Ceriscioli, Marini e Rossi brindano con il sagrantino

di Ivano Porfiri
@irvine76

Si chiami pure “Patto del sagrantino” o delle tagliatelle al tartufo. Fatto sta che la stretta di mano tra i presidenti di Umbria, Toscana e Marche, sabato a pranzo al ristorante ‘La Taverna’ di Perugia, rischia di essere uno di quelli che scrivono una pagina di storia. Il tema affrontato dalla padrona di casa Catiuscia Marini con Enrico Rossi e Luca Ceriscioli è quello della macroregione ovvero di un riassetto istituzionale che, in un futuro che non sembra neppure troppo remoto, possa ridisegnare i confini e creare la cosiddetta ‘Italia di Mezzo’. I tre ci vanno molto cauti: «Partiamo dal basso, dall’integrazione dei servizi, non da astratti collage o dal tema del futuro capoluogo», hanno ripetuto fino allo stremo. Però si procede già a spron battuto: dai primi di gennaio si lavora a un documento comune da portare ai rispettivi consigli regionali. Anche perché Renzi si muoverà presto e tutto si vuole fuorché farsi imporre decisioni dall’alto.

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Partire dal basso «Quello di oggi è un primo incontro – ha spiegato in conferenza stampa Catiuscia Marini -, l’idea è quella di avviare un percorso che non parta dai vertici, ma sia esteso alla società. Quindi è importante che la riflessione possa coinvolgere il mondo delle imprese, del lavoro, che investa i consigli regionali. L’idea è un lavoro comune per punti strategici delle nostre comunità. Lavorando insieme su alcuni obiettivi comuni possiamo innescare processi positivi nelle singole regioni». Anche Rossi, colui che per primo ha avviato il dibattito, trova «intelligente una costruzione dal basso, con le forze sociali che devono dire la loro. A volte ci sono fusioni a freddo, noi abbiamo tratti comuni che ci spingono intanto a lavorare insieme, poi vedremo».

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Punti di partenza E elencare i punti principali che saranno sostenuti nel documento da sottoporre ai consigli regionali è Ceriscioli. «Le intese che possiamo costruire possono portare vantaggi e benefici fin da subito – dice -. Ad esempio l’agenzia di pagamento per l’agricoltura come c’è in Toscana (mentre Umbria e Marche usano l’Agea, ndr) accorcerebbe di mesi i pagamenti. Sulla banda ultralarga, poi, mettere insieme le risorse e proporre a qualcuno un progetto su tre regioni darebbe enormi vantaggi. Per non parlare del tema cruciale delle infrastrutture. Il capoluogo? Quello è il comignolo, parlare di capoluogo adesso è come mettere gli ultimi coppi del tetto quando noi vogliamo partire dalle fondamenta». Rossi aggiunge la E78 facendo pressione sull’Europa per finanziare l’undicesimo corridoio, e l’internazionalizzazione delle imprese. «Ma soprattutto l’uso dei fondi europei, su cui aggregandosi si può fare moltissimo». Secondo Marini «intanto bisogna fare cose comuni che ci aiutino a ripartire, razionalizziamo meglio i conti pubblici e diamo una mano al governo. Siamo anche regioni che hanno retto la prova su temi fondamentali come la sanità, la tenuta dei conti pubblici o l’uso dei fondi europei. Tre regioni hanno anche una grande forza di immagine».

Troppe 20 regioni L’accelerazione impressa serve sì a mettere insieme politiche comuni, ma anche a disinnescare il pericolo di aggregazioni imposte dall’alto. «Il Paese – ha sottolineato Rossi – vive un processo di riforme istituzionali che io condivido. Alcune si dovevano fare negli anni 70 come l’abolizione del Senato o delle Province. Anche la riforma del Titolo V della Costituzione: il creare staterelli regionali non ha funzionato. In questo quadro credo che 20 regioni in Italia siano davvero troppe, la dimensione attuale non ci rende competitivi. Siamo in questo processo, vedremo come si vorrà realizzare, le cose da discutere. Partiamo dalla base, è un buon modo. Tra le nostre tre realtà c’è una storia, un’economia, un’identità di paesaggi. Ci sono problemi comuni, cominciamo a parlare di questi. Intanto la riforma vada avanti e vediamo quello che accade. Le riforme non ci fanno paura, anzi. E’ ora che l’Italia di mezzo dia il suo contributo al Paese». Marini è concorde. «A inizio nuovo anno lavoreremo per indicare un percorso – precisa -. Lo sforzo che vogliamo fare è evitare che questo processo si faccia all’interno di un centro studi o di un’aula parlamentare, non vogliamo un laboratorio astratto. Chi è nelle Regioni ha un punto di vista su opportunità e problemi e dunque può immaginare un percorso che sia legato al territorio».

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