«I documenti del Comune dicono l’opposto di quanto detto dal sindaco: organico sottodimensionato e capacità di assumere. La favola degli esuberi serve solo a giustificare nuove esternalizzazioni di servizi pubblici, a partire dagli asili nido. Le bugie hanno le gambe corte. Il sindaco sostiene che 600 dipendenti comunali siano troppi e che bisognerebbe scendere a 400. Peccato che gli atti della sua stessa amministrazione dicano il contrario». Così il coordinatore provinciale del Movimento cinque stelle Terni, Daniele Pica, mette spalle al muro il sindaco di Terni Stefano Bandecchi; e non è certo l’unico a contestare i numeri che il primo cittadino ha dato lunedì in consiglio comunale, dal quale anche la Rsu dell’ente prende le distanze.
«Ricordiamo che nel mese di luglio, insieme alle organizzazioni sindacali e unitariamente alla delegazione di parte pubblica, che presumiamo abbia assunto il mandato di indirizzo politico, è stato licenziato il Piano triennale del fabbisogno e delle assunzioni, così come recepito nel Piano integrato di attività e organizzazione. Ad agosto, poi, l’amministrazione ha concluso anche il percorso di riqualificazione del personale. A questo punto, alla luce delle ultime esternazioni, ci poniamo alcune domande: la delegazione di parte pubblica ha forse sbagliato indirizzo? la parte politica sta forse cambiando direzione dirottando le risorse economiche su altri obiettivi non condivisi?Difendiamo – concludono – il lavoro e i servizi pubblici e combattiamo ogni forma di riduzione del personale ed esternalizzazioni selvagge, rivendicando assunzioni e crescita professionale del personale a tutela soprattutto dell’intera comunità ternana».
E una presa di posizione contro le esternazioni di Bandecchi arriva pure dalla segreteria comunale di Forza Italia: «Altro che esubero di personale: molti uffici comunali lavorano da tempo sotto organico, con carichi di lavoro insostenibili per chi ogni giorno garantisce i servizi essenziali alla città. Se il Sindaco si prendesse la briga di studiare le carte prima di parlare, scoprirebbe che il problema non è avere troppi dipendenti, ma non averne abbastanza — e che la situazione è destinata ad aggravarsi con la prossima ondata di pensionamenti, che rischia di lasciare interi settori sguarniti se non si programmano per tempo nuove assunzioni di personale qualificato. Ancora più fuori luogo, se possibile, è la polemica sulle presunte troppe assenze dei dipendenti comunali. Bandecchi è un sindaco fantasma, trovarlo a Terni è praticamente impossibile. Sentire lui che parla di assenteismo è come il proverbiale bue che dà del cornuto all’asino».
Estremamente critico col sindaco anche il consigliere Valdimiro Orsini (Masselli sindaco): «La proposta del sindaco Stefano Bandecchi di ridurre di ben 200 unità l’organico del Comune di Terni appare come una misura priva di visione strategica e potenzialmente dannosa per l’intera comunità. Prima di ipotizzare una contrazione così drastica del personale, un’amministrazione responsabile dovrebbe definire con chiarezza quali siano le reali priorità della città e come intenda garantire la continuità dei servizi essenziali per i cittadini. Ridurre le risorse umane ‘al buio’, senza una preventiva riorganizzazione dei processi, rischia solo di paralizzare la macchina amministrativa. Parlare di tagli senza aver prima strutturato un piano concreto per l’introduzione e l’integrazione delle nuove tecnologie significa condannare l’ente locale all’inefficienza. La tecnologia deve servire a supportare il lavoro umano e a migliorare l’erogazione dei servizi, non a giustificare licenziamenti o mancati turnover improvvisati. Particolarmente inaccettabili e da stigmatizzare con forza sono poi le dichiarazioni rese dal sindaco nei confronti dei dipendenti assenti per motivi di salute o che usufruiscono dei permessi previsti dalla Legge 104/92. Colpevolizzare lavoratori che esercitano diritti tutelati dalla legge, spesso legati a situazioni di grave sofferenza personale o alla cura di familiari con disabilità, costituisce un attacco ingiustificato alla dignità della persona e al rispetto delle tutele sociali fondamentali».
Sullo stesso argomento, si è espresso anche l’ex sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo.


