di Daniele Bovi
La domanda che si fanno tutti è semplice: «E ora che succede?». Le risposte possibili che vengono date dagli addetti ai lavori in queste ore, quelle arrivate dopo le dimissioni di Luca Barberini da assessore alla sanità, sono più d’una e coprono un ampio ventaglio di possibilità, a dimostrazione di quanto la situazione sia fluida: e quindi si va dal riassetto di giunta con dentro un altro bocciano o un fedelissimo di Catiuscia Marini fino alla rottura totale che comporterebbe scenari apocalittici, come il crollo della legislatura («sì – commenta un dirigente – un’idea geniale se il progetto è consegnare la Regione al centrodestra o a Grillo»). In mezzo c’è anche chi prefigura il Vietnam consiliare, cioè quattro anni in cui la pattuglia bocciana, impugnando la spada del «cambiamento», sarebbe pronta alla guerriglia su ogni mozione, delibera, interrogazione, interpellanza e così via, o quantomeno sugli snodi principali della legislatura.
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Deleghe «provvisorie» Negli stessi minuti, giovedì mattina, a palazzo Donini la presidente (che la prossima settimana potrebbe tenere una conferenza stampa) firma il decreto con cui vengono spacchettate le deleghe di Barberini. La decisione è che la Sanità va a Bartolini, il Welfare a Paprelli, i Rapporti con il consiglio regionale alla Cecchini. La formula adottata è «fino a nuove determinazioni». Il dettaglio è il seguente: a Paparelli: politiche e programmi sociali (welfare); politiche familiari, per l’infanzia e per i giovani; politiche immigrazione; cooperazione, associazionismo e volontariato sociale. A Bartolini: tutela e promozione della salute; programmazione e organizzazione sanitaria, ivi compresa la gestione del patrimonio immobiliare sanitario; sicurezza sui luoghi di lavoro; sicurezza alimentare. A Cecchini: rapporti con l’Assemblea legislativa regionale.
Il partito Poi, alle 15, tutto il gruppo Pd si metterà intorno a un tavolo per vedere se e come cercare una ricomposizione. Tra i pontieri ci sono il capogruppo in consiglio Gianfranco Chiacchieroni e il segretario Leonelli, che più volte nel corso della giornata ha parlato con Barberini, senza ottenere ripensamenti. «Il problema però – commenta un parlamentare – è che se si va avanti col “noi” e “loro” non si va lontano». A tempi migliori invece è stata rimandata la riunione della Direzione regionale fissata per sabato alle 9.30: un appuntamento in cui si sarebbe dovuto discutere di rifiuti, anche se ovviamente le ferite della sanità sarebbero riemerse; e così niente Direzione ma una riunione della segreteria regionale.
IL BRACCIO DI FERRO SU USL 1 E ORLANDI
Università In questo scenario non va dimenticato il ruolo dell’Università, che deve dare l’ok alle nomine che riguardano le due aziende ospedaliere: stando a quanto filtra dagli uffici i curriculum di Duca (che guiderà l’Azienda di Perugia) e di Dal Maso (che si occuperà di Terni e che ha guidato forse il più grande policlinico universitario, cioè l’Umberto I di Roma) sono tra i primissimi per titoli ed esperienze, e quindi da parte dell’Ateneo non dovrebbero esserci grossi ostacoli. Pezzi del mondo sanitario poi, da Perugia a Terni all’Altotevere, vedono bene Duca, Casciari e Fiaschini.
LE OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO E IL PRESSING SU BARBERINI
I numeri Detto delle nomine il quadro politico rimane confuso ma una certezza c’è, ovvero i numeri in consiglio: la maggioranza può contare su 13 voti, ossia gli 11 dem più il socialista Silvano Rometti e la stessa Catiuscia Marini, mentre i consiglieri delle opposizioni sono 8. Lo stesso numero che si ottiene togliendo dalla maggioranza i 5 membri di rito bocciano, ossia Eros Brega, Donatella Porzi (che è anche la presidente dell’Assemblea legislativa), Andrea Smacchi, Marco Vinicio Guasticchi e Luca Barberini, che giovedì alle 11, a palazzo Cesaroni, in una conferenza stampa spiegherà quali sono stati i motivi che lo hanno portato alla rottura, probabilmente impostando la «narrazione», per usare un termine in voga, sulla impossibilità di portare avanti le istanze di «rinnovamento» a causa della «conservazione» personificata dalla presidente e dall’«arroganza» sua e del resto della giunta.
LE NOMINE E IL RACCONTO DI UN GIORNO DI TENSIONI
La scossa Altra certezza è che la scossa che ha avuto come epicentro palazzo Donini la si è avvertita in tutte le zone dell’Umbria, e sul punto basta leggere i sindaci che fanno quadrato intorno alla Marini e lo scambio tutto ternano tra Di Girolamo e Brega per farsi un’idea; tutto questo senza dimenticare che in certi casi (vedi Castello, Assisi e altri comuni) si andrà al voto tra pochi mesi. Un ginepraio. E ovviamente la scossa è stata avvertita bene a Roma dove sia il vicesegretario Lorenzo Guerini (molte le chiamate partite mercoledì dall’Umbria nei suoi confronti) che Luca Lotti, sono ben al corrente della situazione e nessuno, almeno così assicurano dall’entourage della presidente, è pronto ad appoggiare destabilizzazioni della legislatura pur avendo ben presente che il quadro in Umbria è complicato assai.
Lo scontro In campo ci sono anche tutti i parlamentari dem, impegnati a capire se e come sia possibile rimettere insieme i cocci. Fatto sta però che al momento non è chiaro quanto sia lontana l’uscita dal tunnel nel quale tutto il partito si è infilato e che sta rivivendo in queste ore l’ennesimo (e sfibrante come sottolinea più d’uno) scontro tra i due leader indiscussi sulla scena del Pd umbro, ovvero Marini e Bocci; di fatto, un partito che non pare mai uscito dalle sanguinose primarie del 2010. In queste ore di tensione però c’è anche chi ci scherza su, come Davide Astolfi, umbro, creatore di alcuni dei profili fake più divertenti e riusciti della twittersfera politica (su tutti il finto Cuperlo e l’altrettanto finto Casaleggio): «Nel frattempo in Umbria – scherza su Facebook commentando quanto avviene nella regione sulla sanità e in parlamento sul ddl Cirinnà – sta naufragando anche l’Unione Civile tra la Marini e Bocci».
Twitter @DanieleBovi

PD: Che schifo!