Tomassoni, Marini e Duca oggi a palazzo Donini

di Daniele Bovi

Sono stati varati lunedì pomeriggio dalla giunta regionale i due atti che compongono la riforma del sistema sanitario umbro. La prima delibera, immediatamente esecutiva, riguarda il riordino del sistema: «E’ il cuore della riforma – ha detto lunedì nel tardo pomeriggio la presidente Catiuscia Marini che ha tenuto una conferenza stampa insieme all’assessore alla Sanità Franco Tomassoni e al direttore regionale del settore Emilio Duca – e permetterà di raggiungere risultati efficaci sulla razionalizzazione della spesa sanitaria». Il secondo atto, inviato al Consiglio regionale, riguarda invece l’ordinamento del servizio sanitario e prevede, tra le altre cose, il passaggio da quattro a due asl. A palazzo Cesaroni il secondo provvedimento inizierà il suo iter dopo la pausa estiva e, come già più volte specificato, non sarà un prendere o lasciare: «Pur tenendo ben chiari – ha detto la presidente – gli obiettivi strategici, sarà aperto alla discussione e ai miglioramenti». Un terzo atto riguarderà i compiti e la riorganizzazione degli ospedali di prossimità.

Entro ottobre i piani La giunta nel corso della seduta di lunedì ha anche disegnato il percorso che i direttori generali delle asl dovranno seguire per arrivare a dare concretezza, in tempi certi, ai provvedimenti: entro il 31 ottobre infatti dovranno essere consegnati a palazzo Donini i piani aziendali attuativi con obiettivi da raggiungere, misure da adottare, tempi previsti e criteri di valutazione.

LA SCHEDA: LA RIFORMA PUNTO PER PUNTO

Palla al consiglio La palla ora dunque passa alle commissioni consiliari prima e all’aula poi tra i maldipancia del trio Brega-Barberini-Smacchi e con la giunta pronta a valutare eventuali emendamenti e, in caso, a far valere il prorio peso (vedi la spinosa discussione sul numero delle asl e non solo). «Sette consiglieri su nove – ha tenuto a sottolineare la presidente che ha specificato anche come il provvedimento sia stato varato in giunta all’unanimità – sono anche consiglieri regionali. Valuterermo caso per caso che tipo di maggioranza si formerà».

Salvaguardia del sistema pubblico Da non dimenticare poi che altre possibili modifiche potranno arrivare dal confronto col governo: «Ad esempio stiamo vedendo – prosegue la Marini – quanto deciso in materia di farmaceutica». Dopo aver rivendicato i risultati raggiunti sulla spesa per i farmaci e certificati dall’Aifa, la presidente dice di «condividere il provvedimento sui farmaci cosiddetti non “griffati”: possono portare benefici positivi in termini di spesa. Credo che molte regioni lo condivideranno». «La strada che abbiamo intrapreso – dice – mira a salvaguardare il nostro servizio sanitario pubblico e, a regime, si possono stimare risparmi quantificabili in 70-80 milioni di euro a fronte di un taglio tra i 120 e i 140». Quel che è certo però è che ad oggi le Regioni, anche in tema di sanità, si scontrano «coi tagli lineari decisi con la spending review, nel complesso non sostenibile». Così come de essere chiaro che «nessuna riforma» potrebbe compensare altre possibi pesanti sforbiciate.

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