
di Ivano Porfiri
Sono diverse le reazioni suscitate dalla riorganizzazione della struttura regionale varata dalla giunta mercoledì 26 gennaio che taglia da 7 a 3 le direzioni, sotto le quali nascono 5 coordinamenti, e taglia del 10% i compensi dei direttori generali. Le perplessità maggiori vengono dal mondo sindacale della funzione pubblica, che lamenta di non essere stato coinvolto dalla presidente Catiusca Marini e solleva dubbi sull’effettiva funzionalità dei nuovi «coordinatori».
Voci di corridoio Nei corridoi del Broletto sono tanti che storcono il naso. Facendo due conti, dicono, la riorganizzazione viene bollata come «poco efficace» sul versante dei risparmi, dato che quello che si taglia sulle direzioni verrebbe speso per i coordinatori delle macro aree. Tra l’altro, negli uffici in mattinata circolava un foglio che poneva i vecchi direttori ai vertici dei nuovi coordinamenti. Per loro, quindi, si tratterebbe solo di un dimagrimento salariale. Ma la nomina ufficiale dei coordinatori verrà fatta solo in un secondo momento. A proposito, ai tre super manager Caporizzi, Antonelli e Duca andranno circa 120 mila euro l’anno al posto dei 135 mila precedenti assegnati ai direttori (cui va aggiunto il premio di produttività).
Perplessità sui coordinatori Perplessità sul ruolo dei coordinatori arrivano anche dal mondo sindacale. Per il segretario della Fp-Cgil dell’Umbria, Vanda Scarpelli la decisione della giunta «rappresenta oggettivamente un segnale di discontinuità con il passato e appare orientata a meglio rispondere alle sfide della crisi e dell’incombente federalismo». Obiettivo definito «assolutamente condivisibile». Il sindacato però, «non può che prendere atto delle decisioni assunte giacché le stesse sono state prese senza alcun preventivo confronto, peraltro più volte richiesto e sollecitato, che avrebbe consentito alle organizzazioni sindacali di apportare il loro contributo, evitando alla Giunta di assumere una così importante decisione in totale solitudine e soprattutto avrebbe contribuito a fugare le perplessità che ancora rimangono, attorno all’effettivo ruolo, ancora non chiarito, dei “coordinatori” e alla ricaduta pratica che a livello di microstrutture questa riforma sicuramente dovrà avere».
Fare chiarezza Per Scarpelli «fare chiarezza in questo senso risulterà necessario se si vorrà dare concretezza a quella che in questa fase – stante l’assoluta mancanza di informazioni circa il “modello organizzativo micro” – potrebbe apparire come una mera disarticolazione e riorganizzazione di “centri di potere”, di cui non è possibile valutare le ricadute sull’organizzazione del lavoro generale. Al pari non è possibile valutare se questa riorganizzazione potrà favorire processi di comunicazione e di funzionamento interno o invece renderli addirittura più complessi e soprattutto se e quali ricadute positive ci saranno per la collettività regionale».
Confronto vero La Cgil ribadisce pertanto «la necessità e l’urgenza di aprire un confronto vero seppure in un clima di condivisione e di confronto, sulle scelte effettuate e soprattutto su quelle da porre in essere con rapidità ed incisività. Confronto da cui dovrà emergere se la struttura organizzativa, così come disegnata dalla legge regionale n. 2/2005, sia ancora attuale o se invece, alla luce delle novità introdotte ieri sera, la stessa sia ormai uno strumento obsoleto cui occorrerà mettere mano al fine di meglio definire – anche alla luce degli interventi normativi del Governo in materia di responsabilità dei dirigenti – ruolo, funzioni e prerogative della dirigenza regionale».
Plauso Un auto-applauso all’opera della giunta viene, invece, dall’assessore regionale Stefano Vinti. «Le scelte della Giunta regionale in merito alla nomina dei Direttori generali – afferma – sono pienamente condivisibili e vanno nella direzione auspicata». Vinti evidenzia che «con la riduzione da 7 direttori generali a 3 viene tradotta in atti concreti la razionalizzazione invocata da più parti e che ha rappresentato uno dei punti di forza delle linee programmatiche della coalizione di centro–sinistra e della presidente Marini».
Bene anche il taglio Per l’assessore Vinti «altrettanto importante è il segnale che la Giunta ha voluto dare tagliando del 10% gli stipendi dei direttori, garantendo un risparmio di risorse non irrilevante in una congiuntura difficile caratterizzata dalla crisi economica e da pulsioni federaliste schizofreniche dove tutti, a cominciare dagli enti, sono chiamati a fare la loro parte».
