciari avrebbe sull’agenda due nomi per la direzione sanitaria (Diamante Pacchiarini e Leonardo Bartolucci) mentre per quella amministrativa il nominato potrebbe essere Riccardo Brugnetta. A Perugia Walter Orlandi pensa a Giuseppe Ambrosio per la direzione sanitarie e a Maurizio Valorosi per quella amministrativa. Per la nuova Asl1 (risultato della fusione tra le vecchie 1 e 2 voluta dalla riforma) i nomi che circolano sono quelli di Silvio Pasqui (direzione sanitaria) e Roberto Noto per l’amministrativa. Nell’Asl2 derby per la direzione sanitaria tra Giovanni Giovannini e Imolo Fiaschini mentre per quella amministrativa si parla di Roberto Americioni.

