di Mario Mariano
Il Frosinone ha paura. Teme l’avanzata del Perugia e non vuole arrivare allo scontro diretto con più di tre punti di svantaggio. Non gli resta quindi che calare il poker. E il poker che si gioca è quello dei peggiori giocatori d’azzardo che puntano al bluff, ma senza spaventare nessuno.
Le partite si vincono in campo, come anche i campionati. E, nel gioco, come nella vita, chi dice di sapere qualcosa di importante, di sconvolgente ma non passa all’azione, rischia di trasformare un fendente in un boomerang che gli si ritorce contro. Così accade al Frosinone, dopo che il direttore generale, annuncia di essere a conoscenza di un segreto che può ribaltare la classifica, prima della fine del campionato.
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Le provocazioni servono per vedere che effetto fanno nell’avversario. Quella che il Perugia ha subito nelle ultime ore, quindi, non è altro che una provocazione. Se fosse diversamente, il Frosinone si sarebbe rivolto alla Lega, avrebbe presentato un esposto all’ufficio inchiesta oppure, ad esporsi, sarebbe stato il presidente. Non un dipendente. Qual’è il direttore generale Salvini.
Ogni volta che nella storia del Grifo é scattata un’inchiesta, è scattato l’allarme e il timore di qualcosa da temere, è stato forte. Forte fin dal primo segnale e fino al punto di fare tremare le gambe. Questa volta ci sentiamo di dire che si tratta null’altro che di un bluff. Di un sasso lanciato nello stagno, tanto per provare a vedere qual è l’effetto che fa. La Lega di Firenze ha l’obbligo di aprire immediatamente un’inchiesta. Deve andare a vederci chiaro e deve fornire le opportune risposte a chi, come il Perugia, da simili illazioni, può uscirne danneggiato. Il Perugia, dal canto suo, deve attivarsi con i propri avvocati, come parte lesa, per minacce neppure tanto velate. La prudenza non è mai troppa ma, in questo caso, non si intravvedono e tantomeno ci sono presupposti per un altro scandalo. Il Perugia da questa vicenda deve uscire più forte, giocando in attacco e non di rimessa.
