Il lavoro in Umbria c’è. A rilevarlo Elisabetta Tondini di Agenzia Umbria ricerche, che evidenzia alcuni aspetti significativi. «La vera buona notizia nel mercato del lavoro in Umbria è stata l’impennata dei contratti a tempo indeterminato (+7,2%, +3,3% in Italia), a fronte di una flessione dei contratti a termine».
La crescita Secondo lo studio di Aur, «l’occupazione degli umbri nel 2023 è aumentata rispetto all’anno precedente di circa 9.300 unità, a un tasso (+2,6%) più elevato di quello nazionale (+2,1%): i 362 mila lavoratori registrati dall’Istat sono dunque tornati a superare il livello (358 mila) del 2019». La consistenza dei dati incrementali (15.700 unità in più, di cui 8.100 donne e 7.600 uomini, a fronte di un calo complessivo di 700 unità a termine) consente di dire che non si è trattato di un mero riassorbimento di lavoratori a tempo determinato, ma di un vero e proprio ampliamento del mercato della domanda, che è tornato a prediligere forme contrattuali stabili.
Matching Viene rilevato, poi, anche la relazione tra calo demografico e crescita dell’occupazione. «ll fatto che vi siano più occupati nonostante un minor numero di persone in età da lavoro (15-64 anni) – spiega Tondini – sottende un matching tra due fenomeni: un aumento del fabbisogno lavorativo da parte di una domanda che attinge a un bacino di riferimento che si sta riducendo e un’espansione dell’offerta di lavoro, sospinta da necessità diverse, in primis quella di ampliare il reddito familiare.
Forza lavoro Dal 2022 al 2023, «in Umbria le forze di lavoro potenziali sono diminuite di 3.300 unità e le forze di lavoro sono aumentate di 2.500 unità». Nel complesso sono cresciuti in un anno più gli uomini che le donne (+3,6% contro +1,4%), mentre c’è una flessione (-6,9%, quasi 6 mila unità in meno) del lavoro autonomo.
