La pillola Ru486

di Manuela Pasquino

La sentenza della Corte Costituzionale di qualche giorno fa, che ha avuto rilevanza nei quotidiani nazionali e regionali e grande attenzione sui social-network, che ha dichiarato “manifestamente
inammissibile” la questione di legittimità presentata dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto sull’art.4 della legge 194, è semplicemente un atto dovuto e non c’è niente di eclatante.

Però è incredibile ed estenuante come ancora dopo 34 anni, la legge 194 continui ad essere terreno di scontro acceso e di polemiche, con l’evidente tentativo ad ogni occasione di portare il Paese indietro di 40 anni, ai tempi dell’aborto clandestino.

Ma oggi l’impegno non deve essere solo in “difesa” della 194. C’è una battaglia di costituzionalità da fare, che è “l’applicazione” della legge 194 in tutte le strutture sanitarie pubbliche del Paese.

Oggi la salute della donna, garantita dalla 194 è seriamente a rischio.

In molte strutture ospedaliere del Paese la legge è inapplicata, a causa di un aumento dei medici e operatori sanitari che scelgono l’obiezione.

In Italia la percentuale degli obiettori arriva in alcune regioni anche al 90% e l’Umbria non è immune da questo fenomeno.

Dai dati ufficiali e confermati da una indagine fatta dalla FP CGIL Umbria, risulta un aumento esponenziale dell’obiezione di coscienza con punte del 70-80% in alcune strutture ospedaliere della regione Umbria.

Inoltre ci risulta che la somministrazione della pillola RU486 venga effettuata presso un solo ospedale.

A fronte di queste storture, serve da parte del Governo regionale un piano di contrasto per garantire l’effettiva attuazione della legge.

Per la FP CGIL UMBRIA è necessario ed urgente aprire un tavolo regionale di confronto  per verificare l’effettiva attuazione della 194 su tutto il territorio umbro, garantendo in ogni presidio la presenza 24 ore su 24 di un numero adeguato di medici ed infermieri non obiettori, e un’attenta riflessione sul fenomeno dell’aumento concentrato negli ultimi anni degli obiettori di coscienza nelle strutture ospedaliere umbre.

Si tratta di non penalizzare le donne, ma anche i medici e gli infermieri che, non dichiarandosi obiettori, vedono ricadere solo su di loro il lavoro per le interruzioni di gravidanza.

Segretaria FP CGIL Umbria

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