di Daniele Bovi
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Nella «casa» di Wladimiro Boccali, l’ufficio di palazzo dei Priori, «non c’è il morto» bensì, sulla scrivania, il libro di Roberto Andò «Viva la libertà», portato al cinema e interpretato da uno strepitoso Toni Servillo. Da una parte Enrico Oliveri, il leader grigio e contestato di un partito di centrosinistra con sondaggi in picchiata; dall’altro il fratello gemello, Giovanni Ernani, che prende il suo posto e che, a colpi di schiettezza e sana follia, rivitalizza il proprio elettorato e porta il partito al 66%. Un trionfo. Boccali, sindaco di Perugia, alla guida della città e del comune più importante della Regione ed esponente di spicco, insieme alla presidente Catiuscia Marini, di quei 40enni usciti rafforzati dalle primarie per i parlamentari e che guardano al prossimo congresso, vuole «tirare fuori il Giovanni Ernani che è dentro di noi. E io lo farò». Un Boccali che si dice pronto anche ad affrontare, scardinando una lunga consuetudine politica, le primarie per un eventuale secondo mandato nel 2014.
Ha visto “Viva la libertà”?
«Il mio “consulente di letture” Andrea Cernicchi mi ha regalato il libro, molto bello, e voglio dire una cosa: tiriamo fuori il Giovanni Ernani che è in noi. E io lo farò».
Domenica e lunedì cosa è successo?
«E’ successo che è finita un’epoca, si apre una fase nuova rispetto alla quale guardare con coraggio e responsabilità. Lo dico da cittadino e da uomo di sinistra: mi dispiace che la nostra vittoria non è stata netta ma non c’è il morto in casa, non usciamo dal paradiso ed entriamo ora all’inferno. Non sono arrivati i barbari: si chiude un’epoca in cui si è fatta carne da macello della politica e delle istituzioni. Ora serve ricostruire un senso civico collettivo».
Quali errori sono stati fatti in campagna elettorale?
«Abbiamo proposto una ricetta troppo moderata di fronte ad una domanda di radicalità. Dovevamo essere più radicali e dirle alcune cose».
Ad esempio?
Reddito di cittadinanza: noi ce l’abbiamo nel programma più credibile e strutturato di quello di Grillo ma non lo abbiamo urlato in piazza. Riduzione dei costi della politica: Bersani vuole stipendi dei parlamentari uguali a quelli dei sindaci? Benissimo, io prendo 3.200 euro al mese ai quali devo togliere l’assicurazione personale perché rischio più di tutti. Quanti cittadini lo sanno? L’Imu? La pagano solo da questo patrimonio in su. Punto. Alleanze? Noi ci presentiamo con un’alleanza di centrosinistra. Se non ho la maggioranza? Ce l’avrà un altro. Le cose andavano dette con più radicalità, la moderazione non paga. Mi permetta di raccontarle un aneddoto».
Prego
«Ottobre 2011. In una conversazione privata a Bersani ho detto che ero per andare a votare subito perché pensavo che dopo qualche mese saremmo stati lasciati soli a sostenere Monti. Se vuoi, mi rispose scherzando, vai tu a dirlo a Napolitano».
E’ stato un errore non andare subito al voto?
«La posizione maggioritaria nel partito era quella. L’origine di tutto sta lì, occorreva liberarsi del berlusconismo ma si è chiesto alla sinistra di essere responsabile. Aggiungo una cosa: oggi va recuperata la radicalità della normalità. Esempio. Sul Corriere della Sera merita un trafiletto il sindaco Doria che toglie cappuccini e taxi gratis ai consiglieri, cose che noi non ci siamo mai neanche sognati di fare. Questo messaggio noi non siamo riusciti a farlo passare».
Il confronto con le politiche 2008 è impietoso in termini di voti persi e, dopo il governo Berlusconi con tutto quello che si è portato dietro, il Pd non è stato capace neanche in Umbria di incarnare una alternativa credibile di governo e il cambiamento. Come mai?
«Il 2008 era un altro mondo. Oggi, benché in Umbria siamo al 35%, non abbiamo sfondato perché non siamo stati visti come interpreti del cambiamento, come un Pd che di fronte a questa crisi economica e all’operaio disoccupato non ha saputo fornire risposte. Poi con questo vento antisistema e antipartito che soffia pure in Umbria pesa il fatto che qui siamo visti come una parte del problema. Di certo però non possiamo essere attaccati dagli innovatori perché innoviamo poco e dai conservatori perché innoviamo: chi chiede cambiamento a volte dice anche che si stava meglio prima perché c’erano più posti nel pubblico e le imprese lavoravano di più perché c’erano investimenti, ma tutto ciò non tornerà. Dall’altro lato però noi stiamo mantenendo la qualità dei nostri servizi e ora partirà una grande campagna di comunicazione: noi abbiamo conti in ordine e abbiamo mantenuto servizi fondamentali. Vogliamo parlare, ad esempio, dei 500 bambini disabili nelle nostre scuole grazie a un investimento da 1,2 milioni? Questa nostra ricchezza noi la dobbiamo urlare».
C’è stato un problema di comunicazione?
«Anche. E dobbiamo pure dirlo ai nostri: ancora siamo divisi e ci diamo i calci? Ancora facciamo la lotta nel fango tra chi sta nelle istituzioni e chi vorrebbe starci? Così da fuori si vedono solo due infangati, e ora queste cose le urlerò con forza».
Il presidente della Provincia di Perugia Guasticchi, in un’intervista a La Nazione dice che con Renzi candidato il Pd avrebbe preso il 50%
«Tutto è possibile ma non mi iscrivo a questo dibattito. Che dovevamo fare? Abbiamo fatto le primarie e Bersani le ha vinte. Abbiamo fatto anche quelle per i parlamentari. Ora ci sarà un altro giro e si vedrà ma col senno del poi siamo tutti bravi. A Marco dico: che facciamo ci mettiamo a litigare? Che facciamo vedere fuori? Io non mi ci metto, discutiamo e visto che lui è un dirigente voglio discutere con lui dentro una sede di partito ma non ci sono mai riuscito. E non perché non ci sono andato io. Dicono che non li hanno invitati alle iniziative? Di fare campagna elettorale non doveva venire a dirmelo nessuno. Con Marco invece concordo sul fatto che serve un partito di tutti. E basta poi con la divisione del secolo scorso tra partito delle istituzioni e l’altro perché sennò ci pensano i cittadini a sciogliere il nodo mandandoci fuori dalle istituzioni».
Dalle urne esce una coalizione di governo sotto il 40% e tra un anno si vota. E’ preoccupato?
«La mia preoccupazione è sulle cose da fare, sul merito e non personale. Poi diciamo che una coalizione che parte intorno al 40% mi pare un punto di vantaggio. Pizzarotti a Parma, per dire, ha preso il 28%».
Se le venissero a chiedere di fare le primarie per il secondo mandato invece di essere ricandidato in automatico, come di solito avviene per un sindaco al primo mandato, lei che risponderebbe?
«Io ho una cultura politica per cui non dico “mi candido”. Io adesso sono occupato a fare programmi di lungo periodo per Perugia e a portare a termine il consolidamento del Comune, la chiusura delle situazioni più critiche, le opere importanti ed enfatizzeremo anche tutto quanto fatto in campo energetico ed ambientale. Alla città e alla coalizione dico che sono disponibile, sicuramente. Non è che uno ha il contatto col popolo e gli altri no: io dal consiglio di classe in su sono stato sempre eletto, mai nominato».
Guardando alla sua sinistra c’è il deserto: è preoccupato in vista di un possibile ballottaggio?
«Le amministrative sono un’altra cosa rispetto alle politiche. Anche nel 2008 la Sinistra arcobaleno andò male poi nel 2009 Idv, Rifondazione e Pdci hanno eletto consiglieri. Io auspico una semplificazione del quadro politico ma non è che questi soggetti sono spariti».
Valeria Cardinali, assessore all’Urbanistica e neo-senatrice si dimetterà?
«A lei ho chiesto qualche settimana per concludere alcune cose programmate. Non è un’urgenza e dall’altro lato credo che la giunta possa andare avanti con nove persone; poi se con la città si ritiene più corretto un presidio diretto valuteremo il da farsi».
Wladimiro Boccali ha un suo candidato per il prossimo congresso regionale del partito?
«Non ho candidati o nomi particolari, di certo il congresso è urgente e da questo deve uscire un gruppo dirigente autorevole. Non selezioniamo le persone sulla base delle fedeltà, dei conflitti o delle possibili tutele: io mi impegnerò perché sia così. Serve un segretario autorevole che consulti il gruppo dirigente, non è che dobbiamo scoprire come la pensa il sindaco o il presidente leggendo i giornali. Di certo il ricambio e il rinnovamento dovranno essere visibili e vorrei qualche donna al vertice perché sono più determinate di noi».
Nell’immaginario collettivo degli umbri non teme di essere visto anche lei, insieme agli altri “giovani” 40enni, come la continuità del potere rosso?
«La continuità non è una malattia. Ereditiamo una regione con una buona qualità della vita ma il mondo è cambiato. Quando diciamo di cambiare non lo diciamo perché c’è un disastro in giro: lo sforzo che chiedo è capire che quando noi forziamo su elementi di cambiamento non vogliamo buttare via la nostra storia. Nelle prossime settimane dovremo dare sul rinnovamento messaggi forti. Grillo parla di giornalisti, sindacati e così via: sono cose che riguardano solo lui? Io ho messo ai vertici la società civile, ho cambiato la burocrazia: quanti cittadini lo sanno? E poi dobbiamo dimostrare anche con qualche sacrificio di qualche vitello grasso che abbiamo innovato molto perché ci adeguiamo alla società».
E il vitello grasso chi sarebbe?
«Beh abbiamo fatto le primarie no?»

Il problema di comunicazione consiste nel fatto che non avete raccontato abbastanza bene le solite frottole ,la gente lo sa benissimo che in Umbria non esiste assistenza domiciliare solo ed esclusivamente per favorire le strutture residenziali ,gestite da chi ?