©Fabrizio Troccoli
di M.R.
Dal ministero dello Sviluppo economico si parla ancora di ‘aspettative’ e ‘auspici’ sul piano industriale Arvedi, per Acciai speciali Terni e si continua a ritenere importante il fatto che Ast sia stata acquisita da un gruppo italiano. Di certezze sulle intenzioni del Cavaliere di Cremona ancora nessuna. Ora, è vero che rispetto all’interrogazione del deputato umbro del Pd Walter Verini, il player acquirente è stato nel frattempo ufficializzato, ma proprio per questo l’esponente Dem, dalla viceministro Alessandra Todde, alla propria interrogazione si aspettava qualche risposta in più sul processo di del passaggio di proprietà da Thyssenkrupp ad Arvedi. Invece oltre a esortare a guardare con favore il completamento dell’operazione, la pentastellata ha solo sottolineato che l’acciaiere del Nord si consoliderà tra i principali player europei del settore. Poca cosa. E oltre alla replica di Verini densa di interrogativi cruciali, a stigmatizzare un certo immobilismo delle istituzioni in questa partita è la Fiom Cgil di Terni, sulla scorta di quanto già denunciato da Cgil, Cisl e Uil: «Si continua a perdere tempo – tuonano le tute blu della Camera del lavoro -, siamo pronti alla mobilitazione».
Mise «Alcune risposte debbono ancora arrivare – sottolinea l’onorevole Verini -. Occorre quindi sollecitare e seguire da parte del governo, con grande serietà, la costruzione di un piano industriale della nuova proprietà che garantisca, nei fatti, l’integrità del sito, il mantenimento della quantità e della qualità delle produzioni, i livelli occupazionali: l’ innovazione ambientale, il rafforzamento della rete commerciale. E quale ruolo intende svolgere il Governo nella vicenda? Di ‘accompagnatore’ del processo? Di partner? Così come è decisivo sapere il ruolo dell’Ast all’interno del Piano siderurgico nazionale, nella considerazione che il sito di Terni presenta situazioni del tutto diverse da quelle – per esempio – di Piombino o Taranto. E ancora: Il Gruppo Arvedi è intenzionato a cercare nuovi partners? Di che tipo? Sono domande alle quali è necessario dare risposte, per capire come le produzioni di Terni possano mantenere e rafforzare le quote di mercato a livello globale, sia nelle vendite che negli acquisti e forniture di materiale. Per questo è urgente che il Mise convochi innanzitutto i rappresentanti dei lavoratori, i sindacati, ma anche le forze sociali e istituzionali per ascoltare gli interrogativi di una intera comunità, le proposte e per dare le necessarie risposte. Il futuro degli acciai ternani non è solo un fatto locale, ma una grande questione regionale e nazionale. E il Governo deve assocurare che quetso futuro sia garantito».
Fiom Cgil «Sulla vertenza Ast – denunciano da Fiom Cgil, il segretario Alessandro Rampiconi e compagni – continuiamo a perdere tempo e i pericoli sono ancora tutti sul tavolo, interlocuzioni informali e riservate non bastano più perché la situazione di incertezza è insostenibile per i lavoratori». Se ne è parlato all’assemblea generale della Fiom Cgil di Terni, che si è riunita presso la Camera del Lavoro. Le tute blu Cgil condividono dunque la preoccupazione espressa da Cgil, Cisl e Uil territoriali sulla inerzia delle istituzioni dopo la conferenza regionale di Palazzo Gazzoli: «Aver ascoltato e, ci sembrava, aver condiviso le preoccupazioni che i metalmeccanici hanno esposto, non è servito a nulla – si legge nel documento della Fiom – tanto meno alla necessaria convocazione di un tavolo al Mise, che non si è mai aperto da quando il Governo è in carica. Sarebbe utile capire – prosegue la Fiom – se la presidente Tesei e il sindaco Latini non riescono ad interloquire con il collega di partito Giorgetti, o peggio, ci parlano, ma registrano l’indisponibilità del ministro all’incontro». Ad ogni modo, per la Fiom Cgil di Terni non è possibile attendere oltre con le mani in mano: «Siamo pronti anche alla mobilitazione – conclude il sindacato – visto che lo stato di agitazione ancora non è stato ritirato».
Pd Terni «La risposta all’interrogazione posta dall’onorevole Walter Verini oggi in commissione Attività Produttive della vice ministra Todde – così Pierluigi Spinelli, segretario unione comunale Pd Terni -, da una parte può essere valutata positivamente perché contiene una presa d’atto dell’importanza di Acciai Speciali Terni e del suo livello di competitività in Italia e in Europa, e al contempo la consapevolezza dell’impatto che ha sul territorio ternano e umbro su cui insiste. Manca però di alcuni elementi fondamentali di chiarezza, come fatto notare lo stesso Verini nella sua replica, che ci dicano che ruolo intende svolgere il governo in questa fase e nel futuro prossimo, e quale sia il ruolo pensato per Ast all’interno del Piano Siderurgico Nazionale. Come anche rimangono eluse le richieste di conoscere le intenzioni del gruppo Arvedi, in particolare se intenzionato a cercare dei partner e di che tipo. Verini ha ricordato che il futuro di Ast non è una questione strettamente locale, ma regionale e nazionale, sulla quale il governo deve attivarsi per poter dare delle risposte. Mentre resta assolutamente incomprensibile e inammissibile la mancanza di una risposta alla richiesta pressante dei rappresentanti sindacali dei lavoratori di un incontro al Mise e della condivisione delle strategie da conseguire. Non è ammissibile che una partita di tale importanza, non solo per Terni, ma per il Pese, avvenga sottotraccia e senza il coinvolgimento dei lavoratori. Il Partito democratico si è mosso per primo e con forza su questo fronte e non è intenzionato ad abbassare la guardia, ma anzi a fare tutto quello che è possibile perché si ottenga la migliore soluzione possibile, per la salvaguardia e per il rilancio di Acciai Speciali Terni, e perché l’attenzione rimanga alta, con il coinvolgimento di tutti gli attori possibili. Per questo – chiosa – è stata chiesta una seduta straordinaria del consiglio regionale, alla quale seguirà a Terni il 18 novembre L’Agorà Nazionale sulla Siderurgia, in presenza a palazzo Gazzoli e in modalità remota, che vedrà impegnati non solo massimi esponenti locali e nazionali del Partito democratico, ma anche rappresentanti del Parlamento Europeo, forze sindacali e sociali e ulteriori esponenti politici e di governo».

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