In Umbria le zone di accelerazioni hanno un’estensione di quasi 6.200 ettari, cui vanno sommate le coperture degli edifici in aree non vincolate, di cui non si dispone di una stima. La giunta con delibera del 28 ottobre ha adottato il Piano regionale che permette ai privati di accedere a iter semplificati per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili (fotovoltaico) nel caso in cui decidano di realizzare nelle aree individuate. Il provvedimento, con cui si stima una riduzione di un terzo dei tempi burocratici, è ora atteso in commissione e poi in consiglio regionale per il via libera definitivo.
Le zone di accelerazione comprendono «le aree industriali, le cave dismesse, il sito di bonifica di interesse nazionale di Terni-Papigno (che ha un’estensione 625 ettari, di cui però 300 in zona boschiva e agricola, ndr) e le coperture degli edifici». In questo senso, è stata compiuta una ricognizione da cui in prima battuta è emersa «una quantificazione complessiva di circa 6.740 ettari per le aree industriali regionali», anche se poi «effettivamente idonei» sono risultati «5.836 ettari», perché «sono state escluse le porzioni ricadenti in contesti di particolare pregio», è sempre scritto nel documento allegato alla delibera
Il Piano differenzia gli «interventi in funzione delle caratteristiche delle aree interessate» e quindi laddove si è già giunti a completa edificazioni gli interventi potranno essere relativi «alle coperture degli edifici e alle pensiline»; se invece «le aree sono parzialmente urbanizzate gli impianti possono essere installati anche a terra»; infine se l’interesse è per «aree non edificate è prevista prevalentemente la realizzazione di impianti a terra».
Incluse nel Piano delle aree idonee anche «11 cave dismesse (a fronte delle 71 complessive, ndr) potenzialmente idonee, per una superficie complessiva di 39 ettari: si tratta di siti già compromessi dal punto di vista ambientale e paesaggistico, nei quali l’inserimento di impianti fotovoltaici può contribuire ai processi di recupero ambientale, riqualificazione e reinserimento territoriale». Escluse, invece, «le cave ricadenti in aree protette, in fasce di rischio idraulico o in ambiti sottoposti a tutela paesaggistica».
A parlare delle zone di accelerazione come di «cambio di paradigma e non di semplice definizione geografica» è l’assessore all’ambiente Thomas De Luca, sottolineando lo «snellimento delle procedure, tempi certi per gli investimenti e tutela attiva del paesaggio attraverso la riqualificazione di aree già compromesse» saranno gli impatti più rilevanti per chi deciderà di investire in rinnovabili in aree «individuate con la massima cura e rigore scientifico per minimizzare il consumo di suolo, privilegiando superfici già compromesse o antropizzate».


