Marco Mandarini (foto Marcucci)

di Daniele Bovi

Ha mangiato a lungo «pane, falce e martello» Marco Mandarini, una vita passata nel mobilificio di famiglia coltivando sempre la passione per lo studio e la politica. Da qualche settimana si rincorre in città il tam-tam a proposito di una sua possibile candidatura a sindaco di Perugia, supportato da un paio di liste. Un’operazione che, a meno di sorprese dell’ultima ora, pare essere andata in porto tanto che Mandarini verso la fine della prossima settimana potrebbe tenere la conferenza stampa in cui spiegare i perché della sua scelta. Quello di Mandarini, nipote del mitico Francesco, presidente della Regione dal 1987 al 1992, potrebbe essere il quinto nome in pista nel 2019: in campo infatti ci sono il sindaco uscente Andrea Romizi per il centrodestra, il centrosinistra con Giuliano Giubilei (o chi per lui se qualcosa dovesse andare storto), il Movimento 5 stelle e, se l’operazione andrà in porto, un uomo o una donna espressione del Prc e del resto della galassia a sinistra del Pd. Nel 2014, quando Mandarini si candidò con l’Idv a sostegno di Wladimiro Boccali, in tutto furono sei.

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Mandarini c’è Una parte del progetto di Mandarini ruota intorno ad Alternativa riformista, che non è certo una novità sullo scacchiere politico regionale. Nel 2015 tentò la corsa, anche allora in solitaria, alla presidenza della Regione con Amato John De Paulis, mentre un anno prima questa formazione confluì dentro le liste che sostennero Urbano Barelli, attuale vicesindaco della città («ma questa politica nuova dal punto di vista ambientale – dice Mandarini – non si è vista troppo»). L’obiettivo ambizioso è quello di schierare due liste da 32 nomi, una quindicina dei quali già ci sarebbero. Tra un appuntamento e l’altro con qualche possibile candidato, Mandarini accetta di rispondere ad alcune domande: «A marzo – racconta a Umbria24 – sono stato avvicinato da alcuni amici di Alternativa riformista che mi hanno proposto di candidarmi. All’inizio, visto che vengo dalla sinistra, che sono cresciuto con pane, falce e martello e la stima che ho per Romizi, ho detto di no. Poi ho ho riflettuto e ho dovuto prendere atto di due cose: l’assoluta mancanza di autocritica da parte del Pd e un’amministrazione fallimentare, anche se Romizi è una brava persona».

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Chi è Mandarini riguardo a questo punto si riferisce in particolare al decoro e alle manutenzioni, alla partita sulle strisce blu e la sosta, all’aumento delle tariffe delle mense scolastiche per chi risiede fuori dal territorio comunale e non solo: «In generale – spiega – c’è un’idea mercantilista della città; pensiamo ad esempio all’abbattimento dell’ex tabacchificio o all’arrivo di Ikea. Noi vogliamo una città diversa, europea». Per una quarantina d’anni Mandarini ha fatto l’imprenditore, dopo però aver lasciato la carriera di funzionario del Pci. La laurea in Scienze politiche arriva a 23 anni con una tesi sul mercato del lavoro, poi è a Botteghe oscure per tre anni, in un centro studi, ed è membro della segreteria regionale con tutti i big dell’epoca; poi però «ho capito che si predicava bene e si razzolava male e allora mi sono dimesso». Le porte dell’università però, dove un suo professore l’aveva invitato a restare, sono chiuse. Per pochi mesi diventa direttore commerciale della Omsa, la nota azienda che produce calze, poi un problema di salute del padre lo fa tornare nell’azienda di famiglia.

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Le idee Nel corso degli anni Mandarini, oltre a «lavorare, viaggiare e studiare», ha creato anche un’associazione, «Città del futuro», e si è ritagliato un ruolo come animatore della vita culturale cittadina. «C’è gente che non si riconosce negli attuali schieramenti – dice – così nel corso delle settimane sto raccogliendo idee e adesioni. Noi abbiamo una visione etica della politica, basata sulla coscienza, e proporremo anche qualche tema che rimane fuori dal mainstream dei partiti». Mandarini promette che in campagna elettorale non attaccherà «né Romizi né Giubilei, li conosco entrambi e li stimo. Noi non ragioniamo con la logica delle fazioni e in caso di ballottaggio metteremo sul tavolo una serie di punti fermi». Tra le proposte con le quali conquistare i perugini «idee urbanistiche diverse da quelle attuali, il recupero dei contenitori vuoti, una mobilità differente e un vero coinvolgimento delle persone, oggi chiamate solo a ratificare nel corso di assemblee scelte già fatte». Tra qualche giorno Mandarini scenderà ufficialmente in pista.

Twitter @DanieleBovi

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