di Daniele Bovi
Nove anni fa l’”onore” di essere nominato in aula toccò a Deivo Marinelli, allora proprietario del leggendario bar Papaya di via dei Priori, luogo di ritrovo di varia umanità, punto di riferimento per una certa intellettualità anticonformista cittadina, avvolgente rifugio per alcuni politici. Allora il trio di grandi elettori umbri era composto, come consuetudine vuole, dal presidente del consiglio regionale (Mauro Tippolotti), dalla presidente della Regione (Maria Rita Lorenzetti) e da un rappresentante dell’allora opposizione di centrodestra (Ada Spadoni Urbani). I sospetti, secondo i bene informati, si concentrarono tutti sul primo. Giovedì invece a Roma la voce della presidente della Camera Laura Boldrini ha pronunciato, durante lo scrutinio, il nome di Giuliano Mignigni, procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia e pubblico ministero in alcuni casi di grande rilievo mediatico: basti pensare al caso Narducci e al processo per la morte di Meredith Kercher, uccisa a Perugia nel 2007. Di chi sarà stata la manina che nel segreto dell’urna presidenziale ha vergato il nome di Mignini? Di sicuro, scherza qualcuno, non è stata quella dell’avvocato Giulia Bongiorno, eletta nelle liste di Scelta civica, che da anni si occupa di difendere Raffaele Sollecito.
La giornata Il trio umbro questa volta è composto dal presidente del consiglio Eros Brega, dalla presidente della Regione Catiuscia Marini e, per l’opposizione di centrodestra, da Andrea Lignani Marchesani. Che sia stato uno di loro a scrivere il nome? La prima “chiama”, almeno a guardare i profili Facebook dei protagonisti, è scivolata via in un clima disteso tra selfie, scatti incerti e twit. Marini immortala il voto di un Giampiero Giulietti la cui figura ha contorni sfocati, quasi impressionistici; in un’altra foto, un puntino giallo sullo sfondo è la chioma bionda di Valeria Cardinali mentre in un’altra ancora si intravvede una parte del senatore Gianluca Rossi. Poi accanto alle urne un alone rosa, ovvero la giacca della presidente immortalata «da un fotografo scarso». In aula i 101 che affossarono Prodi sono tutti lì, ma giovedì sono apparsi un ricordo lontano. Quasi a voler scacciare l’incubo Valeria Cardinali sul suo profilo per due volte ribadisce che stavolta il Pd è unito, che il partito «all’unanimità» è compatto su Sergio Mattarella. Le foto dell’ex Dc compaiono anche sulle bacheche di Giulietti e Marini. Lignani Marchesani invece è su tutt’altra posizione: «Certi nomi non li digerisco». Venerdì altro giro altra “chiama”.
Twitter @DanieleBovi

Mignini dopo la persecuzione di innocenti Amanda Knox e Raffaele Sollecito, il mio consiglio è che nessuno venuto in Italia per studiare.
Ai perso l’occasione per stare zitto
Giuliano Mignini… 1 voto come Magalli, Barbara D’Urso, Razzi e la Ferilli