di Mario Mariano

Continua la metamorfosi del Perugia, camaleontico al pari del meteo, e la serie di successi si allunga. Quattro di fila; materia per gli statistici che fanno risalire identico cammino ai tempi di Colantuono, più di due lustri fa. Il paradosso è che la squadra di Bucchi riesce a far perdere la leadership della classifica alla squadra che al Curi ha espresso il miglior calcio. Il dibattito torna a infiammarsi sull’antico concetto che giocare bene non è garanzia di nulla. Il Cittadella ha onorato il gioco, ma è sembrato quasi compiacersi della qualità dei movimenti, della precisione dei passaggi, e ha pagato con la stessa moneta che dovette sborsare il Perugia ai tempi delle prime cinque giornate senza vittorie. Solo consensi, ma ultimo posto in classifica. Chissà se Venturato proseguirà nella filosofia di sempre, gioco fluido, squadra corta, manovra che parte dalla difesa e sopratutto la sensazione di giocare per divertirsi e divertire. Anche Bucchi aveva perseguito la stessa filosofia, ma ha dovuto correre ai ripari. Vero, i singoli sono cresciuti, ma di fatto la squadra non è sembrata preoccupata di cedere al Cittadella il comando del gioco. Visto che la sfuriata iniziale non aveva dato frutti, il grifo ha galleggiato, quasi appagato di poter allungare la serie positiva con un pareggio, pur sempre contro una squadra che in trasferta non aveva fallito un colpo.

LA CRONACA
LE INTERVISTE

Sacrificio La metamorfosi dopo l’intervallo, e ancora sfruttando un calcio piazzato, come contro l’Avellino. Di Carmine di rapina, cecchino che sta limitando quei profondi rientri che lo fiaccavano, ma sopratutto ora può infilarsi in ogni pertugio partendo da posizione centrale. La stessa posizione che magari piacerebbe a Nicastro, apparso sacrificato sulla fascia, spesso costretto a inseguire. Ma il sacrificio sembra essere l’arma in più del momento magico del Perugia, dove i piedi buoni abbondano, ma dove nessuno si tira indietro quando c’è da sdoppiarsi nel lavoro di copertura. Cambiano le prospettive, ma anche la gestione degli obbiettivi viene svolta ottimamente da Bucchi, dotato di un variegato lessico calcistico ed equilibrio dialettico. E tanto per avere conferma che nel calcio conta, oltre a saper gestire i momenti grami, anche saper smorzare gli eccessi di entusiasmo, Bucchi sta traendo grandi vantaggi anche dalla panchina lunga, con Acampora e Buonaiuto che stanno diventando i portafortuna e non solo perché anche loro partecipano alla festa finale.

FOTOGALLERY DELLA GARA

Rosati: Pomeriggio di superlavoro passato più a respingere che a bloccare, tiri sempre scagliati dalla distanza. Lo stile non è da manuale del bravo portiere, ma la concretezza abbonda. Voto 6.5

Belmonte: La manovra ci rimette perché non scende neppure come lontano parente di Del Prete, ma dalle sue parti non si passa, perché il piede ce lo mette sempre e la concentrazione è sempre alta. Voto 6.5

Monaco: Elogi copiosi e audaci accostamenti (Materazzi) non lo scalfiscono più di tanto. Capisce che questa volta non deve avventurarsi in attacco e presidia a volte senza guardare alla precisione del rilancio. Voto 6.5

Volta: Sarebbe troppo chiedergli di essere meno elettrico, reattivo. La sua forza consiste nel concentrarsi sempre allo spasimo ed è chiaro che qualche errore nei passaggi ci scappa. Decisivo nella fase difensiva. Voto 6.5

Di Chiara: Bloccatissimo perché il Cittadella si muove su tutto il fronte. Non disdegna lo scontro fisico tanto è vero che rimedia un giallo dal tollerante Serra di Torino. Voto 6

Zebli: Schiacciato davanti la difesa per quasi tutto il primo tempo, corre anche per i compagni che non hanno la sua verve. Cala alla distanza con errori nei passaggi, ma il più era stato fatto. Voto 6.5 (dal 31′ st Acampora: Bucchi lo manda dentro quando c’è da respingere gli assalti del Cittadella e lui si ripete, recupera e riparte, guadagnandosi applausi e considerazione. Voto 6.5)

Brighi: Potenza balistica esibita nella partenza sprint, qualche lancio, ma la corsa non è il suo forte e a centrocampo la squadra è in balia dell’avversario. Voto 6

Dezi: Intraprendente, propositivo, ma la continuità è un’altra cosa. Apprezzabili un paio di recuperi in difesa così come altrettanti conclusioni non fortunate. Voto: 6

Guberti: Sembra in giornata di grazia, protagonista assoluto all’avvio. Poi rallenta, poi si intestardisce, poi torna protagonista. Tanti ruoli tutti in una volta. Voto: 6+

Di Carmine: Non solo goleador ritrovato, ma anche tante sponde e tanta energia positiva. Il gesto di donare la maglia ai tifosi del Cittadella, sua ex squadra, è da applausi e da citazione. Voto 7.5 (dal 43′ st Bianchi: ng)

Nicastro: Poco gioco offensivo della squadra e lui resta ai margini in senso letterale, diventa protagonista quando il risultato si sblocca. È diligente e capisce che è meglio sacrificarsi in marcatura che restare in panchina. Voto 6 (dal 17′ st Buonaiuto: Subito in partita, subito protagonista con un tocco di tacco e nella azione del raddoppio. Voto 6.5)

Bucchi: È entrato subito in sintonia con l’ambiente per il suo passato da calciatore e proponendo un calcio offensivo ha subito tratto vantaggio dal sostituire il difensivista Bisoli. Di più: dialetticamente ha pochi rivali, analisi corrette e mai atteggiamenti fuori dalle righe. Capace di unire gioco e ricerca del risultato. Voto 7