di Francesca Marruco
Mentre a Roma metteva la firma sul verbale di accordo per il futuro di Ast, siglato al Mise dopo oltre 24 ore di trattativa, a Bruxelles negli stessi minuti, il comitato delle regioni d’Europa riunito in sessione plenaria, approvava il suo parere con un solo voto contrario sulla diversificazione della spesa pubblica.
Il parere E quindi, con il parere presentato dalla presidente della Regione Umbria, nonché primo vicepresidente del comitato delle regioni, Catiuscia Marini, «Regioni e città chiedono a governi e Commissione di convergere al più presto sull’esclusione del cofinanziamento dei fondi strutturali dal calcolo dell’indebitamento nazionale, di fare chiarezza sui margini di flessibilità consentiti dalle regole attuali per interventi a favore della crescita e di potenziare la capacità di prestito della Banca Europea degli Investimenti».
Bore Il parere, vista l’assenza della Marini, spiegata dettagliatamente ai presenti sia alla riunione del gruppo PSE che al CoR, è stato dunque illustrato in aula dall’inglese Albert Bore che prendendo la parola ha detto subito «spero di rendere giustizia a questo parere» e dopo l’approvazione ha voluto ringraziare «di cuore Catiuscia Marini per gli sforzi profusi e per avere redatto questo parere e averlo portato dal punto iniziale alla discussione in plenaria». A rendere possibile questo cambio di programma in corsa, è stato l’impegno e la professionalità dei più stretti collaboratori della presidente Marini, Livia Menichetti, che ha preso parte alla stesura del parere e al direttore dell’area programmazione Strategica della Regione Lucio Caporizzi.
Rilanciare gli investimenti Il titolo del parere era «Promuovere la qualità della spesa pubblica in ambiti oggetto d’intervento dell’UE», e mira apertamente alla promozione di una diversa politica di bilancio che favorisca gli investimenti e sia di stimolo alla crescita. «Dopo anni in cui i tagli ai bilanci pubblici – si afferma con il parere – hanno gravato soprattutto sulle spese strategiche per la crescita, è venuto il momento di elaborare e mettere in campo una vera strategia europea per rilanciare gli investimenti». E nel parere si chiede che questa strategia intervenga sia sul versante delle regole, con l’esclusione dal calcolo dell’indebitamento del cofinanziamento nazionale e regionale dei progetti supportati dai fondi strutturali e la revisione dei criteri attuali di calcolo del deficit strutturale dei Paesi membri; sia sul fronte delle risorjse, mobilitando nuovi fondi pubblici e privati grazie a un ruolo più incisivo della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), promosso anche con uno stanziamento di 5 miliardi di Euro del bilancio UE a garanzia di nuovi prestiti per
Il piano Junker Per quanto riguarda il piano da 300 miliardi di euro presentato dal presidente della commissione, Jean-Claude Juncker, la presidente Marini, in un’intervista che farà parte della newsletter del gruppo Pse sostiene: «Parlare di un’inversione di marcia mi pare eccessivo. Direi che sento un vento, o meglio, una leggera brezza di cambiamento rispetto al dogma dell’austerità che il predecessore di Juncker, Jose Manuel Barroso, ha sostenuto».. «C’è ancora molto da fare in relazione alle clausole di flessibilità del Patto di Stabilità e di Crescita- dice ancora Marini- . In effetti, tutti parlano di flessibilità senza che nessuno sappia esattamente quello che sia. Noi proseguiremo la nostra lotta per far si che gli investimenti effettuati dagli enti locali e regionali nel quadro dei Fondi Strutturali d’Investimento Europei siano esclusi dal calcolo del deficit all’interno del Patto di Stabilità e di Crescita. Vogliamo anche la Commissione Europea presenti un Libro Bianco che proponga una “classificazione europea” del livello di qualità degli investimenti pubblici nei conti della spesa pubblica definito sulla base degli effetti a lungo termine di tali investimenti. E, infine, continueremo a chiederci che fine ha fatto l’idea di creare un Conto di Risparmio Europeo. In altre parole, la Commissione europea ha fatto un primo passo nella giusta direzione, ma il percorso è ancora lungo».
