Il procuratore generale Sergio Sottani

Dall’assistente intelligente per leggere i fascicoli alla ricerca giurisprudenziale avanzata, dalla verifica degli atti all’analisi delle intercettazioni. La Procura generale presso la Corte d’appello di Perugia mette nero su bianco un progetto per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli uffici requirenti del distretto umbro. Un percorso che punta a utilizzare le nuove tecnologie per velocizzare e rendere più efficace il lavoro, ma fissando un limite preciso: l’IA può assistere il magistrato, non può sostituirne il giudizio.

Le linee guida nascono nell’ambito dei poteri di vigilanza del procuratore generale e tengono conto delle raccomandazioni del Consiglio superiore della magistratura sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella giustizia, adottate nell’ottobre 2025 e aggiornate il 22 luglio 2026, anche alla luce della sperimentazione di Microsoft 365 Copilot presso il ministero della Giustizia.

Per la Procura generale di Perugia non si tratta però di una novità arrivata con l’esplosione dell’IA generativa. L’ufficio rivendica un percorso iniziato già il 22 febbraio 2022, quando venne organizzato un incontro di autoformazione per la magistratura requirente del distretto dedicato alla «giustizia predittiva, l’intelligenza artificiale e i big data». Da allora la sperimentazione è proseguita con la Banca dati di merito, diventata successivamente un’esperienza di rilievo nazionale, e con strumenti di assistenza alla formulazione del Mandato di arresto europeo, esperienza richiamata dallo stesso Csm.

Oggi l’intelligenza artificiale viene già utilizzata in alcune attività della Procura generale perugina. Tra queste la lettura e l’analisi dei dati del «Cruscotto del Pubblico ministero», nato in via sperimentale proprio nel distretto umbro e poi diventato uno strumento stabile del ministero, oltre al supporto alla redazione dell’editoriale del Notiziario mensile della giurisprudenza del distretto e alla Relazione annuale per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Il principio fissato nel documento è quello di una «intelligenza aumentata», non artificiale al posto dell’uomo. L’uso dell’IA dovrà essere trasparente, verificabile e sottoposto costantemente al controllo umano. Tra i principi indicati ci sono la tutela della riservatezza dei dati, la tracciabilità del processo di elaborazione, la controllabilità dei risultati e il mantenimento della responsabilità decisionale in capo al magistrato.

C’è anche una regola specifica sulla trasparenza: quando l’intelligenza artificiale abbia contribuito alla formazione di un atto, di un documento o di un elaborato destinato alla circolazione interna o esterna, il suo utilizzo dovrà essere dichiarato. L’obiettivo è rendere conoscibile il modo in cui l’atto è stato prodotto e permettere di verificare qualità e affidabilità del risultato.

Le applicazioni immaginate sono numerose. La prima riguarda il fascicolo digitale. Un assistente intelligente potrebbe sintetizzare grandi quantità di documenti, individuare persone, fatti, luoghi e date, ricostruire automaticamente la cronologia degli eventi, segnalare elementi rilevanti o possibili incongruenze e predisporre schede riassuntive. L’obiettivo è ridurre i tempi necessari per studiare i procedimenti più complessi.

L’IA potrebbe inoltre diventare uno strumento per la ricerca giurisprudenziale, capace di individuare orientamenti consolidati, segnalare contrasti interpretativi, costruire mappe dei precedenti e produrre sintesi. Una funzione che, nelle intenzioni della Procura generale, non dovrebbe favorire il conformismo giurisprudenziale, ma consentire al magistrato di conoscere meglio il quadro dei precedenti prima di assumere una decisione.

Un altro capitolo riguarda la verifica tecnica degli atti. Il progetto prevede un «revisore intelligente» in grado di segnalare omissioni, carenze motivazionali, errori nei riferimenti normativi, citazioni giurisprudenziali superate e incoerenze logiche o redazionali. Non un «magistrato artificiale», sottolinea il documento, ma uno strumento di controllo della qualità tecnica.

L’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata anche per analizzare i flussi di lavoro degli uffici: sopravvenienze, procedimenti definiti, arretrato, tempi di trattazione e aree di maggiore criticità. In questo caso la tecnologia servirebbe a supportare i dirigenti nella programmazione delle risorse e nell’individuazione delle buone pratiche.

Tra le ipotesi più concrete c’è poi un sistema per la gestione delle riunioni, capace di trascrivere gli interventi in tempo reale, produrre il verbale ed estrarre il deliberato. E ancora, strumenti per supportare l’analisi delle intercettazioni nei procedimenti più complessi, con la possibilità di catalogare le conversazioni, individuare soggetti, luoghi ed eventi, ricostruire reti relazionali e riconoscere temi ricorrenti. In questo ambito la Procura ribadisce però che ogni risultato prodotto dall’IA dovrà essere sottoposto a verifica e validazione umana.

Un ulteriore impiego riguarda la ricostruzione automatizzata della cronologia del quadro probatorio, mettendo insieme fonti documentali differenti. Per gli uffici requirenti di secondo grado potrebbe diventare uno strumento per ricostruire in modo più rapido lo sviluppo del dibattimento di primo grado e verificare anche l’effettiva conoscenza del processo da parte dell’imputato.

Il progetto guarda infine alla formazione dei magistrati e del personale amministrativo, con strumenti capaci di illustrare novità normative e giurisprudenziali, preparare materiali di studio, personalizzare percorsi formativi e simulare casi pratici. Prevista anche l’evoluzione delle banche dati giudiziarie verso sistemi interrogabili attraverso il linguaggio naturale, nel rispetto delle regole di anonimizzazione e sicurezza.

Alla base di tutto resta però la tracciabilità. Ogni utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito processuale dovrebbe consentire di ricostruire quale sistema è stato utilizzato, quali dati sono stati elaborati, quali risultati sono stati prodotti e quali verifiche sono state effettuate dall’operatore.

Le linee guida si inseriscono nel quadro dell’AI Act europeo, della legge italiana 132 del 2025 e delle raccomandazioni del Csm. La Procura generale non le considera un insieme di regole immutabili, ma una base di lavoro destinata ad aggiornarsi con l’evoluzione della tecnologia e della normativa, attraverso il confronto con il Csm, il ministero della Giustizia, gli uffici requirenti del distretto e l’avvocatura.

La filosofia indicata dalla Procura generale di Perugia è quindi quella di governare l’innovazione, senza subirla. L’obiettivo, si legge nel documento, non è «inseguire l’innovazione per l’innovazione», ma utilizzare l’IA come strumento al servizio della persona e della giustizia. Una tecnologia che può aumentare le capacità di chi lavora negli uffici giudiziari, ma che non deve mai diventare un surrogato della responsabilità, della cultura giuridica e della coscienza critica del magistrato.