Ferroni, Flamini e Stufara

di Dan. Bo.

Da cinque i candidati alla presidente della Regione probabilmente diventeranno sei. Parsa chiara già da mesi, la fine del centrosinistra che ha governato a lungo l’Umbria è stata certificata mercoledì, quando in consiglio regionale Rifondazione e un pezzo di Idv, quello che fa capo a Paolo Brutti, hanno deciso di non votare il Documento annuale di programmazione economica, uno dei documenti fondamentali per la vita politica di una coalizione. Una convivenza difficile e poi uno strappo che si è allargato nel corso dei mesi, con conseguenze anche dentro la stessa Rifondazione, dalla quale se n’è andato l’assessore regionale Stefano Vinti pronto a fare una sua lista di sostegno alla presidente Marini.

La fine A mettere la firma sulla fine del centrosinistra umbro giovedì sono stati Damiano Stufara, consigliere regionale, e il segretario Enrico Flamini: «Il voto sul documento annuale di programmazione del 2015 del consiglio regionale dell’Umbria inaugura una fase nuova nella vita politica della nostra regione, di cui da tempo erano maturate le premesse». Una rottura che il Prc imputa «all’unilateralismo e all’arroganza con cui il Partito democratico e la presidente Marini hanno inteso condurre la nostra Regione, pari per intensità e portata solo alla subalternità ai dettati del governo Renzi».

PER IL VOTO IPOTESI 31 MAGGIO

Lunga lista La lista che Rifondazione fa delle cose che in questi anni non sono piaciute è lunga, e va «dall’incapacità di aprire un’autentica “Vertenza Umbria” e di definire un piano regionale per il lavoro» alla mancanza di un nuovo piano sanitario, dalla produzione del Css decisa recentemente all’approvazione del progetto di trasformazione della E45 in autostrada, ma non solo. A valle di tutto questo la strada che si apre sembra obbligata ed è quella che porta verso la corsa in solitaria. Il puzzle di sinistra oltre a Rifondazione potrebbe essere composto da pezzi che arrivano dall’Idv, dalla Cgil e dalle liste civiche, dai movimenti e dal mondo del lavoro.

Listone rosso Un listone rosso che, sulla base di alcune simulazioni fatte sulla base della nuova legge elettorale, dovrebbe dovrebbe andare ben oltre il 5 per cento per sperare di eleggere un consigliere, evitando così quanto successo a Terni e a Perugia. Nel primo caso il Prc ha deciso di andare da solo e nel secondo in coalizione ma il risultato non è cambiato: in entrambe le città il partito è fuori dai consigli comunali. Il problema ora è capire chi potrebbe essere il portabandiera di questo progetto. Dentro Rifondazione non si esclude del tutto l’ipotesi Mauro Volpi, mentre nelle scorse settimane sono circolati i nomi di Fabio Amato (già responsabile Esteri del Prc) e di Lucia Maddoli, figlia dell’ex sindaco di Perugia Gianfranco e candidata con l’Altra Europa alle europee; fuori dai giochi invece Damiano Stufara. Per capire quale sarà il candidato presidente bisognerà in primis capire quando si voterà: se, come accennato, si votasse il 31 maggio qualche giorno in più di riflessione in più il Prc e tutti gli altri se lo prenderanno. Il profilo che l’Altra Umbria sta cercando ha i contorni di una figura in grado di dialogare a 360 gradi, fuori dai partiti, alternativo all’attuale governo e antirenziano. Una figura della quale si discuterà sabato, al Mater Gratiae di Perugia, a partire dalle 10 è in programma l’assemblea dei comitati de L’Altra Europa.

One reply on “Alternativo e antirenziano: l’Altra Umbria cerca il candidato presidente dopo l’addio al centrosinistra”

  1. Ma dopo 5 anni di apporto programmatico continuo,sempre a braccetto con la Marini, a dare in testa a tutti,Sel in primis, si scopre che il Pd e’ cattivo ed impresentabile?
    Io ci penserei meglio,molto meglio, prima di queste avventure interessate!

Comments are closed.