di Daniele Bovi
La parola più pronunciata dentro i corridoi del Pd è, dopo «sconfitta», «dimissioni». In alcuni case già presentate, in altri richieste, mentre in altri ancora c’è solo la minaccia di chiederle nel corso di giornate dove nel partito si riacutizzano gli scontri tra renziani e non renziani, tra «vecchio» e «nuovo». Lunedì sera, durante la riunione della segreteria comunale, sono finite sul tavolo di Francesco Giacopetti le dimissioni dei renziani di fede leonelliana: Lavinia Pannacci, Nicola Casagrande, Andrea Tafini e Francesco Rossi. Lettere che hanno una postilla chiara: se ce ne andiamo noi deve ovviamente mollare anche Giacopetti. Una richiesta che nel pomeriggio esce dalle stanze del partito con una nota ufficiale dove i quattro uscenti chiedono le dimissioni dell’intera segreteria comunale, da consegnare all’assemblea che si terrà nei prossimi giorni, e l’avvio di una riflessione seria, «senza scaricabarile», per «riprendere il cammino di rinnovamento intrapreso e di affrontare con fiducia la prossima scadenza elettorale delle Regionali 2015».
VIDEO: IL COMMENTO DI GIACOPETTI
E ROMIZI PENSA ALLA GIUNTA
VIDEO: IL COMMENTO DI GUASTICCHI
Responsabilità Lo scontro, plastico anche se ‘nascosto’ dietro le formule della politica, è anche tra il segretario comunale e quello regionale. Al centro del ring c’è il tema delle responsabilità da assumersi dopo una sconfitta epocale: Leonelli nella sua conferenza stampa ha spiegato che la debacle non è figlia della sua segreteria, mentre martedì la linea di Giacopetti è stata un’altra: «I problemi – dice – vengono da lontano, sono profondi e coinvolgono tutti i pezzi di partito. Quello che è successo non dipende solo dallo scontro tra vecchio e nuovo o dalla rottamazione, dal “cambiamento” usato come arma di scontro interno». Giacopetti non dà le dimissioni ma non si arrocca, mettendosi «a disposizione del partito. Io – continua – non ho rendite o poltrone da difendere e il segnale che si deve dare non è collegato alle decisioni di un singolo, perché tutti si devono prendere le loro responsabilità. Individuare capri espiatori e risolvere tutto con un gesto singolo significherebbe mancare di onestà e non capire cosa ci hanno chiesto i cittadini».
LA CONFERENZA STAMPA DI LEONELLI
CHI ENTRA IN CONSIGLIO (E CHI NO)
Scontro interno A molti con tutta evidenza le parole del segretario regionale non sono piaciute perché sono parse un tentativo troppo evidente e marcato di scansarsi dalle macerie: «Giocare a rimpiattino e riaprire lo scontro interno – dice Giacopetti – non serve. Quello che serve ora è una riflessione severa, onesta e profonda, ma non lunga mesi». Analizzando quanto successo domenica il segretario parla di «risultato inequivocabile e inatteso», di un «voto di opinione che ci ha punito» perché «il rapporto con la città si è incrinato. Un perugino su due ha deciso di non decidere mentre l’amministrazione, oltre agli effetti di una crisi che è arrivata in ogni angolo della città, è stata lontana dalla vita quotidiana e non ha comunicato le cose buone fatte. Di certo però Boccali non può essere il terminale di tutte le difficoltà, si perde e si vince tutti insieme. E quando c’è un cadavere non servono gli avvoltoi». Nel pomeriggio il segretario è tornato a ribadire che «come sempre e tanto più in momenti difficili e complicati come quello che stiamo vivendo, i ruoli pro tempore sono in discussione. Dunque: la mia posizione è, ovviamente, in discussione, come tutte le altre cariche pro tempore, a patto che questo serva a sollecitare un’assunzione di responsabilità collettiva».
Odio Gli oltre 13 mila voti persi da Boccali tra primo e secondo turno secondo Giacopetti non sono da imputare a un mancato impegno dei candidati consiglieri o a complotti perché «tutto il partito si è impegnato per far vincere Boccali e c’è massima stima per tutti. Ripeto, si è incrinato il rapporto con la città». Il segretario spiega che i voti sono evaporati sotto l’effetto dell’astensione e «del referendum sul sindaco scattato dal 26 maggio. C’è stato un clima di odio contro una persona mai visto in questa città. Non ha vinto Romizi, abbiamo perso noi in una battaglia dove Boccali è parso vecchio, cosa che non è, contro una faccia giovane e fresca dietro alla quale c’era una lista di apparato». Per quanto riguarda il futuro, il segretario non vede «una traversata nel deserto. Saremo – dice – un’opposizione seria, consapevole, propositiva e senza pregiudizi. Dovremo anche liberarci dal peso degli intrecci e continuare ad aprirci chiudendo i conti con il passato».
Guasticchi Nella sua pagina Facebook invece il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi parla di un partito umbro «da riorganizzare dopo una profonda autocritica. Bisogna cambiare veramente verso, aprire il Pd all’esterno e rompere lo schema dell’arroccarsi nei circoli». Guasticchi accenna al grande scarto tra il voto delle europee e quello delle amministrative dicendosi «certo che il Pd umbro saprà a questo punto capire – conclude – che il partito dovrà assumere concretamente quell’impronta aperta e riformista sollecitata da Renzi».
Twitter @DanieleBovi

Nei Circoli non ci si arrocca, caro Guasticchi. Nei Circoli si lavora e si lavora duramente e come VOLONTARI, quindi almeno abbi un minimo di rispetto. E ti faccio presente che il termine arroccarsi lo si usa normalmente quando si parla di Poltrone: tu ne sai qualcosa?