L'ex sindaco di Perugia Andrea Romizi (©️Fabrizio Troccoli)

A 32 anni dalla fondazione di Forza Italia e dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, il partito celebrerà venerdì il suo primo congresso regionale, al Park Hotel di Ponte San Giovanni. Così come in tante altre regioni italiane però, niente pathos o sfide all’ultimo voto dato che la soluzione scelta sarà quella unitaria: alla guida del partito sarà eletto l’ex sindaco di Perugia Andrea Romizi, attuale consigliere regionale. Un congresso importante, al quale parteciperà l’onorevole Enrico Costa, non solo perché si tratta del primo nell’ultratrentennale storia del partito, ma anche in vista dei prossimi appuntamenti. Dal 2024 il centrodestra umbro, nel frattempo a trazione FdI, ha inanellato una serie di dolorose sconfitte: in primis Perugia e la Regione, ma anche quelle in altri Comuni importanti; sconfitte che hanno comportato un arretramento sui territori.

Le elezioni In vista ora ci sono test importanti per i forzisti come le elezioni, il prossimo anno, in Comuni politicamente di prima fascia come Città di Castello, Spoleto, Todi e Narni; tutti, a parte Todi, governati dal centrosinistra. A questi si aggiungeranno anche Avigliano Umbro, Bettona, Bevagna, Cascia, Castel Giorgio, Deruta, Montecastrilli, Monteleone di Spoleto, Nocera Umbra, Otricoli, Parrano, Poggiodomo e Valtopina. Ma il 2027 sarà anche e soprattuto l’anno delle politiche: benché la scadenza naturale della legislatura sia in autunno, le ipotesi sul tavolo negli ultimi giorni parlano di una possibile apertura delle urne tra aprile e giugno. E poi c’è il 2029, l’anno in cui si tornerà a votare per le regionali: sfumata la candidatura nel 2024 – tra non pochi rimpianti di molti esponenti del centrodestra – il nome di Romizi potrebbe essere tra quelli sul tavolo per sfidare il Campo largo. Insomma, anni in cui non mancherà il lavoro al segretario.

Numeri e regole Secondo i numeri forniti dal partito, gli aventi diritto al voto sono complessivamente 1.274 iscritti in tutta la regione. La maggior parte della base elettorale del partito si concentra nella provincia di Perugia, che conta 983 aventi diritto, mentre la provincia di Terni registra 291 iscritti abilitati al voto. Le operazioni di voto si svolgeranno interamente nella giornata di venerdì. L’apertura dei seggi è fissata per le 15, mentre la chiusura delle urne avverrà alle 21 dello stesso giorno. Per consentire la massima partecipazione sul territorio sono state previste due diverse sedi per esprimere il voto. Il seggio principale sarà allestito a Perugia, al Park Hotel, mentre per gli iscritti dell’area ternana sarà attivo un seggio provinciale a Terni, presso la sede locale del partito in Largo dei Banderari 3.

Il congresso Per poter votare ed essere eletti, i partecipanti dovranno presentarsi muniti di un documento d’identità valido e risultare in regola con l’iscrizione annuale a Forza Italia. Sono inoltre ammessi al voto i grandi elettori come previsto dallo statuto. L’ordine del giorno prevede l’elezione del nuovo segretario regionale e di dieci componenti della segreteria. Per quanto riguarda le procedure formali, le proposte di candidatura alla segreteria e le liste collegate devono essere depositate presso l’ufficio organizzativo nazionale con almeno 48 ore di anticipo rispetto all’inizio dei lavori congressuali. Ciascuna candidatura deve essere sostenuta dalla firma di almeno il 15 per cento degli aventi diritto al voto di ciascuna delle due province umbre. Infine, il numero dei candidati all’interno di ciascuna lista non può superare di oltre il 20 per cento il numero dei posti effettivamente disponibili nella segreteria regionale.

Un mondo nuovo Tutto un mondo da scoprire per un partito che, per oltre 30 anni, è stato quello verticistico e leaderistico per eccellenza; una “monarchia” retta da Silvio Berlusconi. Fin dalla sua fondazione, infatti, FI ha sempre mantenuto una struttura interna verticale e fortemente centralizzata, con la nomina diretta dei referenti locali da parte della presidenza nazionale rispetto alla celebrazione di congressi aperti alla base. Congressi che sono parte della strategia di Antonio Tajani volta a radicare di più il partito sul territorio e a legittimare i quadri dirigenti attraverso il voto degli iscritti dopo decenni di nomine dall’alto.