È stata caratterizzata dalla prima edizione del «Premio Ursula Grohmann» la terza edizione di «Donne in scienza», appuntamento organizzato dall’Università degli studi di Perugia, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza per invitare le studentesse e gli studenti delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado a riflettere sul tema. In particolare, l’intenzione è di puntare a incoraggiare le studentesse, come ha sottolineato il rettore Maurizio Oliviero durante l’incontro nell’aula magna del Rettorato, «a essere pienamente loro stesse e a trovare tempo per seguire la loro passione, approfondendo lo studio della tematiche scientifiche». L’iniziativa è stata quindi dedicata alla memoria della professoressa Grohmann, recentemente scomparsa, ordinaria di Farmacologia del Dipartimento di Medicina e chirurgia, direttore del Centro universitario di microscopia elettronica e ricercatrice di fama internazionale nel campo dei tumori e delle malattie autoimmuni. Per ricordare la sua attività è stato assegnato anche un premio che porta il suo nome. Le professoresse Mirella Damiani e Maria Giovanna Ranalli, dell’Ateneo perugino, insieme alla dirigente del liceo statale «Assunta Pieralli» Simona Zoncheddu, lo hanno assegnato alle scuole vincitrici selezionate su 48 elaborati totali arrivati.
I premi Per la prima categoria «Racconto di una donna scienziata», prima classificata la classe terza S1 del liceo scientifico «Ettore Majorana» di Orvieto. Per «La scienza è bella quando la si guarda fino in fondo», il riconoscimento è andato alla classe quinta del liceo scientifico dell’Istituto «Salvatorelli-Moneta» di Marsciano. «Siete la parte fondamentale del presente e del futuro e siete performanti» ha sottolineato il rettore Oliviero, rivolgendosi ancora ai giovani presenti. «Sapete fare e conoscete tante cose – ha aggiunto -, avete più strumenti per comprendere l’umanità di quanti ne avevo io quando ero giovane. Una cosa però vi manca, ed è il tempo. Noi non possiamo recuperare quello che voi avete oggi, ma voi potete però recuperare quello che avevamo ieri, senso del tempo e rapporti umani». Ricordando la professoressa Grohmann, Oliviero ha parlato di una donna «con straordinaria passione per la ricerca», aggiungendo poi che il premio a lei intitolato «è un momento di giusto riconoscimento per il vostro lavoro ma anche un simbolo e un messaggio per rafforzare le vostre ambizioni». Durante i vari interventi è stato poi ricordato l’importante ruolo femminile che si può riscontrare in ambito tecnico e scientifico. Ma mentre in Italia il 60 per cento di studenti laureati sono donne, con metà dei ricercatori pure, poi quasi nessuna è ai vertici.
