di Ivano Porfiri
Un divisione che può sembrare stramba e che tanti chiedono venga rivista. I collegi dell’Italicum, la nuova legge elettorale oggetto dell’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, stanno facendo discutere la comunità politica umbra ma anche quelle di altre regioni.
La cartina Per far capire meglio cosa stia avvenendo, Umbria24 ha disegnato la cartina prodotta nell’allegato al testo delle legge elettorale, depositata in commissione Affari costituzionali della Camera. A prima occhiata emerge subito la suddivisione longitudinale del territorio: da una parte il collegio numerato col 75 a livello nazionale vede accorpati i vecchi collegi dell’uninominale di Perugia centro, Perugia-Todi, Città di Castello e Orvieto. Dall’altra quello numerato col 76 con Gubbio, Foligno-Spoleto e Terni. Questa ripartizione dovrebbe far eleggere 5 deputati nel primo collegio e 4 nel secondo. Per il Senato la divisione è ancora più bizzarra con Città di Castello, Perugia centro, Orvieto e Terni da una parte e Perugia-Todi, Foligno-Spoleto e Gubbio dall’altra con 4 senatori da un lato e 3 dall’altro. Va anche detto che, se davvero la legge elettorale verrà approvata nel quadro delle riforme istituzionali, quella per il Senato resterà solo sulla carta, dato che la camera alta diventerà appannaggio delle autonomie.
Collegi da ridisegnare La suddivisione così fatta ha subito scontentato tanti. La presidente Catiuscia Marini a caldo, su Facebook, l’ha definita «una follia opera di burocrati». Stessi toni da Alfredo De Sio (FdI). E, in effetti, la suddivisione attuale è provvisoria e fatta in fretta e furia per rispettare i tempi di deposito del testo in commissione. Tra l’altro si parla anche di ridurre gli attuali 148 collegi della camera portandoli a 120. Un emendamento del Partito democratico chiede che venga affidata al governo la delega per ridisegnare i collegi entro i 90 giorni successivi all’approvazione del testo, che dovrebbe avvenire (se tutto andrà spedito) entro i primi giorni di marzo. Una mossa, questa, che politicamente si traduce in un blocco a chi vorrebbe andare al voto subito dopo il sì al nuovo meccanismo elettorale.
Via al mercanteggiamento Se della materia si occuperà il governo in tre mesi verranno, dunque, tracciati i nuovi confini dei collegi. Se dovesse, invece, essere delegato il Parlamento (come chiede Forza Italia) si rischiano tempi ben più lunghi. Questo perché ogni parlamentare è prevedibile che cerchi di spostare nel suo territorio Comuni a lui favorevoli. Un mercanteggiamento facilmente pronosticabile.
Cambierà poco In ogni caso, per l’Umbria dovrebbe cambiare poco: la riduzione da 148 a 120 non potrà far scendere l’Umbria al di sotto di due collegi. E, a questo proposito, i due collegi non possono ricalcare le attuali province, visto che si dovranno quasi equivalere dal punto di vista del numero di elettori. Certo, si può fare una divisione più «orizzontale», magari accorpando Foligno-Spoleto a Terni sul modello delle Asl. Ma qualcuno resterà comunque scontento.
L’opinione di Laffranco «Ne sono certo, che qualcuno resterà scontento. D’altronde questa legge è frutto di compromesso in tutti i suoi aspetti». La pensa così il deputato perugino di Forza Italia, Pietro Laffranco, che per 5 anni si è occupato di legge elettorale in commissione Affari istituzionali. «L’Italia, va detto – aggiunge – ha un bisogno assoluto di una legge elettorale e per questo va fatta presto ma bene. Io sarei stato più favorevole a un sistema spagnolo puro o al Mattarellum, ma ognuno ha dovuto fare dei passi indietro e questo è il compromesso che è scaturito». Per Laffranco, «la legge deve marciare di pari passo alla riforma costituzionale: con tempi diversi ma vanno fatte entrambe. Certo, la gran mole di emendamenti depositati oggi mi induce qualche preoccupazione». Sulla divisione dell’Umbria in collegi, Laffranco sottolinea come «il tema meriti un supplemento di riflessione, ma difficilmente alla fine saranno tutti contenti e bisognerà puntare alla riduzione del danno. Lo scopo – conclude – deve essere di rendere i territori meno eterogenei possibile».

E’ evidente che se ancora si continua ad avere politici e burocrati che si preoccupano + della spartizione di collegi, rappresentanti accorpamenti, che delle condizioni in cui versano le aziende umbre, i lavoratori umbri ed i cittadini umbri, qualcosa di sbagliato nella legge elettorale c’è. Mi sorge anche il dubbio che forse c’è molto più di sbagliato in noi elettori che ancora riusciamo ad eleggere uomini piccoli come pseudo politici …. invito tutti a riflettere sul vero significato di politica, termine che deriva dal greco e che stava ad indicare la gestione della città e quindi della cosa pubblica, arte del governo e delle società (parliamo di Aristotele Marx Hoibbes). Unico problema lo dovrebbero fare persone capaci competenti e non dovrebbe essere un lavoro.