martedì 31 marzo - Aggiornato alle 14:57

Congresso Pd, l’asse Bocci-Marini proietta l’ombra dello scontro generazionale: «Ora unità e mettere i giovani in sicurezza»

Quasi 200 alla presentazione ma mancano i 30-40enni. La presidente: «Niente trasformismi ma progetto con visione»

di Daniele Bovi

L’ingresso in campo di Gianpiero Bocci è lo scrollone che spinge la nave del congresso regionale umbro in acque agitate, anzi agitatissime, e che fa apparire sullo sfondo l’ombra dello scontro generazionale. Dopo giorni di rumors e lavorio sottotraccia, martedì pomeriggio al Park Hotel di Ponte San Giovanni si sono dati appuntamento tutti coloro che si ritrovano nella candidatura dell’ex sottosegretario per la presentazione ufficiale. In tutto quasi duecento persone: dai fedelissimi di Bocci come Luca Barberini, Andrea Smacchi, Eros Brega, Massimiliano Presciutti, Alvaro Mirabassi, Erika Borghesi, Donatella Porzi, Maurizio Manini, Andrea Cernicchi e altri ancora a quelli di Catiuscia Marini, seduta in prima fila. Con lei ci sono Carla Casciari, Giampiero Giulietti e buona parte della giunta, cioè Antonio Bartolini e Fernanda Cecchini (assente in pratica solo il neo zingarettiano Fabio Paparelli). Oltre a loro qualche professore e pezzi di sindacato.

VIDEO: L’INTERVENTO DI BOCCI

VIDEO: PARLANO MARINI E GUASTICCHI

Chi c’è e chi no A mancare fondamentalmente è la quasi totalità dei 30-40enni, tutti i parlamentari e i sindaci, a parte Cristian Betti (Corciano) e Sandro Pasquali (Passignano) oltre al già citato Presciutti. In questo quadro è la saldatura Bocci-Marini a trasformare un pezzo di Pd in un calderone che ribolle di rabbia, sconcerto e umore nero. L’alleanza tra i due, a fasi alterne alleati e molto più spesso avversari (l’ultimo match, quello prima delle politiche sui collegi), viene vista fondamentalmente come l’arrocco della vecchia guardia a tutela di sé stessa; quella che alla fine potrebbe provocare, spiega più d’uno, la saldatura degli altri due contendenti, cioè Andrea Pensi (che sarà sostenuto anche da Giacomo Leonelli, ovviamente assente) e Walter Verini e, semplificando, trasformare il congresso in un redde rationem contro «i dinosauri», come li chiamano. Il fronte unitario, per il momento, pare un miraggio lontano. Dopo l’accelerazione delle ultime ore è partito un tourbillon di chiamate, messaggi e chat infuocate: «Una cosa del genere – dicono – dimostra che non vogliono bene al partito»; c’è addirittura chi minaccia di restituire pacchi di tessere ma in generale la sensazione è che l’alleanza tra i due pesi massimi risulti indigeribile a un pezzo di partito che ora prepara le contromosse.

FOTOGALLERY: LA PLATEA ALLA PRESENTAZIONE

Parla Bocci Di sicuro da parte di Bocci e soci, consci dello scontro, sono arrivati messaggi di massima apertura e toni estremamente concilianti. Il pomeriggio si è aperto con l’intervento di Gianfranco Chiacchieroni che ha parlato dell’«evidente fase di difficoltà del partito», delle amministrative e delle regionali all’orizzonte, del bisogno di unità e di pluralità e di una «assunzione di responsabilità collettiva». «Dentro questo quadro – ha detto – propongo la candidatura di Bocci». Applausi. L’ex sottosegretario impiega 24 minuti per spiegare i perché di questa scelta. «Non c’è stato un gruppo – ha detto – che ha deciso per nome e per conto di; ora serve un congresso per rilanciare il Pd in un momento difficile». Bocci tiene a precisare che lui «non è candidato di una parte del Pd» e che non è il momento delle divisioni: «Ci sono momenti per essere aggressivi – spiega – ma non è questo, non ce lo possiamo permettere».

PENSI E MELONI: LA PRESENTAZIONE

I giovani L’ex sottosegretario predica «senso di responsabilità perché non è il momento per le mozioni contrapposte. Bisogna lavorare da subito all’unità, non dopo il congresso, e noi ci mettiamo a disposizione». Poi il decisivo capitolo dei giovani: «Il cambiamento – dice – dobbiamo realizzarlo e anche con velocità, ma c’è bisogno della partecipazione e della responsabilità di chi ha qualche anno di esperienza; dobbiamo far crescere i più giovani e farli diventare in fretta classe dirigente». Poi l’avvertimento: «Quando c’è un conflitto generazionale quelli più a rischio sono i giovani»; e chi vuol capire capisca. Bocci ha poi citato un giovane ex sindaco, Riccardo Maraga, uscito sconfitto ad Amelia: «Mi ha mandato oggi un messaggio. La sconfitta ha rischiato di far allontanare un ragazzo che poteva rappresentare un pezzo di classe dirigente su cui fare un investimento». Ecco perché «dobbiamo mettere in sicurezza i giovani. Serve un processo di di avanzamento con i minori rischi possibili, e le generazioni non devono mai essere contro bensì camminare insieme; i più anziani si dimostrino più generosi».

Metodo collegiale Infine l’ex sottosegretario ha promesso, in caso di elezione, un grande classico di ogni congresso a tutte le latitudini e cioè un «metodo collettivo e non individuale» (difficile in generale che qualcuno si candidi promettendo dittature sanguinarie); il tutto nell’ambito di un progetto «sganciato» dalle mozioni nazionali perché «noi dobbiamo costruire la casa dei democratici umbri. Immagino un partito a gestione collegiale dove ci sono tutti dentro per ricostruire una grande comunità democratica. Il Pd è nato inclusivo». Il messaggio è stato lanciato in modo chiaro e ora bisognerà se e chi lo raccoglierà; quel che è certo è che al Park Hotel tutti si sentono in posizione dominante rispetto agli altri. «Se vogliono salire a bordo bene – dice uno dei presenti – altrimenti la sproporzione di forze in campo è chiara». Alla presentazione ha partecipato anche Marco Vinicio Guasticchi, arrivato con in tasca il comunicato con cui annunciare il ritiro. Il consigliere spiega di essersi candidato in un primo momento «quando pareva che il partito avesse bisogno di commissario esterno; ci siamo sentiti defraudati e allora abbiamo cercato la maggiore unità possibile».

Guasticchi Questo era valido fino a ieri, cioè fino all’arrivo di Bocci: «A quel punto tutti, anzi quasi tutti purtroppo, abbiamo cercato una sintesi, e Giampiero rappresenta tale sintesi». Fuori dall’hotel poi Guasticchi scherza coi giornalisti: «Era tutto preparato fin dal primo minuto». Nella parte centrale della presentazione invece la protagonista è stata la presidente che in primis ha detto: «Non esistono trasformismi bensì operazioni politiche che vogliono costruire una visione». Marini parte dal tracollo del 4 marzo e mette nel mirino le amministrative di primavera, le regionali del 2020 e parla di un Pd come di «una forza di opposizione che una parte del paese si aspetta recuperi forze e voce per costruire un’alternativa». È infatti il Pd, nel ragionamento di Marini, l’unico argine al pentaleghismo, o meglio l’architrave sul quale elaborare nuove proposte.

Marini Quanto alla candidatura unitaria, «non è un vogliamoci bene bensì un modo per affrontare nodi e contraddizioni mettendoci al servizio di nuove possibilità». Anche Marini ha predicato unità e il bisogno «dell’apporto e dell’energia dei giovani. Questo è l’inizio di una strada collegiale e di responsabilità, nella quale innestare innovazione e cambiamento». Decisivi, nei prossimi mesi, gli appuntamenti elettorali: «Voteranno 62 comuni e nel contempo ci saranno le europee, la campagna elettorale politica più complessa per la storia del paese, dell’Europa, delle democrazie e del loro carattere liberale. Bisognerà mobilitare tutti». Infine, nel 2020, le regionali: «Abbiamo una responsabilità – dice – perché c’è una storia che può essere compromessa». Il congresso è ufficialmente partito.

Twitter @DanieleBovi

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