di Ivano Porfiri
Si chiude un ente, si apre una fase politica. La coincidenza delle date è casuale, ma significativa. Marco Vinicio Guasticchi, l’ultimo presidente eletto dal popolo. «Finisce una storia lunga 153 anni iniziata con Napoleone Pepoli – ha ricordato – una storia gloriosa. Provo amarezza ma anche l’orgoglio di essere protagonista di un passaggio istituzionale importante».
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Da presidente a commissario Guasticchi, affiancato dal vicepresidente Aviano Rossi e dagli assessori Carlo Antonini, Luciano Della Vecchia, Domenico De Marinis, Piero Mignini, Roberto Bertini e Domenico Caprini (Donatella Porzi era assente per impegni improrogabili) ha chiarito che rimarrà al suo posto, fino al 31 dicembre, insieme alla Giunta a titolo “non oneroso”, mentre il Consiglio provinciale del pomeriggio è stato l’ultimo composto da rappresentanti dei territori eletti dai cittadini. «La legge Delrio – ha spiegato Guasticchi – prevede che entro il 30 settembre dovrebbe essere eletto il nuovo Consiglio che potrebbe essere composto sia da consiglieri provinciali uscenti che da rappresentanti dei Comuni. L’elezione del presidente dovrebbe invece avvenire il 31 dicembre. Nel frattempo gli attuali presidenti delle Province continueranno a svolgere il loro mandato assumendo anche le funzioni del Consiglio. Resta il fatto che per ora direttive precise non ci sono nemmeno rispetto alle funzioni che la Regione potrà delegare alle Province. Posso però sin da ora assicurare che nessun dipendente perderà il posto di lavoro».
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Lettera ai dipendenti Guasticchi ha riferito di aver inviato una lettera a ciascun dipendente nella quale rassicura sul futuro lavorativo, alla luce della legge Delrio, che stabilirà quali funzioni saranno delegate alle nuove Province. «A breve ci incontreremo con la Regione – ha specificato Guasticchi – per chiarire sulle attuali funzioni che svolgiamo su delega regionale. Approfitto, anzi, per ringraziare anche la presidente Marini, che ringrazio per la collaborazione».
Ente dissanguato Secondo Guasticchi, «la chiusura delle Province è iniziata da almeno cinque anni: l’ente è stato dissanguato con tagli continui, che ci hanno costretto a una spending review drastica, anche perché abbiamo trovato 5 anni fa tantissimi dipendenti, 2 milioni di euro di affitti che abbiamo ridotto a 400 mila. Ora la Provincia cambia, ma si deve decidere cosa fare: se si continua a tagliare diventerà inevitabile, nei prossimi anni, dichiarare il dissesto, come sta già avvenendo in molti enti». Queste alcune cifre in euro: tagli trasferimenti: 3.674.000 (2011), 16.497.000 (2012), 23.971.000 (2013), 27.971.000 (2014); obiettivo Patto di Stabilità: 1.252.000 (2009), 1.266.090 (2010), 4.594.000 (2011), 16.780.000 (2012), 21.268.000 (2013), 20.937.000 (2014); investimenti: 28.731.446,19 (2009), 16.407.354,93 (2010), 13.705.504,86 (2011), 12.565.338,95 (2012), 38.896.425,24 (2013). Le spese di funzionamento dell’ente sono passate dai 66.424.417,30 del 2009 ai 59.063.530,63 del 2013 di cui per il personale da 43.929.662,30 euro di inizio legislatura a 40.396.041,31 del 2013 con ulteriori riduzione dei costi nei primi sei mesi del 2014.
Caso Perugia: «Scelte sbagliate» Guasticchi non si è sottratto a chi gli chiedeva di commentare le ultime vicende politico-amministrative, a partire dalla sconfitta del centrosinistra a Perugia. «Ho molto apprezzato molto le parole di Wladimiro Boccali – ha detto – ma nessuno deve essere crocifisso. Dal mio punto di vista c’è stata la pessima gestione della campagna elettorale. Dovevamo aprirci alla città e non promuovere iniziative soltanto nei circoli. Si è giocato sulla difensiva e non sulle piazze».
Pd: «Dobbiamo cambiare» Sulla situazione del Pd, per Guasticchi «va inoltre chiusa la questione tra ex-Ds ed ex-Margherita: è una partita morta. Nè può esserci una guerra tra ‘renziai’ e non ‘renziani’ anche perché oggi tutti si dichiarano renziani dimenticando che quando io portai per la prima volta a Perugia, Matteo Renzi, nessun dirigente del partito, tranne me, si presentò all’iniziativa pubblica organizzata al Capitini. Ma questa è acqua passata. Quello che conta è selezionare una classe dirigente che sappia interpretare al meglio un cambiamento culturale ormai irrinunciabile e non basta avere 20 anni per essere l’emblema del rinnovamento. Per amministrare ci vogliono enormi competenze». Infine sul suo futuro personale: «Fino a fine anno gestirò la transizione della Provincia poi se ci saranno le condizioni vedremo per le regionali a cui non nego di essere interessato».
