L'ingresso degli uffici comunali (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Niente nomi, niente cifre e l’ombra di una cortina fumogena lungo i corridoi di Palazzo dei Priori. A testimonianza di quanto il caso sia delicato, lunedì all’ora di pranzo è andata in scena una delle più lunghe sedute della conferenza dei capigruppo di questa consiliatura: due ore durante le quali però hanno è stato prodotto poco o nulla. Da una parte del tavolo il presidente del consiglio comunale Leonardo Varasano e il segretario generale del Comune Francesca Vichi e, dall’altra, i capigruppo di maggioranza e opposizione. Chi si aspettava nomi e cifre è però rimasto deluso: sul tavolo non è stato portato nulla di concreto; gli uffici hanno spiegato che al momento non sono stati fatti passi in avanti e che l’istruttoria non è conclusa: «C’è stato – dicono dall’opposizione – un muro di gomma».

I sospetti Di lì a poco, nel pomeriggio, prenderà il via anche la prima seduta del consiglio comunale dopo la pausa estiva, per la quale le opposizioni avevano già sistemato i petardi sotto i banchi. L’idea era quella di portare il caso subito all’attenzione dell’aula, ma senza nomi e numeri le polveri sono bagnate, e quindi tutto rinviato alla prossima occasione utile. La vaghezza delle risposte offerte durante la conferenza mattutina e la coincidenza con il consiglio pomeridiano hanno fatto sorgere, tra i banchi dei consiglieri di opposizione, più di un sospetto sull’esistenza di una strategia dilatoria tesa a offrire ai consiglieri morosi più tempo per mettersi in regola.

Nomi e cifre Secondo i nomi spifferati nel palazzo si tratta di cinque persone, quattro di maggioranza e una di opposizione, più due assessori; questi ultimi, insieme a due consiglieri, avrebbero saldato i propri debiti con il Comune proprio negli ultimi giorni, ancora prima che il caso finisse sui giornali. Da qui il dubbio di alcuni consiglieri: qualcuno li ha avvertiti dei controlli in corso e li ha avvertiti? A far scoppiare il caso è stato un accesso atti fatto da un consigliere di opposizione il 17 agosto, secondo atto arrivato dopo un’interrogazione di circa un mese fa scritta in seguito alla vicenda analoga che ha coinvolto il caso di Terni.

Altro accesso atti In entrambi i casi non ci sono ancora risposte scritte e così lunedì a tornare alla carica è stata la capogruppo del M5S Cristina Rosetti, che ha deciso di fare un altro accesso agli atti ancora più particolareggiato di quello presentato a metà agosto dal collega. «Per il M5S – scrive su Facebook – non c’è nessun mistero, si è coperto il tutto finché non si è potuto più fare perché sarebbe stata una palese omissione. Insistiamo: chi di dovere sapeva o avrebbe dovuto sapere, che è esattamente la stessa cosa. Un modus procedendi di cattiva amministrazione che a Palazzo dei Priori non è mai cambiato anzi è peggiorato. Ci sono burocrati che pensano di dover rispondere a chi li nomina invece che alla città. I nomi, su cui si nicchia, vanno resi pubblici; l’informazione è di evidente interesse generale». Insomma, la battaglia va avanti.

Twitter @DanieleBovi

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