Lorenzo Carletti

di Lorenzo Carletti*

Nella migliore delle peggiori tradizioni locali, l’andamento del dibattito in merito al riconoscimento dello stato di crisi complessa per l’industria della conca ternana rischia di impantanarsi in una pluralità di prese di posizione, dalle quali è finora difficile presagire qualcosa di buono per il futuro produttivo ed occupazionale del territorio.

Come Rifondazione comunista di Terni respingiamo fermamente il tentativo in atto di risolvere la questione in un gioco dialettico, teso a nascondere le contraddizioni determinate da scontri di interessi così forti da attraversare trasversalmente le parti sociali e le forze politiche, come ben testimoniato da quanto avviene dentro il Partito democratico.

In particolare, due sono gli elementi maturati nella discussione rispetto ai quali massimo è stato il tentativo di strumentalizzazione e di distorsione della realtà, perpetrato proprio da quanti si appellano a superare ideologie e slogan.

Il primo consiste nell’affermare acriticamente che il riconoscimento dell’area di crisi complessa sia contro gli interessi dell’imprenditoria locale, sulle cui risorse e capacità si dovrebbe invece puntare per individuare le possibili vie d’uscita dalla crisi: il tutto nel preciso intento, da parte di alcuni, di avere le risorse senza avere i vincoli, con buona pace per gli interessi dei lavoratori e del territorio.

Ciò che non viene detto è che solo con il riconoscimento dell’area di crisi complessa si potrà avere accesso, dopo anni di assenza di politiche industriali nel territorio, a strumenti economici e progettuali di tipo straordinario, necessari anche per sostenere le potenzialità espresse dall’imprenditoria locale; strumenti per colmare il gap infrastrutturale, per riqualificare e rilanciare settori fondamentali dell’economia locale, come la chimica e l’agroindustria, per sostenere la funzione strategica del polo siderurgico.

Che l’altezza di queste sfide non sia di per sé alla portata dell’imprenditoria locale lo dimostra il fatto che finora nemmeno una sia stata né vinta, né affrontata; in epoca di crisi l’obiettivo, in economia, non può essere solo il profitto, ma il ripristino delle condizioni per il progresso collettivo, condizioni che solo l’intervento pubblico, e non il mercato, può garantire.

La seconda strumentalizzazione consiste nel dire che occorrano interventi di respiro più vasto, che superino i confini dell’industria ternana. Non ci vuole molto per capire che in questo modo vengono meno le ragioni alla base della richiesta di riconoscimento dell’area di crisi complessa, sacrificate in funzione dell’obiettivo, tutto politicistico, di accontentare un po’ tutti, anche con il sacrificio dell’efficacia degli interventi.

Contro questa impostazione riteniamo indispensabile tener ferma la necessità di individuare obiettivi chiari e condivisi tra le forze politiche e sociali del territorio, ponendo al centro la specificità di un’area industriale, quale quella della conca ternana, che non ha corrispondenti nel territorio regionale in termini di proiezione nazionale ed internazionale delle produzioni, e dal cui rilancio dipende anche quello dei territori limitrofi.

Rifondazione comunista ha sostenuto la proposta di riconoscimento dell’area di crisi complessa senza ambiguità, al contrario di quanto sta avvenendo nel Partito democratico, a cui chiediamo di uscire da una discussione asfittica in merito alle primarie e di risolversi una volta in tempo utile rispetto ad una questione dalla quale riteniamo dipenda il futuro stesso della nostra città. La discussione è sempre un valore, ma l’indecisione non lo è mai.

Per parte nostra riteniamo il terreno del confronto l’unico sul quale misurare la prospettiva di rilancio o di declino del territorio ternano, del suo patrimonio e del suo futuro industriale ed occupazionale.

*Segretario provinciale di Terni del Prc

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