di D.B.
C’è chi chiede di tornare al voto, chi alla presidente di venire in aula a riferire, chi parla ormai di una crisi irreversibile e chi, invece, va in pressing per chiedere un ripensamento. Le dimissioni dell’ormai ex assessore alla sanità Luca Barberini sono, ovviamente, l’argomento più dibattuto di queste ore e il fronte politico si divide sostanzialmente in due: chi carica sentendo l’odore del sangue, e chi si veste da pompiere. All’orizzonte poi c’è la riunione della Direzione regionale del Pd umbro, convocata per sabato alle 9.30 ma poi rinviata a data da destinarsi: in quella sede si sarebbe dovuto parlare di rifiuti, anche se ovviamente il tema sanità non avrebbe non potuto fare capolino. E così mercoledì è stato deciso di annullare la riunione e di convocare una segreteria regionale.
I pompieri Nel gruppo dei pompieri ci sono, oltre al capogruppo Chiacchieroni e al segretario Leonelli, armati di ago, filo e secchi d’acqua, anche l’ex assessore Silvano Rometti: il socialista da una parte plaude alle scelte fatte dalla presidente («giusto mix tra le esigenze di rinnovamento e di conferma di quelle esperienze manageriali») e dall’altra chiede a Barberini di ripensarci anche perché «i cittadini non capirebbero certo» una crisi istituzionale e perciò «occorre che tutti noi si lavori per comporre questa delicata vicenda». Via libera alle nomine anche da parte del sindaco di Marsciano Alfio Todini, soddisfatto per la nomina di Andrea Casciari al vertice dell’Usl 1 ma che, oltre anche a chiedere a Barberini di ripensarci, parla di uno «scontro difficile da comprendere e sarebbe un errore ancor più grave portarlo alle sue conseguenze più estreme».
I sindaci «Serve – aggiunge – riaprire un confronto di merito sulle necessarie innovazioni da introdurre anche nella sanità umbra, in un quadro di rinnovata e reciproca capacità di ascolto e fiducia. Spero inoltre che si sia ormai compreso come non sia più rinviabile una discussione vera sulla natura del Pd umbro, sulle modalità del suo stare insieme e, al di là delle regole, su come ciascuno può impegnarsi ad assicurare la coesistenza di idee e punti di vista diversi, evitando il loro doversi necessariamente irreggimentare in logiche di appartenenza interna sempre più asfittiche». Un altro sindaco come Francesco De Rebotti da Narni invita all’apertura di un «serrato dibattito sulla sanità umbra» piuttosto che sulle nomine. Il sindaco fa i suoi auguri a Imolo Fiaschini, direttore dell’Usl 2 («nutro stima e aspettativa alta nelle sue capacità direzionali») e spiega che «l’eco delle polemiche e delle difficoltà legate alle nomine appaiono, viste da quaggiù, come lontane e poco comprensibili. I temi aperti nei territori – scrive – e lo stato di sofferenza ed indeterminatezza che si vive, nell’ambito dei servizi sanitari ed ospedalieri, sono ampiamente oltre i limiti dell’urgenza». De Rebotti chiede che su questi punti intervenga «il nuovo governo tecnico della sanità umbra e per quello che ci riguarda un immediato intervento di riqualificazione del plesso ospedaliero di Narni. Troppo tempo è passato, troppi sacrifici hanno dovuto subire cittadini ed operatori nel nostro territorio a fronte dei quali solo un chiaro impegno dei nuovi responsabili della sanità umbra può dare un senso».
LE NOMINE E IL RACCONTO DI UN GIORNO DI TENSIONI
Scontro ternano Da registrare poi lo scontro tutto ternano tra il sindaco Leopoldo Di Girolamo e il consigliere regionale Eros Brega. Il primo esprime «apprezzamento» per le nomine e parla di «rinnovamento e rotazione», mentre Brega si dice «stupito» dalle dichiarazioni del primo cittadino: «Sarebbe stato meglio che un accorto rappresentante delle istituzioni come lui, sempre sostenuto da tutti noi, non si fosse schierato in maniera così ‘tempestiva’ e acritica». Poi il riferimento agli equilibri della maggioranza consiliare: «Pensava forse – scrive – di interpretare il comune sentire della maggioranza che lo sostiene, se non addirittura dell’intera città. Se è così posso assicurare che si sbaglia di grosso».
La Direzione dem Intorno alla Marini e alla giunta fa quadrato Stefano Fancelli della segreteria regionale dei dem: «Le scelte operate – dice – sono pienamente rispondenti ai criteri della trasparenza, del merito, dell’autonomia e dell’innovazione. La discussione è dai toni troppo accesi e fuori luogo. Sono i curriculum a dover guidare le scelte in sanità non le correnti di partito. Mi auguro che la Direzione di sabato del PD regionale (poi, come visto, rinviata, ndr)possa essere il luogo di un chiarimento definitivo». Alessia Dorillo invece, membro della segreteria vicina all’area politica del ministro Martina, sottolinea che si è creata «una situazione critica che non va sottovalutata. Qualità e stabilità e sono i due pilastri necessari per l’azione di governo in ogni Istituzione. E devono essere garantiti attraverso la responsabilità di tutte le forze politiche e di tutti i componenti della maggioranza, in Consiglio e in Giunta. È un dovere che abbiamo di fronte a tutti gli umbri. Da ciò ne discende la necessità di provare in tutti i modi a ricucire le posizioni e a ripristinare un clima positivo».
IL BRACCIO DI FERRO SU USL 1 E ORLANDI
Squarta, Nevi e Liberati Le opposizioni in consiglio regionale vanno invece all’attacco di palazzo Donini e della maggioranza. Il forzista Raffaele Nevi chiede che si ritorni al voto: «Apprezzo – scrive – la coerenza dell’ex assessore che, per una volta, ha dato un segnale forte, dimettendosi e denunciando le pratiche spartitorie di chi governa la Regione Umbria, con la sola volontà di occupare il potere con uomini che da sempre assicurano un collegamento tra partito e istituzioni. In Umbria gli ex democristiani hanno troppe volte chinato il capo al governo di sinistra. La speranza è che adesso, finalmente, se ne siano resi conto e che si ponga fine a questo scempio, ad un governo Marini delegittimato, e si ridia voce al popolo». «Questo avvenimento – dice invece Marco Squarta, FdI – dimostra ancora una volta le divisioni interne al Partito democratico». «Un assetto politico precario – aggiunge -, su cui piovono anche le critiche di illustri esponenti nazionali del Partito democratico. Tutti elementi che certificano la fine della maggioranza e l’assenza dei numeri per portare a termine la legislatura». Il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, parla di «una giunta regionale in drammatica crisi» e chiede alla presidente dell’Assemblea legislativa, Donatella Porzi, di convocare al più presto l’Aula, per «discutere nella sua naturale sede della crisi istituzionale in atto, costringendo per una volta la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini a rispondere».
Ricci e Flamini Il portavoce del centrodestra Claudio Ricci poi auspica che «nel prossimo Consiglio regionale si valuti se ancora esiste una maggioranza in grado di governare, altrimenti si torni al voto». Bordate arrivano anche dai partiti che stanno alla sinistra del Pd: Enrico Flamini, segretario di Rifondazione, chiede che a dimettersi sia anche la presidente: «Sulle nomine – dice – si è consumata una pesante resa dei conti all’interno del Pd. L’intervento di esponenti nazionali del Pd sulla vicenda la dice lunga: anche a Roma lo scontro fra correnti è sempre più evidente, come dimostra la questione unioni civili. Inoltre a poco o nulla sono valse le stupefacenti dichiarazioni dei parlamentari Giulietti ed Ascani, renziani di ferro, che farebbero meglio a pensare ai criteri che ha usato Renzi nel dispensare nomine nazionali, nomine che niente hanno a che fare con la meritocrazia. Di sicuro l’Umbria non merita di essere una sorta di proconsolato renziano ad uso e consumo di scorribande romane. Tanto meno se lo merita sulla sanità, i cui veri problemi, dal decreto Lorenzin all’assenza del piano regionale, stanno nella necessità di opporsi alle privatizzazioni, ridurre le liste d’attesa, potenziare la medicina di territorio e la prevenzione. L’attuale governo regionale semplicemente non governa».
Twitter @DanieleBovi
