Il 17 marzo, giornata celebrativa del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, la Regione Umbria propende per la chiusura delle scuole. Lo afferma in una nota la vicepresidente Carla Casciari, rispondendo così implicitamente al ministro leghista Roberto Calderoli, che aveva parlato di inopportunità economica e incostituzionalità a fare del 17 marzo un giorno di festa.
Umbria per la chiusura «Confermo – afferma Casciari – che la Giunta regionale umbra aspetta, con doverosa attesa dettata da riguardo istituzionale, di prendere atto delle decisioni ultime del Consiglio dei ministri sulle modalità celebrative della giornata, ferma restando la sua opzione per conferire il massimo di dignità e solennità a questa ricorrenza, (esigenza indicata dal Presidente Napolitano), anche attraverso – conclude – la decisione di chiusura degli istituti scolastici umbri».
Calderoli: tutto aperto Calderoli aveva detto in precedenza di essere contrario a chiudere scuole e luoghi di lavoro. «Sono e resto contrario -dice in un comunicato il ministro – al fatto che l’attribuzione delle caratteristiche di festività nazionale, conferita alla data del 17 di marzo, comporti la chiusura di molti uffici pubblici, per le ragioni che ho già spiegato ovvero che in un periodo di crisi come quello attuale non mi pare opportuno caricarsi dei costi di una giornata festiva che avrebbe sicuramente ricadute sul settore privato, oltre alle possibilità di estendersi ad un “ponte” che si verrebbero a creare conseguentemente». Calderoli ribadisce che «un evento significativo quale il 150esimo dell’Unità d’Italia può essere celebrato degnamente lavorando o andando a scuola e non restando a casa».
Il leghista cita la Costituzione Calderoli cita poi il parere della commissione Bilancio della Camera dove sostiene che: «Si valuti l’opportunità di precisare che la festa nazionale per la celebrazione del 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia non determina gli effetti civili di cui alla legge n 260 del 1949 e che di ciò occorre tenere conto in sede di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 3 dell’articolo 7 bis». «Pertanto – conclude il ministro Calderoli -, alla luce del parere espresso dalla commissione Bilancio di Montecitorio e della relativa unica osservazione fornita, nonché della relazione tecnica predisposta dalla Ragioneria Generale dello Stato è evidente che o il 17 di marzo andiamo tutti a lavorare oppure la legge in oggetto è priva di copertura ed è quindi incostituzionale ex articolo 81 della Costituzione».

