Marco Vinicio Guasticchi

Un invito a partecipare ai lavori del consiglio provinciale aperto di giovedì 13 è stato inviato dal presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi al capogruppo dell’Italia dei valori in consiglio regionale Oliviero Dottorini dopo le polemiche sull’abolizione delle Province. Al consiglio prenderanno parte l’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida e il presidente nazionale dell’Unione Province d’Italia Giuseppe Castiglione.

L’innesco della polemica Tutto è nato dalla dichiarazione con cui Dottorini ha definito un «grande successo» le 5.500 firme degli umbri sul ddl di iniziativa popolare per chiedere l’abolizione delle Province, fatto che «conferma il valore della giusta battaglia portata avanti dall’Italia dei Valori e allo stesso tempo ci incoraggia a proseguire la nostra azione riformatrice e di riduzione dei costi della politica anche negli enti locali umbri». Anche in Umbria, per Dottorini «i cittadini con le loro 5.500 firme hanno voluto lanciare un segnale forte alle forze politiche: basta agli sprechi nelle istituzioni, è necessario eliminare gli enti intermedi e inutili e restituire gradualmente funzioni e competenze a Regione e Comuni».

La replica: Province non sono inutili «E’ necessario – afferma Guasticchi – che Dottorini colga l’occasione di rendersi conto sul campo della effettiva situazione che caratterizza la vicenda delle Province, affrontata con troppa demagogia e senza il necessario buon senso. Ancora una volta, infatti, riscontro nel capogruppo Idv del consiglio regionale Dottorini quella demagogia, non supportata dalla realtà, con cui si continua a definire il livello istituzionale provinciale, sancito dalla Costituzione, ‘inutile’ senza minimamente rendersi conto delle funzioni e delle competenze delle Province di oggi, che non sono più quelle di qualche decennio fa. Un errore di valutazione che potrebbe costare molto caro all’intera collettività che sarebbe chiamata a pagare la messa in campo di altri livelli sostitutivi non certo meno costosi e che, tra l’altro, potrebbero essere più di uno (città metropolitane e nuove strutture di area vasta come previsto dal DDl del Consiglio dei Ministri)».

Capro espiatorio Dottorini, secondo Guasticchi, «dovrebbe sapere che i veri costi della politica non sono quelli delle Province, che i privilegi e gli sprechi vanno cercati altrove, nella pletora dei numerosi enti, 7 miliardi e 25mila consiglieri, che potrebbero invece essere assorbiti dalle Province. Si è voluto trovare un capro espiatorio, gettando fumo negli occhi della collettività. Dottorini ignora, forse, che il costo del personale delle Province in Umbria, in caso di soppressione, aumenterebbe del 30% e cioè di 13 Nmilioni di euro? Ignora che quanto percepito da un consigliere regionale è cosa ben più congrua di quanto percepito da un consigliere provinciale? ».

La controreplica Dottorini risponde ancora con un «invito sommesso» a Guasticchi: «abbandoni le difese d’ufficio e inizi a prendere coscienza di cosa pensano i cittadini, compresi quelli umbri, della duplicazione di enti e livelli istituzionali costosi e non indispensabili. L’unica cosa seria che può fare è ascoltare il grido di 5.500 umbri che chiedono rigore e coerenza e che rischiano invece di ricevere in cambio solo risposte col trucco”. «D’altra parte Guasticchi sa – dice Dottorini – che tutti i partiti, compreso il suo, hanno nei loro programmi l’abolizione delle Province. L’unica differenza tra noi e il Pd è che noi tentiamo di raccordare le enunciazioni di principio con gli atti concreti senza rifugiarci in esercizi di benaltrismo o in difese di poltrona».

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One reply on “Province, affondo di Dottorini. Guasticchi: «Non sono inutili, venga a confrontarsi con noi»”

  1. Questa resistenza a tagliare i costi della politica è una cosa indecente e vergognosa, ma dobbiamo ormai abituarci che la parola vergogna è oggi sinonimo di affari,furberia,un nuovo modello di essere “rampante”.
    Se il volere dei cittadini e tagliare le province dimostrate con i numeri che siamo in errore ,questa è la democrazia.

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