I presidenti delle province di Perugia e Terni, Guasticchi e Polli

di Ivano Porfiri

«Basta con i microfeudi», dice il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, parlando della soppressione annunciata di metà delle Province con la spending review. Nonostante i timori della vigilia, gli enti locali, a giudicare dalle reazioni, sembrano più preoccupati dei tagli ai trasferimenti che a quello delle Province.

I criteri e le procedure In verità, cosa accadrà con precisione si saprà entro dieci giorni, quanti il governo se ne è presi per deliberare i criteri esatti sotto cui le Province non avranno più ragione di esistere. Due i criteri per sfoltire una sessantina delle 107 attualmente esistenti: l’estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione (numero di abitanti inferiore, forse, a 350 mila). Poi, entro la fine dell’anno, anche la fase di accorpamento (mediante una procedura che vede il governo trasmettere la propria deliberazione con i criteri esatti al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, che verrà poi approvato dallo stesso Consiglio entro 40 giorni).

Terni verso la soppressione Tuttavia, alla luce delle bozze circolate in questi giorni, pare pressoché scontata la soppressione della Provincia di Terni, che con 2.122 km quadrati di estensione e 234 mila abitanti è ben sotto le soglie prefigurate. Niente, a dire il vero, è scontato. Con il passaggio al Consiglio delle autonomie locali (composto da rappresentati degli enti territoriali) si tenterà anche di operare un riequilibrio con Perugia. Dipenderà molto dalla soglia, ma non sarà facile. Anche perché l’obiettivo del governo è sfoltire e c’è da aspettarsi vincoli molto rigidi per gli accorpamenti.

E Perugia? Tra l’altro c’è da chiedersi cosa accadrà a Perugia. Il governo ha lasciato competenze importanti in capo alle Province: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade). Se sparirà Terni, però, ci sarà una Provincia coincidente col territorio della Regione con un’evidente sovrapposizione (se non di competenze) di potere per chi governerà. Sempre considerando che l’ipotesi di riforma del «Salva Italia» prevede che ad eleggere il futuro presidente della Provincia non saranno più i cittadini ma delegati dei comuni e delle unioni comunali.

I microfeudi Sulla materia arrivano i primi commenti. Per il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi,il dimezzamento deciso delle Province «ridisegna l’architettura istituzionale dello Stato sul territorio. L’Italia, con il taglio delle Province, compie una vera e propria svolta nell’assetto dello Stato. Basta con i microfeudi».

Guasticchi: noi apripista del cambiamento Il presidente dell’Upi Umbria e presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi resta guardingo. «Siamo in attesa – dice – del testo finale che stabilirà le modalità degli accorpamenti delle Province e i relativi parametri e, per questo, ogni giudizio resta sospeso. Pur tuttavia, è da sottolineare che le Province sono di fatto il soggetto ‘apripista’ della riorganizzazione dell’ordinamento istituzionale, ordinamento che necessariamente dovrà riguardare anche Comuni e Regioni. In un simile contesto, è importante il senso della responsabilità istituzionale che, a mio avviso, deve prevalere sulle posizioni di parte».  «Le Province con l’Upi in testa – sottolinea Guasticchi – sono favorevoli alla riorganizzazione e al riassetto delle istituzioni locali per giungere ad una razionalizzazione della spesa pubblica che porterà risparmi certi nelle casse del Paese, ma che deve puntare anche alla qualità dei servizi ai cittadini. La qualità dei servizi resta infatti uno degli obiettivi prioritari di cui tener conto in questa partita di riforme istituzionali. La razionalizzazione dei costi non dovrà pesare sulla qualità dei servizi alla collettività».

Ma i tagli no «Siamo preoccupati – evidenzia Guasticchi – per il taglio di 500 milioni di euro che rischiano di minare seriamente i bilanci delle Province le quali, con grande senso di responsabilità, si sono messe in gioco, proponendo riduzioni di spesa e accorpamenti in prima persona. A questo proposito, la nostra Provincia, da tempo, ha messo in campo scelte di razionalizzazione delle spese a partire dalla riduzione delle auto blu».

Ronconi: finirà come il tacchino Per Maurizio Ronconi, capogruppo Udc «la soddisfazione del presidente Guasticchi riguardo all’accorpamento delle Province finirà presto, appena qualcuno gli dirà che tra i tacchini per il prossimo Natale c’è anche la sua Presidenza con a corona tutti i consiglieri provinciali a mo’ di patatine. L’accorpamento delle Province, se salvaguarda le città capoluogo di regione, dovrebbe imporre lo scioglimento dei Consigli Provinciali entro il prossimo 31 dicembre. Così parrebbero le intenzioni e il presidente Guasticchi farebbe bene ad informarsi compiutamente perché sarebbe magra la consolazione di una Provincia ridotta ad ufficio senza neppure il suo diuturno attivismo».

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2 replies on “Province, il ministro: «Basta con i microfeudi». Terni verso la soppressione, resta l’incognita Perugia”

  1. Era ora !
    Basta sgobbare 10 ore al giorno per mantenere una miriade di impiegati nullafacenti.
    Lo stato deve costare il meno possibile(come nel resto del mondo), solo da questo presupposto può ripartire l’economia.

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