di Maurizio Oliviero*
La comunità universitaria rivolge una carezza alla professoressa Ursula Grohmann. In tante occasioni durante questi due anni ho voluto sottolineare l’importanza della nostra comunità. Prima che grandi scienziati, grandi scienziate, grandi ricercatori e ricercatrici, noi siamo persone. Apparteniamo a una comunità di persone, composta di giovani, studiosi, personale che ci supporta. In seguito alla notizia della scomparsa della professoressa Grohmann abbiamo ricevuto in Ateneo centinaia di messaggi di vicinanza, testimonianze di ricordo della persona, cose che mi hanno fatto percepire questa forte sensazione di far parte di una vera, grande, famiglia.
Tutto quello che possiamo fare in questi luoghi parte da quel rispetto, da quel sorriso, da quel coraggio.
Cari Myriam e Pietro, avete perso la vostra mamma e mi rivolgo innanzitutto a voi come un fratello maggiore. Lo faccio con un sentimento che sento di poter comprendere e condividere, lo faccio come un figlio che pochi giorni fa ha perduto un genitore. Come figli dobbiamo avere responsabilità, forza e determinazione. Ursula Grohmann è stata innanzitutto una madre, come per me lo è stato il mio papà, noi siamo parte di quel percorso di valori e principi. Da queste radici ereditiamo il sorriso e il coraggio. Ragazzi, su di voi ricade la responsabilità di raccogliere gli insegnamenti e l’affetto di vostra madre, per farne un costante punto di riferimento, per voi e per quello che sarà della vostra vita. E poi c’è l’altra famiglia, l’Università, che non può considerare i suoi membri e i suoi componenti come un numero, un passaggio, soprattutto quando – al di là dei ruoli – persone come la professoressa Grohmann hanno dato quel senso di intelligenza umana e scientifica.
Ricordo il giorno in cui ho chiamato il professor Fausto Roila per dirgli che all’inaugurazione dell’ultimo anno accademico sarebbe stata nostra ospite la ministra Maria Cristina Messa: «Avrei voglia di chiedere alla professoressa Grohmann di dare un contributo». Doveva essere un contributo di equilibrio, di altissima profondità nella ricerca e di profondità umana. Roila mi ha risposto: «Andiamo a chiederglielo insieme». E così siamo andati, quel giorno, ero con il professor Vincenzo Talesa. Non dimenticherò mai il sorriso, l’entusiasmo e la timidezza nella risposta della professoressa Grohmann. Una grandissima scienziata, che poteva affrontare le sfide con slancio, quasi per inerzia, assumeva la responsabilità di tutte le cose. Ecco, quel sorriso è quello che vorremmo, in qualche modo, conservare di lei. Ricordo anche le parole della ministra Messa, subito dopo l’intervento della professoressa Grohmann: «Complimenti, avete delle studiose che danno onore al vostro Ateneo».
Proprio perché siamo parte integrante di una famiglia spero che questa famiglia continui, nella diversità delle opinioni e delle riflessioni, che poi sono la forza del nostro essere Università, lasciando un segno indelebile nel nostro percorso.
Ognuno di noi, che vive nel mondo dell’Università, dedica tutta la sua vita a questi luoghi. Non possiamo fare in modo che questi luoghi si dimentichino delle persone che lavorano qui e donano la propria vita per il bene degli altri. Ursula lo ha fatto donandola agli studenti, che hanno affetto verso di lei, ai colleghi, agli scienziati, alla comunità, al dipartimento, quindi a tutta l’Università.
Lei, oltre ad essere stata e ad essere tra le top scientists a livello mondiale, è stata una donna straordinariamente determinata nel ricordare che oggi la scienza ha bisogno di donne. Qualche anno fa l’assemblea generale delle Nazioni unite ha voluto invitare i Paesi a dedicare l’11 febbraio alla Giornata internazionale delle donne nella scienza. Due anni fa, proprio insieme alla professoressa Grohmann e a un gruppo di colleghe, avevamo immaginato di istituire a Perugia un premio importante che ricordasse il ruolo delle donne nella scienza. Ieri il nostro Ateneo ha deciso che d’ora in avanti, a partire dalla prossima edizione, venga istituito nella giornata delle donne nella scienza il Premio Ursula Grohmann.
Abbiamo il dovere di ricordare la persona, l’Università ha il dovere di ricordare la persona, ma anche la scienziata e il modello di riferimento. Dobbiamo essere tutti orgogliosi del percorso di vita di questa donna che non verrà dimenticata. Questa Università, ma più in generale questa comunità, saprà conservare come un tassello indelebile per il futuro la persona sorridente e la scienziata che è stata Ursula Grohmann.
*Rettore dell’Università degli Studi di Perugia
