di Filippo Maiolo*

Il 30 Luglio u.s. è mancato il preside Pasquale Discanno, già docente di matematica, gentiluomo di origini pugliesi (Margherita di Savoia) che ha retto il Liceo Classico “Mariotti” negli anni Novanta (dal 1988 al 1994) subentrando al preside Montagnini e lasciando poi la dirigenza alla preside Tittarelli.
La sua persona e il suo stile di Presidenza erano caratterizzati da un’estrema riservatezza e da una altrettanto spiccata discrezione. Tali caratteristiche non permettevano a tutti di percepire da subito la profondità della sua sensibilità, della sua umanità e anche della sua sommessa ironia.
Poco appariscente, sceglieva volutamente il basso profilo e una gestione burocratico-minimalista delle questioni organizzative (soprattutto in materia di sperimentazioni). Non era pregiudizialmente ostile alle innovazioni, ma restava sempre cauto e fedele ad una sua personale applicazione del motto latino “quieta non movere, mota quietare” (e a quei tempi la scuola viveva un periodo piuttosto agitato) Preferiva ritagliarsi un ruolo notarile, era un Preside “vecchia scuola”, non un dirigente-manager. Se la concezione del suo ruolo poteva essere per certi aspetti molto burocratica, tuttavia ha sempre dimostrato grande rispetto per la autonomia del docente. Si era trovato a gestire il periodo di massima affluenza di studenti al Liceo (nel periodo della sua Presidenza venne aperta per un anno la IV N, ma non ci furono altri simili exploit); e anche per questo non riteneva di doversi impegnare nella promozione del Liceo. Era molto attento al lato umano delle questioni scolastiche (dedicava tempo ed attenzione per i problemi e le difficoltà di quelli che si rivolgevano direttamente a lui). Sapeva delegare e concedeva fiducia e autonomia alle persone di cui si fidava (selezionando con attenzione le medesime). Ne è prova la notevole sintonia con i due diversissimi collaboratori storici che si alternavano nel ruolo di Vicari (e che durante gli ultimi anni di Montagnini, essendo questi malato, di fatto avevano diretto il Liceo), il compianto Silvano Sartori e Romano Codagnone. La sua discrezione è stata erroneamente scambiata da alcuni per debolezza… impressione sbagliata. Aveva una solida scala di valori: solidarietà umana e famiglia erano centrali. Le vicissitudini familiari, sempre gestite con esemplare riservatezza, avevano rafforzato questa centralità e affinato la sua sensibilità. Era anche capace di ironia e di sdrammatizzazione: valga per tutti gli episodi citabili il saluto che rivolse ai suoi collaboratori il giorno del suo congedo: “non ho fatto quasi niente per farmi rimpiangere, … non vorrei che foste costretti a rimpiangermi lo stesso”.

*preside del Liceo “A. Mariotti” di Perugia

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