Stefano Fancelli oggi in conferenza stampa (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Caro Giacomo Leonelli, tu sei il candidato dell’apparato». Stefano Fancelli lancia così il suo guanto di sfida al 34enne avvocato perugino in vista del congresso regionale del Pd. Sostenuto da tutti quelli che, come il segretario uscente Lamberto Bottini e il capogruppo a palazzo Cesaroni Renato Locchi, sono rimasti volontariamente fuori dall’accordone pro-Leonelli, Fancelli non usa mezze misure: «Ho stima e affetto per Giacomo – dice – ma intorno a lui c’è un abbraccio ‘affettuoso’ che è diventato così stretto da diventare una camicia di forza. Un ‘abbraccio’ che non prevede una linea politica e dal quale Leonelli non può sottrarsi». E se nel suo programma l’avvocato perugino ha inserito citazioni di Churchill, Baricco, Mandela e altri ancora, Fancelli (con lui al tavolo il segretario dei Giovani democratici Giovanni Rubini e il ternano Gregorio Alteri) ‘risponde’ appoggiando sul tavolo «quattro libri che ho molto amato e che spiegano perché mi sono candidato».

LA VIDEOINTERVISTA A FANCELLI

IL DOCUMENTO: «IL CORAGGIO DI CAMBIARE»

I libri Il primo è il «Gattopardo» di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: l’ex segretario nazionale della Sinistra giovanile legge la famosa pagina del «tutto cambia affinché nulla cambi», e spiega: «Gli umbri – dice riferendosi ai sostenitori di Leonelli – non vogliono finire in un Gattopardo». «Non sono contrario – dice – a candidature unitarie ma questa è finta, perché non c’è stato alcun confronto politico vero». Poi c’è «Voto amaro», un volume recente curato dall’associazione Itanes che analizza l’esito delle politiche di febbraio («oltre i dati sui voti che abbiamo perso – dice Fancelli – servono risposte»), i due saggi più famosi di Max Weber («La scienza come professione» e «La politica come professione») e infine uno di Settimio Gambuli («La mia Umbria»), storico dirigente altotiberino del Pci che partecipò anche alla resistenza antifascista.

LE REGOLE DEL CONGRESSO

Il coraggio di cambiare Sul tavolo, in attesa di una piattaforma programmatica più precisa, c’è anche un documento di tre pagine con il quale Fancelli si candida e che si chiama «Il coraggio di cambiare»: «L’8 dicembre – spiega – i cittadini ci hanno chiesto cambiamento. Il voto a Renzi non è di proprietà di qualcuno e a chi ha scelto il sindaco di Firenze dico che io sono un Renzi umbro di sinistra. Se volete il cambiamento vero votate me». Secondo Fancelli in Umbria c’è bisogno infatti «di radicale innovazione e cambiamento. La mia è una sfida per cambiare la politica umbra». Il momento è di quelli decisivi «perché se non sapremo dare le risposte che i cittadini si attendono perderemo la guida di molte città e forse dell’intera comunità regionale».

Non mi candido a nulla Se eletto Fancelli promette che «non si candiderà a nulla per i prossimi tre anni» ma al momento la corsa sembra in salita. Il favorito pare essere Leonelli che Fancelli invita, insieme a Juri Cerasini (assessore spoletino e candidato dell’area Civati), a partecipare ad un confronto pubblico: «Facciamolo con una platea aperta – dice – e non addomesticata. A me il modello Sky è piaciuto perciò penso a risposte di massimo tre minuti. Rifuggiamo da passaggi paludati e sterilizzati nelle stanze di partito». E se gli si fa notare che anche la sua candidatura è nata in una stanza, quella dell’hotel Tevere, il candidato risponde così: «Non facciamo finta che esistano corse solitarie». A livello programmatico Fancelli pensa alle riforme in tema di assetto istituzionale (vedi i dossier aperti su Province e Unioni di comuni), lavoro («dobbiamo essere i protagonisti della costruzione di queste nuove politiche come il job act»), l’attenzione al mondo delle imprese, all’università e alla ricerca». Parlando della nuova legge elettorale regionale infine, che palazzo Cesaroni dovrebbe approvare entro la pausa estiva, secondo Fancelli i capisaldi sono l’abolizione del listino e un’ampia rappresentanza politico-territoriale, poi sul numero di collegi si può ragionare.

Twitter @DanieleBovi

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