Sono in tutto 12 le azioni previste dalla Regione per la prevenzione dei rifiuti, inserite all’interno del progetto «Umbria circolare» per la riforma della gestione integrata del settore in Umbria.
Gli obiettivi Il piano regionale, presentato mercoledì nel corso di una conferenza stampa dalla presidente Stefania Proietti e dell’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, stabilisce «traguardi ambiziosi»: il raggiungimento del 65 per cento di riciclo e dell’80 per cento di differenziata, il dimezzamento dei conferimenti in discarica (passando da 180mila a 90mila tonnellate), la destinazione del Combustibile solido secondario (prodotto in Umbria e non più importato da fuori) per alcuni impianti produttivi e, in prospettiva, la transizione verso la produzione di idrogeno. Il sistema economico si basa sul principio del vincolo di destinazione, attraverso cui i proventi derivanti dal settore dei rifiuti vengono reinvestiti direttamente nelle politiche di tutela ambientale e di prevenzione.
Le norme L’impalcatura normativa della riforma prevede tre pilastri. La strategia di prevenzione è stata pre-adottata a metà luglio e, dopo la fase di partecipazione pubblica ad agosto, arriverà all’adozione definitiva a settembre. La revisione del Piano regionale dei rifiuti ha avviato il proprio percorso a fine giugno, per approdare all’esame dell’Assemblea regionale tra ottobre e novembre. L’altro pilastro è rappresentato dalle «Norme a sostegno della transizione ecologica della gestione integrata dei rifiuti, dell’economia circolare e della bonifica delle aree inquinate», adottato martedì.
Tariffa puntuale Sul piano della tassazione, la nuova legge introduce la tariffazione puntuale, il meccanismo secondo il quale chi produce meno rifiuti paga una tariffa inferiore (per il calcolo probabilmente si terrà conto del numero di svuotamenti dei mastelli dell’indifferenziata), e fissa per i Comuni una quota d’accesso unica e uniforme per tutti gli impianti di trattamento. Per garantire la sostenibilità delle misure viene istituito il Fondo economia circolare, sostenuto da un contributo ambientale vincolato.
Prevenzione Le 12 azioni per la riduzione dei rifiuti puntano ad agire su ogni fase del consumo e della gestione quotidiana. Sul fronte della vendita e del monouso, l’intervento prevede la rimozione dei prodotti usa e getta dai distributori automatici, il divieto del monouso nel settore della ristorazione e negli eventi pubblici, il blocco definitivo della circolazione di buste di plastica non conformi e l’installazione di fontanelle ed erogatori d’acqua nei luoghi pubblici. A queste disposizioni si affiancano l’incentivazione dei sistemi di ricarica, della vendita alla spina e del vuoto a rendere, insieme all’emanazione di linee guida sanitarie volte a permettere ai cittadini l’acquisto tramite contenitori propri.
Dai pannolini al cibo Per prolungare la vita utile dei beni e sostenere il tessuto sociale, la strategia inserisce la fornitura di tampon box con prodotti assorbenti riutilizzabili e di pannolini lavabili negli asili nido pubblici, il potenziamento delle reti di recupero delle eccedenze alimentari e la creazione di centri di riparazione dei tessili negli spazi gestiti dall’Ater. Negli stessi complessi di edilizia residenziale verrà anche promossa la condivisione di elettrodomestici tra famiglie condomini. Il quadro delle azioni si completa con la nascita delle Case della comunità dell’economia circolare e con il finanziamento continuativo di analisi sulla composizione dei rifiuti, utili a verificare l’efficacia concreta delle misure adottate.
Le novità Il testo definisce inoltre nuove regole per la governance e il lavoro. Le risorse destinate all’Arpa scostano il proprio perimetro dai volumi di smaltimento in discarica e vengono collegate a una quota fissa del contributo ambientale, la cui area d’applicazione viene estesa fino a tre chilometri dagli impianti di discarica. La Consulta regionale per la transizione ecologica viene allargata alla rappresentanza dei sindacati e delle associazioni di categoria. Inoltre, in vista della procedura che dovrà individuare il nuovo gestore unico, sotto il profilo delle garanzie occupazionali ci sarà l’obbligo di applicare il contratto di igiene ambientale come livello contrattuale minimo per tutti i lavoratori della filiera.
La presidente Proietti ha sostenuto che «questo cambio di paradigma è uno dei cardini del nostro programma», aggiungendo che «veniamo accusati di riempire le discariche e invece le stiamo svuotando». La presidente ha spiegato che «rafforziamo la raccolta differenziata, le regole europee della prevenzione del rifiuto, della sua riduzione alla fonte e del conferimento in discarica, diciamo no all’inceneritore, che non è necessario come dimostriamo con i fatti, in funzione di una politica corretta e integrata di gestione dei rifiuti». Il tutto nell’ambito di una «proposta coraggiosa che punta a rispettare i tempi necessari per avere il gestore unico. La nostra punta a essere una proposta apripista non in Italia ma in Europa».
L’assessore De Luca ha invece sottolineato l’impatto economico della riforma: «Aumenteremo la percentuale di riciclo – ha detto – creando ricchezza sul territorio». «L’Umbria – ha aggiunto – sarà una regione basata sull’economia circolare e non più sulle discariche e sulla scelta di realizzare un nuovo inceneritore» con la prospettiva, dopo il Css (ora importato da fuori regione mentre Palazzo Donini punta a riprendere il controllo della filiera), di «andare progressivamente verso l’economia dell’idrogeno».
