L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)
L’aula ha bocciato la mozione di Zaffini e Monacelli sui rifiuti (foto F.Troccoli)
L’aula ha bocciato la mozione di Zaffini e Monacelli sui rifiuti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Nessun inceneritore, anche se una qualche tecnologia per la cosiddetta «chiusura del ciclo» andrà adottata, spinta per creare nuovi impianti intermedi, niente rifiuti nei cementifici, una raccolta di differenziata pari a circa il 50% entro fine anno e, in prospettiva, una quantità di «monnezza» prodotta e da bruciare molto inferiore al livello previsto nell’attuale Piano dei rifiuti «vecchio» di tre anni. Sono questi i punti salienti del dibattito, andato in scena martedì in consiglio regionale dove una mozione di Zaffini (Fare l’Italia) e Monacelli (Udc), con la quale inizialmente si chiedeva alla giunta di predisporre un nuovo Piano dei rifiuti entro 90 giorni e di prendere in considerazione l’opzione dei cementifici per bruciare la frazione secca, è stata bocciata. Mozione variata in corso di dibattito, chiedendo alla giunta soltanto di approvare un nuovo Piano, ma anche questa seconda versione è stata bocciata: 12 i contrari (Pd e Psi), 8 i favorevoli (Pdl, Udc, Fare Italia e Prc) e tre gli astenuti (Idv e Orfeo Goracci).

No ai cementifici Una netta chiusura all’opzione cementifici è arrivata non solo dall’assessore all’Ambiente Silvano Rometti ma anche dal capogruppo pd Renato Locchi: «Siamo completamente estranei – ha detto in aula – a questa soluzione. Diciamo no a furbizie tattiche che non avrebbero l’apprezzamento degli umbri». Un no che il capogruppo mette sul tavolo anche nei confronti di Prc e Idv che puntano a rivedere il Piano non certo per aprire alla soluzione cementifici ma per cercare strade ambientalmente sostenibili, senza il ricorso a nessun inceneritore. Nel corso del suo intervento invece Rometti, oltre a ricordare che a suo avviso in Umbria le discariche non sono al collasso e che quindi «c’è un periodo congruo per fare le nostre scelte», ha spiegato che «se continuiamo a fare bene quello che stiamo facendo potremmo attestarci su 450 mila tonnellate annue» di rifiuti prodotti. «L’Umbria – ha detto – non ha scelto di utilizzare gli inceneritori e non è necessario tornare su questa scelta».

Le quantità La quantità di rifiuti prodotti ovviamente non è secondaria: meno se ne producono, più alta è la differenziata e meno rifiuti indifferenziati sono da bruciare. Inoltre, più piccole sono le quantità da bruciare e più piccoli saranno gli impianti. Invece del 35% originariamente previsto dal Piano Rometti ora spiega che si deve «ridurre al 20% la parte che va allo smaltimento finale». La seconda parte del ragionamento indica anche uno sviluppo dell’impiantistica intermedia: «Dobbiamo creare una filiera umbra del riuso: il vetro a Piegaro – dice l’assessore -, la carta a Trevi, la plastica a Terni. Tutte le risorse dei fondi Fas (10-12 milioni di euro), serviranno per completare l’impiantistica intermedia per recuperare materie prime».

Idv: cambio di marcia «Questo – commenta Oliviero Dottorini, Idv – significherebbe una produzione di rifiuti indifferenziati minima, non superiore alle 90-100 mila tonnellate annue. Una quantità tale da non giustificare un impianto di termovalorizzazione, se non per servire anche regioni limitrofe. Cosa che il nostro Piano non ammette. Le affermazioni dell’assessore denotano un significativo cambio di marcia della Giunta che apre la strada ad una seria riflessione sugli elementi da rivedere all’interno dell’impianto generale del Piano dei rifiuti. E’ ora di rimettere mano a questo importante strumento di programmazione».

Prc: Piano da rivedere «Le previsioni contenute nel Piano regionale rifiuti del 2009 – ha detto invece Damiano Stufara, Prc – risultano oggi inadeguate, i fatti che si stanno determinando indicano l’obsolescenza e l’inadeguatezza di questo Piano. Oggi siamo di fronte all’esigenza di mettere in campo una politica nuova di programmazione, altrimenti si rischia di non riuscire a governare un comparto caratterizzato da molteplici novità. Non possiamo non prendere in considerazione come sia cambiata l’opinione pubblica sulla questione della chiusura del ciclo. Nei mesi scorsi, a Terni, Rifondazione comunista, Sel e Idv hanno raccolto firme su una petizione popolare particolarmente esplicita: ‘Non bruciateci il futuro’, per un netto rifiuto al ritorno dell’incenerimento nella Conca ternana».

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