di Wladimiro Boccali
Oggi più che mai le primarie sono l’ espressione della democrazia che dà voce ai cittadini, permette di scegliere uomini e idee, amplia i territori del protagonismo politico. Oggi più che mai, perché corrono tempi difficili e ambigui, tra bulimia televisiva di opinionisti, demagoghi in rete, regole (vedi alla voce: legge elettorale) che non arrivano. Tempi contraddittori, perché apparentemente non ci sono mai stati, come adesso, tanti strumenti per potersi esprimere, ma in sostanza c’è invece un deficit di partecipazione reale.
Il popolo democratico invece ha intrapreso un percorso che significherà portare centinaia di migliaia di persone – speriamo anche di più – a pronunciarsi su chi dovrà essere il leader dello schieramento progressista e, sperabilmente, il capo del nuovo governo. Si discuterà, insomma, magari con foga. Ci si dividerà, si spera temporaneamente. Si porranno questioni concrete, per il Partito democratico e per il Paese. Un grande esercizio di sovranità popolare, fissata anche dalla Carta costituzionale e non sempre praticata sul campo.
A prescindere dalle regole che dovranno essere fissate (quando, come, chi potrà votare) credo che sia importante il comportamento di tutti noi durante la campagna che è appena cominciata. E’ augurabile che prevalgano le ragioni “per”, non quelle “contro”. Non è soltanto una questione per così dire, estetica, ovvero di compostezza. Che pure conta. E’ soprattutto voler ragionare in positivo per affermare le proprie convinzioni; e’ soprattutto rifiutarsi di vedere le primarie come lo strumento per demonizzare l’avversario. Il clima del Paese è depresso da una crisi politica, sociale, economica, di valori, che non ha eguali dal dopoguerra. Anni di governo delle destre hanno lacerato nel profondo la società. Egoismi, affermazioni di interessi forti, una becera cultura della prevaricazione hanno diviso gli italiani. Un clima che talvolta ha lambito anche le forze politiche, come il Partito democratico, del progresso e del rinnovamento. Non è obiettivo secondario fare delle primarie del Partito democratico il nostro contributo alla creazione di una fase nuova. Al di là del dibattito interno sul candidato leader, abbiamo la possibilità e la responsabilità di indicare al Paese una strada nuova.
Le primarie, se una occasione devono essere, devono essere l’occasione per costruire un progetto per l’ Italia. Il Partito democratico deve sentire l’orgoglio di essere l’unica forza politica, per tradizione, livello di organizzazione, cultura, a poterlo fare. Ma facciamolo bene.

