Un cinghiale (Foto di light wizzi da Pexels)

Non un pacchetto da prendere a scatola chiusa ma una proposta che «può ancora essere oggetto di partecipazione per arrivare al miglior testo possibile». Così l’assessora regionale Simona Meloni presentando, mercoledì in Terza commissione, le modifiche al regolamento regionale sulla caccia al cinghiale. L’atto è stato approvato dalla giunta alla fine di luglio e, nel corso dell’estate, è stato oggetto di diverse critiche e proteste.

Cosa cambia Il testo nasce, secondo quanto riferito dall’assessora, dal confronto con le associazioni interessate e con gli Ambiti territoriali di caccia, ma resta aperto a ulteriori osservazioni. Tra gli elementi considerati dalla Regione c’è anche il Piano di azione nazionale per la cattura, l’abbattimento e la gestione delle carcasse di cinghiale nelle aree indenni dalla Peste suina africana, che inserisce la girata tra le tecniche utilizzabili per il depopolamento. La principale novità è proprio l’introduzione della caccia in girata. Si tratta di una modalità collettiva che coinvolge da quattro a sei cacciatori, compreso il conduttore del cane, con l’impiego di un solo cane limiere e di un conduttore formato secondo gli standard previsti. La girata potrà essere praticata soltanto nei territori non assegnati in esclusiva alle squadre.

CACCIA AL CINGHIALE, COSA DICE IL NUOVO REGOLAMENTO UMBRO

Le aree vocate Il regolamento interviene infatti anche sulla suddivisione del territorio: le attuali «aree vocate» vengono ridefinite come «settori assegnati in forma esclusiva alle squadre». In questi settori restano riservate alle squadre autorizzate le attività di caccia al cinghiale e non potranno essere praticate girata, caccia all’aspetto e caccia alla cerca, salvo deroghe degli Atc. Nei territori non assegnati, invece, saranno possibili la girata e la caccia in forma singola, a condizione che i cacciatori siano iscritti al distretto di gestione competente. Cambiano anche le regole per la caccia in forma singola: la caccia alla cerca potrà essere praticata contemporaneamente da un massimo di tre persone, mentre quella all’aspetto resterà riservata ai cacciatori non iscritti alle squadre e potrà svolgersi fuori dai settori assegnati. Chi pratica aspetto o girata dovrà inoltre registrare la giornata sul tesserino venatorio e non potrà svolgere altre forme di caccia nello stesso giorno.

Le novità Per le squadre impegnate nelle battute, le azioni organizzate congiuntamente da più gruppi non daranno più punteggio ai fini dell’assegnazione dei settori. Ogni cacciatore potrà inoltre essere iscritto a una sola squadra in tutta la regione. Cambia anche la segnalazione delle battute: i cartelli dovranno essere collocati lungo le vie di accesso all’area interessata, anziché lungo l’intero settore, con l’obiettivo di limitare le restrizioni alle zone effettivamente interessate dall’attività.

La seduta In commissione Fabrizio Ricci (Avs) ha chiesto che la Regione affianchi alla caccia altri strumenti di controllo, osservando che il solo prelievo venatorio non sarebbe sufficiente a contenere la popolazione dei cinghiali. La commissione ha quindi deciso di procedere con un’audizione delle associazioni venatorie, ambientaliste e agricole e degli Atc nella prossima seduta, prima del prosieguo dell’iter.

Il dibattito Il confronto resta aperto anche tra le organizzazioni di settore. Coldiretti Umbria ha chiesto martedì il rinvio della riforma, sostenendo che servano dati e analisi per valutare gli effetti della nuova organizzazione territoriale e delle diverse forme di caccia, soprattutto alla luce dell’emergenza Peste suina africana. «Non possiamo permetterci – scrive Coldiretti in una nota – di assumere decisioni che, pur con l’obiettivo di migliorare l’organizzazione dell’attività venatoria, possano determinare conseguenze diverse a quelle auspicate».

Le associazioni Federcaccia Umbra, invece, ha criticato quelli che considera ripensamenti nel percorso di riforma. Il presidente Maurizio Lorenzini ha difeso la necessità di sperimentare nuove regole: «Le riforme possono essere migliorate, corrette e, se non funzionano, anche riviste. Ma per giudicarle occorre prima avere il coraggio di farle». Parole alle quali Arci Caccia Umbria ha replicato respingendo l’accusa di immobilismo e sostenendo che il cambiamento debba essere accompagnato da proposte definite e dal confronto: «Innovare – ha detto il presidente Gian Paolo Pollini – è necessario. Ma innovare significa costruire riforme serie, condivise e sostenibili, nel rispetto della fauna, dell’ambiente e della sicurezza».