di Ma. Gi. Pen.
Una lunga discussione in consiglio comunale lunedì mattina su quello che ormai è diventato un “caso”: la nomina dell’ex assessore Sergio Cardinali a presidente di Asm Terni. La massima assise cittadina doveva “solo” prende atto del punto all’ordine del giorno dopo aver ascoltato la relazione della Quarta commissione consiliare controllo e garanzia, ma, tra diversi interventi e punti di vista, della questione se ne è a lungo parlato tanto che qualche consigliere alla fine ha intimato di “tagliare corto”. In sostanza, «la commissione ha accertato che la procedura di nomina non ha seguito gli indirizzi del consiglio comunale» e ha «riscontrato che il criterio dell’urgenza non rientrasse nelle fattispecie specificamente definite tali dalla legge». Il sindaco invece in aula ha spiegato che «l’urgenza c’era» e che ha «applicato la legge».
La relazione della Quarta commissione Partiamo dall’inizio. Ad illustrare la relazione della Quarta commissione – che aveva ad oggetto la delibera di consiglio comunale per dare gli indirizzi relativi alle nomine del Comune nelle società partecipate e nomina del nuovo presidente di Asm Terni spa – è stato il consigliere Francesco Maria Ferranti: «Su impulso di diversi commissari si è avviata un’attività istruttoria. Si sono svolte diverse attività di approfondimento e si è raccolta una approfondita documentazione. Nell’audizione con il dottor. Bernocco, lo stesso scriveva alla commissione che si era proceduto senza manifestazione d’interesse preventiva per motivi di urgenza scaturiti dalla convocazione di un Cda della società partecipata Asm nel quale il socio pubblico si sarebbe trovato non rappresentato adeguatamente. Il segretario generale evidenziava di non ravvisare palesi motivi di urgenza e pertanto sottoponeva la questione alla attenzione del direttore generale e richiamava ad una verifica anche il dirigente Bernocco. Il segretario generale su specifica richiesta riferiva in commissione che avrebbe valutato se formalizzare le proprie ritenute criticità e/o irregolarità ritenute all’Anac – Autorità nazionale anti corruzione, specificando anche che, nel frattempo, aveva riscontrato, su nuove procedure di nomina sindacale, un riallineamento agli indirizzi espressi dal consiglio comunale nel febbraio 2024 con la delibera 70».
«Procedura non rispettata» E ancora: «Il direttore generale nella sua audizione chiariva che il Tuel all’articolo 42, richiede agli enti locali di dotarsi di specifici indirizzi con i quali procedere alle nomine da parte del sindaco, nelle società partecipate, fondazioni, consorzi ed Enti e che, pertanto, la delibera del consiglio comunale di febbraio 2024 non fosse da intendersi come un regolamento perentorio, bensì come un’autodisciplina ordinatoria. In merito all’urgenza riferiva di non conoscere le motivazioni che avevano indotto il segretario generale a mettere in discussione tale criterio. Riferiva, inoltre, che la possibilità di ritirare l’atto in autotutela fosse esclusivamente esercitabile dal dirigente titolare dell’atto. Sia il segretario generale che il direttore generale – continua Ferranti – confermavano alla commissione che la facoltà di impugnare l’atto era esclusiva del dirigente. A fronte di tutto ciò, la commissione ha accertato che indiscutibilmente la procedura di nomina non ha seguito gli indirizzi del consiglio comunale espressi con la delibera 27 del 26 febbraio 2024. Ha altresì riscontrato che il criterio dell’urgenza non rientrasse nelle fattispecie specificamente definite tali dalla legge. Ha chiarito, infine, l’impossibilità di procedere ad un annullamento automatico di questo atto in nessuna sede interna all’ente Comune di Terni».
Bandecchi: «Applicato la legge» Cinzia Fabrizi del Gruppo misto a quel punto ha chiesto «se il sindaco ritiene di tenere in considerazione queste conclusioni». Qui è intervenuto direttamente Bandecchi: «La commissione non ha fatto nessuna richiesta specifica, ha solo detto che non ha la possibilità di fare certe cose. Io in veste di sindaco ho la libertà di scegliere chi posso mettere in certi ruoli in alcune aziende. Ritengo che questo Comune non abbia il tempo da perdere per fare una manfrina che non comprendo. Dovrei ritirare una scelta per rifarla il giorno dopo in modo tale di aver applicato una regola, per nulla. Quindi o mi chiedete di ritirarla e io il giorno dopo rieleggerò la persona giusta, oppure prendo atto di quello che avete fatto. Non mi potete fare il rimbrottino perché io scelgo quello che mi pare; io applico la legge che dà la possibilità al sindaco di scegliere chi gli pare. Dovevo mettere un bando per far fare la domanda a qualcuno che già sapeva che non lo avrei preso, ma che senso ha?». Poi intervenendo di nuovo il primo cittadino: «Chiedo che questa commissione vada in Corte dei Conti, io ho applicato la legge. Ora voglio sapere se questa è stata una richiesta corretta o no, per me avete fatto una commissione inutile. I cittadini ternani non si meritano questi settemila euro spesi da questa commissione».
Lunga discussione e presa d’atto Dopo la sospensione richiesta da un consigliere, altri interventi. Lunga la discussione con molte considerazioni da parte di diversi consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, con il sindaco che ha rimarcato diverse volte la sua posizione: «L’urgenza è data da delle scadenze nazionale e importanti, quindi io ho stabilito che l’urgenza c’era. Perché in commissione non avete chiamato me per illustrare come stavano le cose? Io fino ad oggi ho applicato le leggi». Poi ancora Bandecchi dopo altri interventi specifica: «Le linee guida citano che il bando va fatto 30 giorni prima della scadenza, il mandato non era scaduto quindi le linee guida non trovano applicazione. Le linee guida non parlano di una situazione eccezionale». Alla fine in consiglio si è votato solo, come da procedura, sulla presa d’atto del punto all’ordine del giorno. Chiusa, in questa sede ovviamente, la pratica.
